Gli studenti di un liceo classico siciliano celebrano un "minuto di rumore", protesta commemorativa per Giulia Cecchettin.

L’omicidio di Giulia Cecchettin è una ferita ancora aperta che continuerà a far male per sempre perché ennesima ferita al cuore dell’umanità, un’umanità offesa per il dolore infertole da tanta bassezza morale in cui certuni cadono, da sempre. È ora di cambiare.
Di questo sono ben consapevoli gli studenti del liceo classico Vittorio Emanuele II di Palermo, che, di loro spontanea iniziativa si sino ritrovati al suono della campanella per il loro “minuto di rumore”.
Non il classico “minuto di silenzio”, tacita commemorazione a capo chino, ma protesta, indignazione: un rumoroso applauso e qualche urla, il segno rosso contro la violenza sulle donne dipinto in viso. Rumore per azioni che non ci devono più commuovere ma far arrabbiare. Rumore che spezza il silenzio del dolore, perché se dopo tutti i minuti di silenzio fin oggi fatti non è cambiato nulla, è evidente che il silenzio non è sufficiente.
Un’azione di giovani donne e uomini del futuro che dà fiducia, che dà conforto a quelle ferite al cuore offeso che pur continuano a bruciare.
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