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Italia, ultima per investimenti in istruzione: destinato solo il 7% delle risorse

La spesa per l’istruzione è un investimento, non solo un costo per il Paese! Eppure in Italia non si investe abbastanza.

La spesa per l’istruzione è un investimento, non solo un costo per il Paese! L’obiettivo come è quello di ottenere un ritorno e dei benefici economici e sociali che porteranno le nuove generazioni.

Online i dati della qualità e della tipologia di investimenti che ogni Paese attua e dedica ai propri sistemi educativi. A rivelarlo il report “Investing in Education 2025” realizzato dalla Commissione Europea. All’interno di quanto pubblicato, si evince come l’Itala spenda meno di tutti i 27 stati europei. “Il report Investing in Education 2025 della Commissione Europea evidenzia che l’Italia spende in istruzione molto meno degli altri paesi europei. La cruda realtà è certificata dai dati Eurostat 2023: la spesa per l’istruzione nel nostro Paese è inferiore di oltre 2 punti rispetto alla media europea (7,3% contro 9,6%) in rapporto alla spesa pubblica totale; l’Italia spende meno di tutti i 27 stati europei in rapporto alla spesa pubblica totale e infine, la spesa in rapporto al PIL è al 3,9% mentre la media UE è del 4,7%”. È quanto riporta una nota della Federazione Lavoratori della Conoscenza CGIL.
Di seguito tutti i dati raccolti .

In diminuzione la spesa pubblica per l’istruzione?

I dati parlano chiaro:  Italia non investe in istruzione né per l’infanzia né per l’università. L’Italia, in rapporto alla spesa pubblica totale, spende sempre meno in istruzione. Azioni che però non tengono in considerazione ciò che se ne ricava: popolazione sempre meno istruita, giovani che non trovano tra le mura scolastiche un luogo in cui poter crescere e migliorarsi. Questa è la tragica situazione in cui ci troviamo a vivere! D’altronde, il rapporto alla spesa pubblica totale in Italia per l’istruzione è inferiore di oltre 2 punti rispetto a quanto avviene mediamente in Europa. Nello specifico, in Italia all’istruzione si destina il 7,3% della spesa pubblica totale. Investiemnti davvero molto bassi se si considera che in Europa la percentuale sale fino al 9,6%. Il divario diventa considerevole se si considera che la percentuale aumenta se si considera che in Francia la percentuale sale al 8,8%, in Germania 9,2% e in Spagna 9,3%. Realtà che sembrano vicine alla nostra eppure così lontane.

Eppure ci sono Paesi che superano di gran lunga la media europea. In Paesi come Estonia e Svizzera la percentuale super il 14,5%. Consideriamo quindi la disastrata situazione del nostro Paese, forse l’unico a non vedere nel’istruzione un’opportunità di crescita, forse l’unico Paese a vedere l’istruzione solo come un peso economico.

Crescono le competenze e aumenta il PIL

Il report parla chiaro: le competenze che i cittadini hanno rappresentano un fattore decisivo per la crescita economica di un Paese, e in una società moderna come la nostra, basata sulla conoscenza, un livello più alto di istruzione migliora la produttività del lavoro e molto spesso favorisce l’innovazione. In altre parole, più un Paese è istruito e qualificato più l’economia del suddetto Paese  è in grado di crescere e adattarsi ai cambiamenti.Esiste quindi, una relazione tra queste competenze e il livello d’istruzione e l’economia di uno Stato, che grazie a questi fattori riesce a crescere.

Nel lungo periodo, inoltre, il PIL di un Paese, grazie ad un’elevata conoscenza e a una buona istruzione , tende a crescere. Gli studi dimostrano come se i livelli di competenze dei giovani migliorassero, il PIL dell’Unione Europea potrebbe crescere fino al 30%. Questo evidenzia quanto l’istruzione abbia effetti che si accumulano nel tempo.

Le competenze per le risorse pubbliche aumentano

Sta però emergendo una moderato segnale di ripresa negli investimenti nell’istruzione. Dal 2023 la spesa per l’istruzione ha iniziato nuovamente a salire, dopo il picco toccato durante la pandemia del Covid 2019. Allora perché le percentuali sono così basse? Il settore dell’istruzione si trova oggi a competere con le altre proprietà pubbliche, e proprio per questo continua a ricevere una quota di risorse inferiore rispetto al 2010.

Va inoltre considerato che nel 2022 e nel 2023 sono state dirottate molte risorse pubbliche per la crisi energetica e per il sostegno all’Ucraina dopo l’invasione russa. Si migliora si, ma a passi piccolissimi. Quello che si sta facendo non basta, e non ci deve sorprendere come i risultati delle prova INVALSI siano devastanti. Consideriamo che per l’anno scorso la Sicilia figurava come l’ultima regione per comprensione del testo.

Ilaria Santamaria

Laureata in lettere e futura filologa comparatista. Ad occupare il mio tempo libero lunghe passeggiate sotto il sole e una buona lettura di un classico.

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Ilaria Santamaria

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