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Stretto di Messina, toccato il record mondiale di rifiuti sul fondale

Stretto di Messina, punto di incontro tra la Sicilia e il resto d'Italia, è il fondale più inquinato al mondo. I risultati della ricerca internazionale.

Nonostante il numero di chilometri di coste più ampio d’Italia, la Sicilia ogni anno colleziona ben poche bandiere blu. Solo otto nella scorsa edizione. Cifra ben lontana dalla Liguria, prima in classifica. D’altro canto, il problema del mare inquinato riemerge ogni estate nell’Isola, tra divieti di balneazione e allarmi lanciati dalle associazioni ambientaliste, Legambiente in primis, che con Goletta Verde certifica ogni anno il numero di punti inquinati. Il livello di inquinamento dei mari siciliani tocca il suo apice proprio nel punto di collegamento tra la Sicilia e il resto del continente. Lo Stretto di Messina, infatti, raggiunge il triste record mondiale di rifiuti sul fondale. Lo certifica uno studio internazionale.

La densità in alcuni punti supera il milione di oggetti per chilometro quadrato. Lo indica uno studio pubblicato sulla rivista Environmental Research Letters da un gruppo internazionale di ricerca coordinato dall’Università di Barcellona, in Spagna. Il lavoro è stato condotto in collaborazione con il Joint Research Centre (Jrc) della Commissione europea e vede coinvolti diversi enti italiani, come l’Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra), la Stazione Zoologica Anton Dohrn, l’Università di Cagliari e l’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs).

Stretto di Messina, record mondiale di rifiuti: i risultati dello studio

Lo studio indica come i rifiuti stiano aumentando nei fondali marini di tutto il mondo: in alcuni casi la loro densità sarebbe addirittura paragonabile a quella delle grandi discariche presenti sulla terra ferma. Secondo gli esperti questo trend è destinato a continuare, tanto che entro i prossimi 30 anni il volume dei rifiuti marini potrà superare i tre miliardi di tonnellate.

Nonostante gli sforzi della comunità scientifica, “la diffusione dei rifiuti nei nostri mari e oceani non è ancora pienamente conosciuta”, spiega Miquel Canals dell’Università di Barcellona. “Le regioni marine più colpite sono quelle circondate da terre o semi chiuse, i fondali vicino la costa, le aree prossime allo sbocco di grandi fiumi e quelle dove c’è un’intensa attività di pesca, anche lontane dalla terra”.

Plastiche, metalli, vetro, ceramica, attrezzature da pesca, tessuti e carta sono tra i materiali più abbondanti. “Nel Mediterraneo – aggiunge Canals – la spazzatura sui fondali è già un serio problema ecologico. In alcuni luoghi della costa catalana ci sono grandi accumuli. Quando ci sono forti tempeste, come la tempesta Gloria del gennaio 2020, le onde riportano i rifiuti sulla spiaggia. Alcune spiagge sono state letteralmente ricoperte”.

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