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QS Europe 2026: l’Università di Catania guida la Sicilia

L’Università di Catania guadagna 56 posizioni nel QS Europe 2026: prima in Sicilia, cresce in ricerca, sostenibilità e rete internazionale.

QS Europe 2026: Catania vola e guida la Sicilia; Un risultato che segna un cambio di passo e rafforza il ruolo dell’Università di Catania nel panorama accademico europeo. Nella QS World University Rankings – Europe 2026, l’ateneo etneo conquista il 301° posto, guadagnando 56 posizioni in un solo anno e affermandosi come prima università della Sicilia, davanti a Palermo (324°) e Messina (341°).

Un balzo che non è frutto del caso, ma il risultato di una strategia fondata su ricerca, sostenibilità e internazionalizzazione, in un contesto nazionale che continua a mostrare forti criticità strutturali.

Il miglior balzo d’Italia in una classifica sempre più competitiva

La QS Europe 2026 ha valutato 958 università di 42 Paesi, utilizzando 12 indicatori che misurano reputazione accademica, occupabilità dei laureati, qualità della ricerca, internazionalizzazione e sostenibilità. In questo scenario altamente competitivo, Catania risulta l’ateneo italiano che ha registrato il miglior miglioramento assoluto, distinguendosi non solo a livello regionale ma anche nazionale.

Il risultato assume un peso ancora maggiore se confrontato con l’andamento generale del sistema universitario italiano: il 41% degli atenei ha perso posizioni, mentre istituzioni storiche come il Politecnico di Milano (ora 45°, –7) e l’Alma Mater Studiorum di Bologna (59°, fuori dalla top 50) segnano una flessione. In questo quadro, la crescita di Unict appare come una controtendenza netta, che rafforza la sua visibilità e credibilità nel contesto europeo.

Ricerca, sostenibilità e rete internazionale: i numeri di Unict

Con un punteggio complessivo di 39,2, l’Università di Catania mostra risultati particolarmente solidi negli indicatori che guardano al futuro. Spicca il dato sulla Sostenibilità, che raggiunge 80,4 punti, a testimonianza di un impegno concreto verso politiche ambientali, sociali e di governance responsabili.

Sul fronte della ricerca, Unict ottiene 65,7 punti nella Rete Internazionale della Ricerca e 69,9 nei lavori scientifici per docente, confermando una produzione scientifica di qualità e una crescente capacità di collaborazione con partner accademici stranieri. Importante anche la dimensione della mobilità studentesca: con 68,7 punti negli studenti in uscita, Catania si conferma un ateneo dinamico, capace di formare giovani pronti a misurarsi con esperienze internazionali e contesti accademici globali.

Il “paradosso del talento” italiano e il richiamo di QS

Accanto ai risultati positivi, la classifica QS mette in evidenza una delle principali fragilità del sistema Italiano.

“L’Italia è uno dei motori della ricerca in Europa, con un’intensa produzione accademica”, afferma Nunzio Quacquarelli, fondatore e presidente di QS, “e allo stesso tempo sta rafforzando la sua impronta globale, offrendo uno dei numeri più alti di programmi di insegnamento in inglese in Europa”.

Tuttavia, questo successo convive con un paradosso: “L’Italia è tra i maggiori esportatori di studenti in Europa, ma nessuna università italiana rientra tra le prime 100 per la proporzione di docenti e studenti internazionali”.

In altre parole, il Paese riesce a formare talenti di alto livello, ma fatica ad attrarne dall’estero e, soprattutto, a trattenere i propri come evidenziato nell’articolo Giovani siciliani in fuga: l’allarme del Cnel sull’emigrazione giovanile.

Una sfida demografica ed economica che guarda al futuro

Questo squilibrio ha conseguenze che vanno oltre il mondo universitario. Negli ultimi dieci anni, l’Italia ha perso quasi 100mila laureati tra i 25 e i 35 anni, una tendenza che, come ha avvertito il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta, unita al calo delle nascite, rappresenta una minaccia concreta per produttività e crescita economica.

“La vera sfida per l’Italia”, sottolinea ancora Quacquarelli, “è trasformare il successo accademico in posti di lavoro, innovazione e capacità di trattenere i talenti”.

In questo contesto, il percorso dell’Università di Catania assume un valore strategico: crescere nei ranking significa anche rafforzare l’attrattività del territorio e costruire opportunità reali per studenti, ricercatori e imprese.

Catania come segnale di controtendenza

Il risultato ottenuto nella QS Europe 2026, insieme al miglioramento nella classifica mondiale QS che colloca l’Università di Catania nella fascia 851–900, non è solo un riconoscimento formale, ma il segno di una trasformazione in atto.

In un sistema che spesso fatica a valorizzare il merito e a trattenere competenze, l’Università di Catania dimostra che investire su qualità della ricerca, sostenibilità e apertura internazionale può produrre risultati concreti. Studenti, dottorandi, ricercatori e docenti contribuiscono ogni giorno a costruire un ateneo che guarda oltre i confini, senza perdere il legame con il proprio territorio.

In un Paese che spesso vede partire i suoi giovani migliori, il percorso dell’Università di Catania racconta una storia diversa: quella di un luogo capace di formare, connettere e offrire opportunità

La sfida ora è fare un passo ulteriore: trasformare il prestigio accademico in sviluppo, innovazione e futuro per il territorio, rendendo Catania non solo un luogo da cui partire, ma anche un luogo in cui voler tornare e restare.

Dalila battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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