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Catania e la rigenerazione urbana: il modello spagnolo

A Catania la lectio di Gravalosdimonte su rigenerazione urbana e spazi pubblici: comunità al centro e nuove visioni per trasformare la città.

Catania diventa punto di incontro tra esperienze internazionali e riflessioni sul futuro delle città. Alla sede di Ance Catania si è tenuta la Lectio Magistralis dello studio Gravalosdimonte di Saragozza, un confronto che ha portato nel contesto etneo un modello di rigenerazione urbana ormai consolidato a livello europeo. Al centro del dibattito, la capacità delle città di trasformare spazi abbandonati in luoghi vivi, attraverso un processo che mette insieme progettazione, partecipazione e sostenibilità sociale.

I “solares” e il recupero degli spazi dimenticati

L’esperienza spagnola presentata a Catania si basa sul recupero di aree urbane marginali attraverso interventi temporanei e flessibili, capaci di restituire funzione e identità a luoghi dismessi. I cosiddetti solares diventano così spazi pubblici aperti alla collettività, pensati non come soluzioni definitive ma come dispositivi di attivazione urbana. Questo approccio consente di rimettere in circolo porzioni di città altrimenti inutilizzate, trasformandole in punti di aggregazione e socialità.

Il ruolo della comunità nella trasformazione urbana

Al centro della riflessione emersa a Catania c’è il coinvolgimento diretto dei cittadini nei processi di rigenerazione. L’architettura viene interpretata come uno strumento operativo che nasce dall’ascolto del territorio e si sviluppa a partire dalle esigenze reali delle persone. In questa visione, la progettazione non è più un atto isolato, ma un processo condiviso che integra funzioni sociali, culturali e ambientali, rafforzando il legame tra spazio pubblico e comunità.

«Abbiamo ospitato questa Lectio Magistralis – ha spiegato Rosario Fresta, presidente ANCE Catania – per sottolineare la nostra accoglienza verso i protagonisti della progettazione contemporanea internazionale, i loro interventi saranno d’ispirazione per i giovani professionisti e imprenditori del settore delle costruzioni della nostra città»

Catania tra criticità e nuove prospettive urbane

Il confronto internazionale arriva in una città come Catania, dove il tema della rigenerazione urbana assume un valore particolarmente significativo alla luce delle sfide legate alla gestione degli spazi pubblici e delle periferie.

«La presenza dello studio Gravalosdimonte di Saragozza in Sicilia è una finestra sul futuro – ha evidenziato Mariagrazia Leonardi, presidente IN/ARCH Sicilia – è un onore per noi avere l’opportunità di coinvolgerli anche nella giuria della prossima edizione del premio In/Architettura 2026 con il presidente di Ance Catania Rosario Fresta, con Federica Doglio direttore scientifico “Loqui”, con Serafino Sgarlata e lo Studio SM Arch premiato nell’edizione 2023. Abbiamo ricevuto centinaia di candidature che fanno emergere il fervore delle idee dei professionisti verso la rigenerazione dei territori».

L’esperienza raccontata dagli architetti spagnoli offre spunti utili per ripensare aree degradate o sottoutilizzate del tessuto urbano etneo, aprendo a modelli più flessibili e partecipati. Un’occasione di riflessione che rafforza il ruolo della città come laboratorio di idee per il futuro dell’architettura e della vivibilità urbana.

Uno sguardo al futuro della città etnea

La sfida che emerge da Catania è chiara: ripensare la città non come somma di spazi costruiti, ma come organismo vivo che cresce attraverso relazioni, usi e partecipazione. L’esperienza portata da Saragozza non offre ricette pronte, ma un metodo che invita a osservare i vuoti urbani non come problemi, ma come possibilità. Ed è proprio in questa prospettiva che Catania può diventare terreno fertile per nuove sperimentazioni: città che non si limita a subire le trasformazioni, ma che prova a guidarle, mettendo al centro le persone che la abitano ogni giorno.

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