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Covid e inquinamento: il virus è meno letale nelle città più “verdi”

Secondo delle recenti ricerche, è emersa una correlazione tra l'impatto del Covid e l'inquinamento e tra quest'ultimo e il rischio di infarto aumenta di circa 11 volte anche nei soggetti sani.

Secondo delle ricerche recenti, si è scoperto una correlazione tra l’inquinamento atmosferico e la diffusione del Covid. In questo senso, diventi quindi sempre più importante il ruolo dell’ambiente riguardo la salute e il benessere degli esseri umani. Infatti, sempre di recente si è scoperto come l’aria inquinata soffochi i vasi del cuore e possa provocare l’infarto aumentando il rischio fino a 11 volte anche in chi ha coronarie sane. A dimostrarlo è un nuovo studio tutto italiano.

Covid nelle città “verdi”

Secondo una ricerca della Sima, Società Italiana di Medicina Ambientale in collaborazione con la Facoltà di Medicina dell’Università Complutense di Madrid e l’Università del Sannio, ci sarebbe una correlazione tra l’inquinamento e la diffusione del Covid.

La ricerca, pubblicata sulla rivista “Environmental Research”, ha mostrato come il virus abbia un maggiore impatto nei territori più inquinati. “La ricerca mostra i diversi impatti in termini di infezioni, ricoveri e mortalità che il Covid ha prodotto nei diversi territori a seconda dell’intensità dell’inquinamento atmosferico e dell’estensione delle aree verdi, costituendo un’ulteriore prova che l’ambiente influisce direttamente e in modo rilevante sul nostro stato di salute” ha spiegato il presidente Sima, Alessandro Miani.

Una scoperta importante

Inoltre, è stato dimostrato per la prima volta che l’aria inquinata può causare uno spasmo prolungato dei vasi che nutrono il muscolo cardiaco, danneggiando anche quelli delle persone più sane e portandole alla morte. A mostrare i risultati è uno studio portato avanti dalla Fondazione Policlinico Gemelli Irccs e dall’Università Cattolica di Roma, presentato durante il congresso della Società Europea di Cardiologia (Esc) a Barcellona e poi pubblicato su ‘Journal of American College of Cardiology’.

La ricerca, che ha la firma di Rocco Antonio Montone e Filippo Crea, ha studiato con milizia il rischio ‘infarto da aria inquinata’ in chi è più esposto a PM2.5, prodotto soprattutto dai gas di scarico dei veicoli. Tramite i risultati si può dimostrare come questo provochi uno spasmo delle coronarie che taglia il flusso di sangue al miocardio, determinando la morte del muscolo cardiaco dovuta allo ‘strozzamento’ dei vasi.

La ricerca italiana

Il dottor Montone spiega chiaramente che lo studio del fenomeno è stato fatto su 287 pazienti, di cui il 56% era affetto da ischemia miocardica cronica in presenza non caratterizzate da placche di aterosclerosi. Mentre il 44% aveva addirittura avuto un infarto a coronarie sane. La loro esposizione all’aria inquinata è stata determinata in base al domicilio di residenza.

I soggetti sono stati tutti sottoposti a coronarografia, nel corso della quale è stato effettuato un test ‘provocativo’ all’acetilcolina, che è risultato positivo nel 61%. Il dirigente medico presso l’Unità di Terapia Intensiva Cardiologica del Gemelli, mostra come la positività sia risultata molto più frequente in pazienti esposti all’aria inquinata e che quindi bisognerebbe limitare l’esposizione all’inquinamento per poter ridurre il rischio di eventi cardiovascolari futuri.

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