
Dopo una lunga trattativa tra l’Aran e le sigle sindacali, probabilmente l’1 aprile arriverà la firma definitiva sul rinnovo del CCNL Istruzione e Ricerca. L’accordo, che interessa circa 1,2 milioni di dipendenti (tra cui 850mila docenti), introduce significativi miglioramenti economici e apre la strada alla discussione per il triennio successivo.
L’intervento economico si articola su più livelli, con l’obiettivo di recuperare parte del potere d’acquisto eroso dall’inflazione:
Aumenti mensili: gli incrementi medi lordi si attestano sui 150 euro, ma la cifra varia in base all’anzianità di servizio. I docenti a fine carriera (con oltre 35 anni di servizio) vedranno punte massime di 185 euro lordi in più al mese.
Personale ATA: per gli amministrativi, tecnici e ausiliari gli aumenti medi oscillano tra i 110 e i 127 euro mensili.
Arretrati: grazie alla copertura del periodo di vacanza contrattuale, sono in arrivo arretrati consistenti, stimati mediamente intorno ai 2.000 euro lordi per i docenti e circa 1.400 euro per il personale ATA.
Bonus una tantum: è previsto inoltre un bonus straordinario (una tantum) di circa 110-150 euro, stanziato per compensare ulteriormente il periodo di attesa del rinnovo.
Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato che gli adeguamenti sono già operativi. Molti lavoratori hanno iniziato a vedere i primi effetti nei cedolini di gennaio e febbraio 2026, mesi in cui sono state caricate le quote degli arretrati e l’aggiornamento delle tabelle stipendiali su NoiPA.
Nonostante la firma di quasi tutte le principali sigle (CISL, ANIEF, SNALS, Gilda e UIL), la FLC CGIL ha scelto di non sottoscrivere l’intesa. Il sindacato ritiene che le risorse stanziate coprano solo un terzo dell’inflazione reale del triennio, parlando di un “impoverimento dei salari”. Di contro, il Ministro Valditara ha definito l’accordo un “risultato storico”, sottolineando la continuità contrattuale ritrovata dopo anni di blocchi.
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