Fotografia e censimenti digitali: “Cambiano i mezzi, ma non la capacità di emozionare”

Ieri si è tenuto l’incontro di presentazione del Censimento delle raccolte fotografiche, iniziativa promossa dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione (ICCD), all’interno del Coro di Notte del Monastero dei Benedettini. Per sensibilizzare l’opinione pubblica, è intervenuta ai microfoni di Live Unict Barbara Bergaglio, responsabile archivi di Camera.

Cade a pennello la questione sull’archiviazione fotografica, che sbarca per la prima volta a Catania, in un periodo in cui l’immagine ha sostituito definitivamente e in maniera irreversibile l’uso della parola. Dopo ben undici anni, quest’anno il Med Photo Fest si tinge di rosa, ospitando tra le sue numerose iniziative Barbara Bergaglio di Camera e Francesca Fabiani, ex responsabile delle collezioni di fotografia del MAXXI di Roma e attuale responsabile della fotografia contemporanea dell’ICCD.

Dopo un breve excursus storico sull’archiviazione fotografica in Italia, dall’istituzione del primo gabinetto fotografico italiano nel 1895 al primo archivio fotografico catanese fondato nel 1940, i relatori si sono addentrati nel nocciolo della questione. Censire tutte le raccolte fotografiche italiane, vuol dire mappare i vari archivi fotografici sparsi sullo stivale per trovare una soluzione comune anche di carattere legislativo per la loro tutela e la loro valorizzazione. “La fotografia è sparsa ovunque. Il censimento non nasce per creare una digital library, ma per schedare le raccolte e gli archivi senza alcun potere salvifico”, dichiara Francesca Fabiani. Enti, associazioni, privati che detengono materiale fotografico di archivio sono chiamati, così, alla partecipazione attiva, inserendo i propri dati e compilando una apposita scheda sul portale online dell’iniziativa.

Nell’ambito dell’archiviazione fotografica, la tecnologia, sempre in continua e frenetica evoluzione, gioca un ruolo molto importante. L’innovazione della strumentazione per la scansione digitale di negativi e positivi è alla base per la fruizione delle immagini al pubblico .La digitalizzazione è uno strumento per mettere a disposizione, afferma Alessandro Coco, fotografo di origine catanese che lavora per conto dell’ICCD.

Gli archivi fotografici più diffusi ospitano raccolte che “per lascito o donazione” sono detenute da singoli privati o associazioni, i cui documenti sono catalogati secondo la Scheda F dell’ICCD. Ma come nasce un archivio fotografico del genere ex novo? A questa domanda ci ha risposto Barbara Bergaglio, co-founder con la collega Francesca Fabiani del censimento fotografico italiano. “Durante la prima fase è fondamentale osservare e studiare tutto il materiale della raccolta di cui ci stiamo occupando- spiega Bergaglio -. Per studio si intende guardare sia quali sono i temi, sia lo stato di conservazione. Spesso i negativi o le foto più antiche sono affette da muffe o invecchiamento del colore. Dopodiché si può andare avanti con un lavoro di catalogazione e di inventario per poi procedere con la digitalizzazione per salvarne il contenuto. Se si vuole condividere online la propria raccolta, è consigliabile iscriversi al censimento che permette di entrare un po’ nel meccanismo”.

Selezionare quale fotogramma può fare parte della raccolta è un procedimento che si innesca in automatico durante la fase di studio.La parola d’ordine in questo lavoro è ‘dipende’ – continua . Solo studiando tutto il materiale si può eseguire un lavoro di scarto. Nella scheda del censimento esistono delle macro aree entro cui rientrano i temi, ma di conseguenza maggiore è la conoscenza dell’archivio, maggiore è il dettaglio con cui si possono definire all’interno delle categorie degli altri nuclei e può essere molto utile per la ricerca.”

Fin quando parliamo di fotografia analogica è tutto chiaro e ben definito, grazie all’aiuto prezioso della Scheda F. La fotografia digitale, invece, ha stravolto le nostre abitudini: non è più la fisicità che va conservato lontano dalla polvere o dall’umidità. Adesso i negativi sono diventati file virtuali che le nostre mani non possono toccare e che proliferano in continuazione e in sovrabbondanza. “E’ un futuro con cui dovremo fare i conti – rivela Barbara Bergaglio -. Credo che ci sia una specie di selezione naturale dettata dalla stessa mole spropositata di immagini da gestire, perché gran parte delle fotografie scompariranno da sole. Col tempo si creeranno nuove categorie. Alla fine abbiamo cambiato solo il mezzo, ma non abbiamo cambiato la capacità di emozionarci o di trovare interessante una fotografia ed è questa la differenza tra noi umani e la macchina.”

Dall’altro canto, aumenta la possibilità di appropriarsi di foto altrui molto più facilmente. Se, una volta, l’unico modo per poter visualizzare una foto era la stampa, adesso con un semplice click è possibile scaricare una fotografia e pubblicarla su un vasto assortimento di canali online. “Sul piano giuridico – conclude – sono un po’ perplessa: tutto ciò che online è condiviso, non è più tuo. Andremo avanti senza una legislazione valida ed efficace, dato che le leggi che abbiamo adesso sono assolutamente inadeguate e i mezzi evolvono troppo rapidamente rispetto alla formulazione delle leggi.”

Maria Regina Betti

Laureanda in Lettere Classiche, appassionata di luci rosse e di rullini, si dedica alla fotografia digitale, analogica e istantanea.

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Maria Regina Betti

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