Categorie: Speciale Sant'Agata

Sant’Agata 2026: l’apertura del sacello e l’omelia dell’Arcivescovo Renna

Sant’Agata 2026: Novecento anni dal ritorno delle reliquie tra fede, storia e devozione popolare

Sant’Agata 2026: L’edizione di quest’anno della festa di Sant’Agata assume un valore del tutto speciale: ricorre infatti il Giubileo agatino, che celebra il novecentesimo anniversario del ritorno delle reliquie della Patrona a Catania. Un evento che affonda le radici nella storia medievale della città e che continua a segnare profondamente l’identità spirituale e culturale dei catanesi.

Nel 1040, le reliquie di Sant’Agata furono trafugate da Catania dal generale bizantino Giorgio Maniace e portate a Costantinopoli, come gesto di riconciliazione con l’imperatore. Dopo 86 anni di esilio, nel 1126, i soldati Gisliberto e Goselmo, guidati – secondo la tradizione – da un’apparizione in sogno della Santa, riportarono le sacre spoglie nella città etnea.

Il vescovo Maurizio, consapevole della portata storica e spirituale di quell’evento, ordinò che l’intera popolazione partecipasse alla processione a piedi nudi e vestita di bianco, simbolo di purezza e penitenza. Durante il solenne rientro delle reliquie si verificarono miracoli straordinari, tra cui la guarigione di una donna cieca e la liberazione di un’ossessa, rafforzando ulteriormente la fede del popolo.

Il 4 febbraio: il giorno dell’abbraccio tra Agata e la città

Il 4 febbraio segna il secondo giorno della festa di Sant’Agata, quello in cui la Patrona esce dalle mura della Cattedrale per incontrare il suo popolo. Una maratona di fede iniziata alle prime ore dell’alba e destinata a proseguire fino a notte fonda.

Dalle 4.30 di questa mattina, migliaia di fedeli hanno affollato la Cattedrale, riempiendo ogni spazio in un clima di attesa e partecipazione: Intorno alle 6, il busto reliquiario di Sant’Agata è stato portato fuori dal sacello tra l’emozione dei devoti, vestiti con il tradizionale sacco bianco, che hanno sventolato i fazzoletti e gridato all’unisono: “Semu tutti devoti tutti!”.

Dopo la benedizione, tra canti e preghiere, la processione ha preso ufficialmente il via, dando inizio al lungo giro esterno che porterà Sant’Agata per le strade della città.

Sant’Agata 2026: Il fercolo d’argento e il lungo giro esterno

Il Fercolo d’argento, riccamente adornato di garofani rosa, simbolo del sangue del martirio, attraversa Porta Uzeda e si immette in via Cardinale Dusmet. Da qui la processione prosegue lungo via Calì, via Vittorio Emanuele II, piazza dei Martiri, fino a raggiungere la zona della Stazione e il viale della Libertà, passando per piazza Iolanda.

Nel pomeriggio, il fercolo arriva in piazza Carlo Alberto, dove si ferma davanti al Santuario della Madonna del Carmine per un momento di preghiera. Il cammino continua poi verso piazza Stesicoro e affronta uno dei momenti più intensi e attesi: la salita dei Cappuccini. Qui i devoti tirano con forza i cordoni lungo il tratto che unisce la Chiesa di Sant’Agata al Carcere alla Chiesa di Sant’Agata alla Fornace, luoghi profondamente legati al martirio della Santa.

La notte agatina tra i quartieri popolari e i fuochi del Fortino

Nella tarda serata, la processione si snoda lungo via Plebiscito, attraversando i quartieri popolari della città, dove la devozione assume un carattere intimo e viscerale. Il passaggio da Porta Garibaldi, al Fortino, è accompagnato dai tradizionali fuochi d’artificio, che annunciano l’avvicinarsi della conclusione del giro.

Il rientro del fercolo in piazza Duomo e quindi in Cattedrale avviene solitamente nelle prime ore del mattino del 5 febbraio, dopo una giornata e una notte di fede ininterrotta.

Sant’Agata 2026: Le candelore e il messaggio alla città

Ad aprire il corteo è, come da tradizione, la più piccola delle candelore, la Monsignor Ventimiglia, seguita dalle altre grandi strutture votive che rappresentano antichi mestieri e corporazioni. Le candelore attraversano la città tra canti, preghiere e applausi, scandendo i tempi della festa.

Prima dell’inizio del giro esterno, il monsignor Barbaro Scionti ha ricordato il significato profondo del Giubileo agatino, sottolineando come da novecento anni la Cattedrale custodisca non solo le reliquie, ma soprattutto una testimonianza di libertà e coraggio, particolarmente attuale per i giovani.

Forte anche il messaggio dell’arcivescovo Renna, che nell’omelia ha richiamato i devoti alla coerenza tra fede e vita: non può dirsi devoto chi fa della violenza o delle armi un simbolo, perché il corpo di Sant’Agata è quello di una donna mite, vittima di ricatti e soprusi, e rappresenta un monito contro ogni forma di abuso. 

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