
Niscemi, crolla la croce simbolo: la frana ferisce la speranza. Non sempre un crollo è solo un evento fisico. A volte diventa racconto, simbolo, ferita collettiva. È quanto accaduto nel tardo pomeriggio di ieri a Niscemi, quando la croce collocata sul margine della frana nel quartiere Sante Croci è precipitata nel burrone, trascinata dall’ennesimo cedimento del terreno.
Una caduta che va oltre la cronaca e che si inserisce in un contesto di emergenza profonda, dove il dissesto idrogeologico sta ridisegnando il volto della città e mettendo a dura prova la tenuta sociale di un’intera comunità.
La croce sorgeva in un luogo carico di storia e significato. Proprio lì, fino al 1997, si ergeva l’antica Chiesa delle Sante Croci, edificata nel 1710 e abbattuta su disposizione prefettizia dopo la frana del 12 ottobre di quell’anno. Da allora quell’area è rimasta una ferita aperta nella memoria collettiva di Niscemi, simbolo di una fragilità mai del tutto sanata.
Negli ultimi mesi, la croce era diventata un segno silenzioso ma potente: un punto di riferimento visivo e spirituale per chi vive ai margini della frana e per chi osserva, giorno dopo giorno, il territorio cedere sotto il peso di piogge, smottamenti e mancate soluzioni strutturali.
Dal punto di vista tecnico, il crollo non è stato una sorpresa. La struttura mostrava da giorni evidenti segni di instabilità, aggravati dallo smottamento del 25 gennaio che aveva ulteriormente ridotto la superficie calpestabile lungo il ciglio della frana. Le piogge insistenti degli ultimi giorni hanno accelerato un processo già in atto.
Eppure, nonostante la prevedibilità del cedimento, la caduta della croce ha avuto un impatto emotivo fortissimo. Come accaduto a inizio mese con l’auto precipitata nel vuoto, l’immagine del simbolo che scompare nel burrone racconta meglio di qualsiasi bollettino tecnico la drammaticità di una situazione che continua a peggiorare.
Nel frattempo, l’emergenza sul campo resta altissima. I vigili del fuoco sono stati impegnati in operazioni delicate e ad alto rischio, accompagnando alcuni residenti evacuati nelle proprie abitazioni per recuperare effetti personali e beni di prima necessità. Interventi effettuati mantenendo una distanza di sicurezza di circa trenta metri dal fronte della frana, su un terreno instabile e in continuo movimento.
Una quotidianità sospesa, fatta di attese, paura e incertezza, che coinvolge oltre 1.500 persone costrette a lasciare le proprie case e a chiedere soluzioni abitative alternative, come evidenziato dall’articolo Frana di Niscemi, rientri contingentati nelle case in zona rossa: cresce la paura tra gli sfollati, mentre il quartiere Sante Croci resta il cuore pulsante di un’emergenza che non concede tregua.
Sul fronte istituzionale, la Regione Siciliana prova a imprimere un’accelerazione. Il presidente Renato Schifani, commissario delegato per l’emergenza nazionale, ha nominato il dirigente generale Duilio Alongi responsabile del coordinamento di tutti i soggetti impegnati nella gestione della crisi. Entro trenta giorni dovrà essere predisposto un Piano degli interventi urgenti e un Piano dei lavori di somma urgenza per la messa in sicurezza del territorio.
Accanto alle misure operative, arriva anche un segnale politico: il 12 febbraio Niscemi ospiterà la Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative regionali e delle Province autonome, come gesto di vicinanza istituzionale a una comunità che chiede risposte rapide, concrete e durature.
“Purtroppo è caduta. Questo appesantisce ancora di più il nostro già triste cuore”, ha scritto il sindaco Massimiliano Conti , continua “Le persone non vogliono essere compatite, hanno invece bisogno di sentirsi capiti e amati. Noi facciamo questo, gli diamo un supporto, un abbraccio, assistiamo cittadini che perdendo la casa perdono un pezzo della loro storia. Spesso, hanno solo bisogno di vedere la loro casa, di guardarla. Hanno bisogno di una speranza”.
Parole che restituiscono il peso umano di una crisi che non è fatta solo di frane e ordinanze, ma di vite stravolte, anziani in lacrime e legami spezzati con le proprie case. La croce non è più lì, visibile sul margine del vuoto, ma il suo significato resta inciso nella coscienza collettiva di Niscemi. Una città che, mentre il terreno continua a cedere, chiede di non essere lasciata sola e di trasformare i simboli caduti in azioni concrete e definitive.
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