Decreto flussi, stop ai limiti d’ingresso in Italia per i lavoratori extra-Ue: le novità

Via libera per l’ingresso senza quote alle badanti extra-Ue per over 80 e disabili. Ecco tutte le novità del decreto flussi..

Decreto flussi: Stop alle quote, cambia tutto. È una svolta importante per migliaia di famiglie italiane e per molti lavoratori e lavoratrici stranieri. Il Consiglio dei ministri guidato da Giorgia Meloni ha introdotto un nuovo decreto che rivoluziona le regole per l’ingresso regolare in Italia dei lavoratori extra-Ue, in particolare per chi si occupa di assistenza familiare. La novità principale riguarda la possibilità di assumere badanti e colf al di fuori dei limiti imposti dal decreto Flussi, ma solo se destinate ad assistere persone over 80 o con disabilità. Una decisione che risponde a una crescente domanda di cura e supporto per la popolazione più fragile del Paese, e che promette di snellire la burocrazia per le famiglie in difficoltà.

Una svolta nel lavoro domestico: boom di richieste e carenza di personale

Il nuovo decreto approvato dal governo Meloni segna una svolta storica nell’ambito dell’immigrazione per lavoro e, in particolare, per l’assistenza familiare. In Italia, l’invecchiamento della popolazione ha raggiunto livelli record: secondo l’Istat, entro il 2050 un italiano su tre avrà più di 65 anni. A fronte di questo scenario, cresce sempre di più la richiesta di assistenti domiciliari, badanti e colf, figure fondamentali per garantire supporto a chi non è più autosufficiente. Tuttavia, il sistema delle quote del decreto Flussi – che stabilisce il numero massimo di lavoratori stranieri ammessi nel Paese ogni anno – si è dimostrato insufficiente. I numeri parlano chiaro: 41.800 ingressi totali previsti tra il 2026 e il 2028 per il settore dell’assistenza non bastano nemmeno lontanamente a coprire il fabbisogno reale. Da qui, la decisione dell’esecutivo:

“aprire una corsia preferenziale per chi si occupa di anziani ultraottantenni o persone con disabilità, eliminando il tetto massimo di ingressi”.

Nessun limite per chi assiste anziani e disabili: ecco come funziona il decreto flussi

La novità è contenuta nell’articolo 5 del nuovo decreto, che introduce la possibilità di:

“assumere lavoratori domestici al di fuori delle quote annuali”, previste dal decreto Flussi.

La condizione essenziale? Che il contratto sia destinato all’assistenza di persone con disabilità certificate o di individui che abbiano compiuto almeno 80 anni. In pratica, se una famiglia italiana ha bisogno urgente di una badante per un genitore anziano non autosufficiente, potrà assumere una lavoratrice straniera extra-Ue anche se le quote per quell’anno sono già esaurite. La richiesta potrà essere presentata dal datore di lavoro o da un suo parente entro il terzo grado, purché residente in Italia. L’iter prevede la domanda di nulla osta al lavoro presso lo sportello unico per l’immigrazione, con una verifica preventiva da parte dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro sulle condizioni dichiarate. È importante notare che questa via non potrà essere usata per regolarizzare parenti, onde evitare abusi. Si tratta quindi di un meccanismo di emergenza, ma con regole chiare e controlli mirati, per rispondere alla crescente domanda di cura domestica con maggiore flessibilità.

Dodici mesi obbligatori nell’assistenza: nessun cambio di lavoro

Se da un lato il decreto amplia le possibilità di ingresso, dall’altro introduce “vincoli precisi per chi sceglie questa modalità”. I lavoratori e le lavoratrici straniere che entreranno in Italia grazie a questa “corsia umanitaria e familiare” saranno tenuti a restare impiegati nel settore dell’assistenza domestica per almeno i primi dodici mesi. Questo significa che non sarà possibile cambiare mansione, settore o tipo di attività lavorativa.

Anche il passaggio da un datore di lavoro a un altro dovrà essere espressamente autorizzato dall’Ispettorato del lavoro. Solo dopo il primo anno, il lavoratore potrà chiedere il rinnovo del permesso di soggiorno presso la Questura e, se lo vorrà, potrà iniziare un percorso lavorativo diverso. Una scelta, questa, che intende tutelare da un lato le famiglie italiane, garantendo stabilità nei rapporti di lavoro, e dall’altro evitare fenomeni di sfruttamento o irregolarità, che in passato hanno riguardato proprio questo settore. È un equilibrio sottile, tra apertura e controllo, tra opportunità e responsabilità, che il governo prova a gestire con questa nuova misura.

Permessi più lunghi, semplificazioni e diritti: le altre novità del decreto flussi

Il provvedimento non si limita all’assistenza familiare, ma introduce modifiche importanti anche per altri ambiti dell’immigrazione lavorativa. Una delle novità più significative riguarda il “permesso di soggiorno per protezione sociale“, destinato a chi è vittima di violenze, tratta o sfruttamento: la durata passa da sei a dodici mesi, con la possibilità di rinnovo per motivi di giustizia, inclusione sociale o avvio di un’attività lavorativa. Per la prima volta, chi rientra in questa categoria avrà diritto anche all’Assegno di inclusione, un sostegno economico riservato finora a una platea molto più ristretta.

Anche le procedure di rinnovo o conversione del permesso di soggiorno diventano più fluide: i cittadini stranieri potranno continuare a vivere e lavorare in Italia anche se sono passati oltre 60 giorni dalla scadenza del permesso, senza subire conseguenze a causa della lentezza della burocrazia. Infine, novità anche per i ricongiungimenti familiari, il cui nulla osta potrà essere rilasciato entro un massimo di 150 giorni, e per le assunzioni stagionali, che richiederanno ora la pre-compilazione delle domande da parte dei datori di lavoro. Piccoli grandi passi, che nel loro insieme tracciano una direzione chiara: più diritti, più controllo e più efficienza.

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