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Omicida Lorena: “Lite perché mi ha trasmesso il Covid-19”, ma i tamponi sono negativi

Lorena Quaranta e Antonio De Pace.
Emergono nuovi dettagli dall'interrogatorio a cui è stato sottoposto Antonio De Pace, il giovane di Vibo Valentia che nelle scorse ora ha strangolato la propria compagna.

A poco più di un giorno di distanza dal barbaro femminicidio commesso a Furci Siculo, nel Messinese, gli inquirenti stanno ancora cercando di capire le ragioni che hanno spinto Antonio De Pace, studente di Odontoiatria e protesi dentaria, a strangolare la compagna Lorena Quaranta, anche lei studentessa di Medicina all’Università di Messina. In particolare, emergono nuove dichiarazioni fatte dall’omicida, sottoposto ad un lungo interrogatorio. Una di queste avrebbe colpito maggiormente gli inquirenti: De Pace avrebbe sostenuto di essere positivo al Covid-19.

Il reo confesso, infatti, avrebbe spiegato durante l’interrogatorio che era stata proprio Lorena a contagiarlo: da lì il litigio che avrebbe portato al tragico epilogo. La Procura, però, ha prontamente smentito il giovane di Vibo Valentia. Infatti, sono stati effettuati i tamponi sia su De Pace che sulla vittima, ed entrambi hanno dato esito negativo.

Una maggiore urgenza ad effettuare i tamponi sarebbe stata data proprio dall’occupazione di Antonio De Pace: oltre ad essere uno studente all’UniME, infatti, faceva l’infermiere a domicilio in diversi comuni, motivo per cui andava immediatamente verificato il suo stato di salute.

In attesa di nuovi sviluppi della vicenda, momentaneamente non si riesce ancora a comprendere il motivo che abbia spinto il giovane a commettere un delitto tanto efferato nei confronti della compagna, con cui era impegnato da circa tre anni. Durante l’interrogatorio, infatti, De Pace avrebbe mentito più volte: non si riesce a risalire al momento in cui si è scatenato il raptus violento.

Falso anche il movente della gelosia, infine: sebbene si pensasse che sul telefono di Lorena vi fossero dei messaggi che avrebbero scatenato la gelosia del giovane di Vibo Valentia, quest’ultima indiscrezione è stata immediatamente sfatata dagli inquirenti, impegnati in queste ore ad esaminare i tabulati dei dispositivi dei due ragazzi.

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