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Sicilia, due pause in più per gli studenti: esperimento per spegnere i cellulari in aula

Cefalù, la preside di un istituto superiore chiede consigli ai ragazzi su temi importanti, come fumo e utilizzo dei cellulari in orario scolastico.

Le nuove generazioni amano la tecnologia, è inutile negarlo. In quanto nativi digitali, hanno imparato a utilizzare cellulari e computer già dai primissimi anni di vita e difficilmente se ne separano, anche nel corso della giornata scolastica.

Con questo pensiero in mente, Antonella Cancila, la preside dell’istituto superiore “Jacopo del Duca Bianca Amato” di Cefalù, ha pensato alle alternative. A differenza di molti altri colleghi, però, ha deciso di non limitarsi a imporsi quanto invece a lavorare con i suoi studenti alla ricerca di una soluzione attraverso un questionario su cellulari e fumo in orario scolastico.

Secondo il questionario, il 77% degli studenti sarebbe a favore di tenere spento il cellulare durante le lezioni, un numero che ha permesso alla dirigenza di inserire due nuove pause per incontrare a metà strada i ragazzi (una tra la prima e la seconda ora, l’altra tra la quinta e la sesta). Inoltre agli studenti è stato chiesto quali provvedimenti disciplinari andrebbero presi in caso di mancata osservanza della regola. Quasi la metà degli studenti ha chiesto una nota disciplinare, mentre tra le altre ipotesi ci sarebbero la segnalazione alle famiglie, l’abbassamento del voto in condotta e solo una piccola parte opterebbe per una sanzione disciplinare.

Si è parlato anche di fumo e dei suoi rischi. In particolar modo, dell’importanza di organizzare degli incontri a scuola per chiarire i pericoli di un comportamento malsano e potenzialmente fatale. Anche in questo caso si parla di eventuali ripercussioni per chi viene sorpreso a fumare nei locali scolastici: il 26% consiglia di avvisare le famiglie, una percentuale di poco più bassa suggerisce l’abbassamento del voto in condotta o di fare una nota disciplinare, mentre una minima parte sarebbe favorevole a una multa, già prevista dalle normative in vigore.

Si vedrà nei prossimi mesi se questo esperimento dovrà essere considerato un successo e, magari, un’ispirazione per altri istituti superiori.

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