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“Sextortion”, crescono le estorsioni sessuali sul web: i consigli della polizia

Sextortion e Il Revenge Porn, sono l'altra faccia del mondo social. In base alle denunce raccolte dalla Polizia Postale, le vittime sono in aumento.

A causa dello sviluppo intensivo delle piattaforme social tra utenti di tutte le età, risulta come stia crescendo vertiginosamente il fenomeno de sextortion e di revenge porn, soprattutto tra i minorenni. In base alle centinaia segnalazioni ricevute dalla Polizia Postale, sono più quelli tra i 15 e i 17 anni di età gli utenti più colpiti, anche più piccoli.

È un fenomeno che colpisce di base tutti gli utenti, ma i minorenni, prede inesperte, ancora di più. Il sextortion è un mondo fatto di ricatti e ritorsioni che sa manipolare i ragazzi. Tutto prende inizio con qualche conversazione intrattenuta nei social che segue, solitamente, apprezzamenti sulle foto dei ragazzi\e, e like per le foto pubblicate, per poi passare a videochat più confidenziale dove avviene uno scambio di immagini sempre più intime e spinte.

Dopo alcuni giorni, lo stesso materiale diventa oggetto di ricatto. I carnefici iniziano a chiedere ingenti somme di denaro ai ragazzi con la minaccia di diffusione tra i contatti, i parenti e gli amici, in caso di inadempienza. Le vittime così, vengono intrappolati in uno stadio di paura e di vergogna cosicché decidono di non parlarne con i genitori. Risulta appunto, un fenomeno sottostimato poiché i giovani non rivelano ai genitori il fatto, per vergogna, ancora più dolorosa dell’estorsione.

Il dirigente del compartimento di Polizia Postale Sicilia Orientale si esprime in merito: “Occorre essere sempre più vigili sulla navigazione on line dei propri figli, soprattutto quelli più piccoli”. “Sul nostro territorio, che comprende Catania, Messina, Ragusa e Siracusa, abbiamo diversi casi di vittime minorenni di sextortion e di revenge porn, anche nella fascia 10-13 anni.” Ravvisa il dirigente Marcello La Bella. “Quest’anno continueremo la nostra attività educativa nelle scuole sottolineando ancora una volta i pericoli di questi fenomeni“.

Università di Catania