Categorie: Utility e Società

Prospettive dei quasi-trentenni: la crisi di una generazione “perduta”

I trent’anni sono una tappa importante che segna il percorso di vita di ciascuno di noi. Alla soglia del trentesimo anno di vita è il tempo di fare un bilancio di quello che si è fatto e si intende fare, cosa che spesso scatena ansie e timori difficili da superare.

Ogni anno ciascuno di noi teme le solite cene di famiglia in cui ogni parente a turno chiede il resoconto della propria vita. E tante volte rifiutiamo di rilasciare l’annuale intervista, per permetterci il lusso di non sapere, a trent’anni, cosa volere dalla vita. 

Storia di una generazione perduta

I protagonisti della crisi dei trent’anni sono Millennials, una generazione “equilibrista”, perennemente in bilico tra il successo e il baratro. Un articolo pubblicato su The Atlantic titola cosi: “Millennials are the new lost generation”. È davvero così? Sfortunatamente, abbiamo l’onere di entrare nel mondo del lavoro durante il peggior calo avvertito dalla Grande depressione, e questo certamente non aiuta. Secondo l’articolo, la nostra generazione non è in grado di accumulare ricchezza, di garantirsi la sicurezza economica raggiunta da genitori e nonni. Siamo deboli, insicuri, privi di progetti a lungo termine. 

Ci piace mangiare healthy, spalmare avocado sui toast e sfoggiare termini stranieri nelle frasi di tutti i giorni. Il nostro futuro non è però incoraggiante, finiti gli studi spesso ci aspetta il precariato, o una serie di piccoli lavori senza trovare la stabilità tanto desiderata. La vita comincia a trent’anni? Può darsi, ma il periodo storico in cui ci troviamo non aiuta. 

Si può cambiare?

La maggior parte dei quasi trentenni oggi vive ancora in casa con i propri genitori, non ha un lavoro e poche prospettive per il futuro, ma non tutto è perduto: siamo pur sempre la generazione che ama raccontarsi, quella dei blog, dei canali YouTube e dei giovani autori, quella che ama fare esperienze, formarsi continuamente per costruirsi il futuro da sé. Eppure la società sembra non trovare posto per giovani pieni di esperienza, talento, idee e voglia di fare ed ecco che allora arriva il momento di rimboccarsi le maniche e reinventarsi, ma ci si chiede:  a trent’anni si può ancora scegliere?

Crisi dei trent’anni

L’inizio di ogni decennio segna le nostre vite, e la già nota “crisi di mezza età” (termine coniato dallo psicologo Daniel Levinson negli anni ’60) non sembrerebbe colpire soltanto oltre la soglia del quarantanni, ma ben prima. La crisi segna un momento di bilancio della propria vita, innescando un meccanismo fatto di ansie, stress, aspettative della società che spesso non si riescono a raggiungere., perché a trentanni si dovrebbe avere un partner, una famiglia e delle aspettative riguardo al futuro. Come superare questa crisi? Semplicemente smettendo di paragonarsi ad altri e valutare e definire il proprio percorso individuale, puntando a soddisfare le proprie aspettative personali.

Una paladina dei “trentenni felici” è l’attrice e attivista britannica Emma Watson, che ha da poco compiuto il suo trentesimo compleanno. A novembre del 2019 si racconta al British Vogue in una conversazione con Paris Lees, giornalista, presentatrice e attivista per i diritti transgender. Riguardo al “dramma” alla soglia dei trent’anni, l’attrice confessa le difficoltà affrontate al ventinovesimo anno di età, anno in cui ha avvertito le pressioni e le aspettative che il compimento dei trent’anni stavano portando. “Se non hai una casa, se non hai un marito, se non hai un figlio, se stai per compiere trent’anni e non hai una carriera stabile o stai ancora cercando di capirci qualcosa… è incredibilmente stressante”. 

Serena Valastro

Laureata in Lingue e culture europee, amante di cinema, musica, arte, informazione, storie. Scrivere è entrare in nuovi spazi, conoscere qualcosa di nuovo, vivere situazioni e sensazioni sempre diverse per trasmetterle a chi vuole viverle.

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Serena Valastro

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