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Caro bollette, in Sicilia insegne spente per protesta: 20mila posti a rischio

Caro bollette, in Sicilia si protesta spegnendo le insegne: sono 20mila i lavoratori a rischio nell'Isola insieme alle loro famiglie, mentre 7mila imprese rischiano la chiusura.

“Caro bollette”: si tratta di un’espressione diventata tristemente comune negli ultimi tempi. Infatti, a causa della recente crisi energetica che va a pesare su una già presente emergenza sanitaria che ha messo in ginocchio diversi settori dell’economia mondiale.

E la Sicilia non è certo rimasta esclusa da questo destino: secondo i dati rilasciati da Confcommercio, sono a rischio 20mila posti di lavoro, vale a dire altrettanti lavoratori insieme alle loro famiglie. Inoltre, sul fronte delle imprese la situazione non è delle migliori, dato che si stima la possibile chiusura di ben 7mila imprese.

“Siamo di fronte a una sfida senza precedenti – ha dichiarato il presidente regionale Confcommercio Sicilia, Gianluca Manenti –. Che richiede risposte coraggiose, strutturali e immediate. La crisi energetica sta mettendo in difficoltà le famiglie e le imprese. In Sicilia, per quanto concerne le attività che fanno riferimento ai nostri comparti, si stima che questa lotta per la sopravvivenza riguardi più di 7.000 imprese con almeno 20.000 posti di lavoro a rischio. Le imprese del terziario, nel 2022, pagheranno una bolletta energetica complessiva pari al triplo rispetto a un anno fa. Alcuni settori in particolare, come la distribuzione commerciale, la ristorazione, il turismo e i trasporti, stanno ricevendo bollette da tre a cinque volte maggiori rispetto alla norma. E la corsa dei prezzi energetici non accenna ad arrestarsi”.

A fronte di questa situazione, è stata lanciata una protesta per il 15 settembre da Fipe Sicilia, durante la quale si è deciso di spegnere le insegne di tutte le attività associate che operano nell’ambito dei pubblici esercizi. Inoltre, Manetti ha invitato tutte le imprese associate del settore a spegnere le insegne “consapevoli che questo, se le cose non cambiano da subito, si può definire il primo atto di un’azione di protesta molto più articolata che non esclude iniziative alquanto eclatanti”.

“È una situazione insostenibile. Altro che ripartenza – ha inoltre affermato Manenti –. Come Confcommercio, a livello nazionale, e noi in Sicilia ci siamo uniti con forza a questa richiesta, ci stiamo adoperando affinché possa essere stabilito un tetto al prezzo del gas ed alla revisione delle regole e dei meccanismi di formazione del prezzo dell’elettricità. Quanto alle misure necessarie e urgenti da adottare, occorre potenziare e rendere più inclusivi i crediti d’imposta fruibili anche da parte delle imprese non ‘energivore’, prevedere un arco di tempo più lungo per la rateizzazione delle bollette, innalzare fino al 90% la copertura offerta dal Fondo di garanzia per le Pmi per supportare le esigenze di liquidità delle imprese”.

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