Categorie: Attualità

Sicilia, nel Val di Noto torna l’incubo delle trivelle

Firmato il decreto che da il via libera, alla società petrolifera Panther Oil, alla ricerca di giacimenti fossili. A distanza di dodici anni, la protesta infuria di nuovo.

A distanza di dodici anni, dalla famosa polemica sulla ricerca di idrocarburi, nel Val di Noto, e della conseguente, spontanea revoca da parte della Panther Oil, la compagnia texana torna alla carica. Alla vicenda si era interessato anche lo scrittore Andrea Camilleri che, nel 2007, tramite un appello, si era dichiarato contro le trivelle.

Ma, come riporta La Repubblica, starebbero per ricominciare con le trivellazioni. Il decreto è stato firmato: all’inizio del mese scorso, l’assessore regionale al Territorio Toto Cordaro – su proposta del dirigente Mario Parlavecchio – ha dato parere positivo al progetto. La priorità tuttavia sarebbe quella di preservare l’ambiente: ci sarebbe il divieto di usare esplosivi e l’obbligo di tenersi lontano dalla riserva naturale e dai siti Unesco.

Nonostante i divieti, però, la protesta infuria. A schierarsi, contro le trivelle, Fabio Granata – ex assessore regionale – che scrive un “appello al presidente Nello Musumeci, di cui conosco la sensibilità ambientale, affinché blocchi e revochi subito tali autorizzazioni che preludono a nuove trivellazioni per idrocarburi in territori Unesco, dove da tempo abbiamo scelto con decisione un modello economico fondato sul turismo culturale e naturalistico e sulla agricoltura biologica e la viticoltura di eccellenza“.

Cordaro, però, si difende così: “Io ho firmato il decreto senza entrare nel merito su proposta del dipartimento. In compenso non mi posso sottrarre per legge a concedere l’autorizzazione per la ricerca. Cosa diversa sarebbe se ci fosse un’attività estrattiva. Possiamo però garantire che l’attenzione è massima, anche grazie ai fitti paletti e alla sorveglianza dell’università“.

Dal canto suo, il presidente della Regione Nello Musumeci afferma che il permesso di ricerca non poteva che essere concesso e dà la colpa al governo nazionale. La sua posizione sembra chiara: porre un freno alle attività estrattive del fossile. A maggior ragione, questa linea trova applicazione in aree particolarmente vocate all’economia turistico-culturale e agricola di qualità.

Nel caso specifico, relativo al ‘rilievo geofisico all’interno del permesso di ricerca idrocarburi denominato Tellaro nel territorio della provincia di Ragusa’, si tratta di un percorso delineato dal governo nazionale, nel novembre del 2018, e attuato dagli organi periferici della Regione, peraltro con giudizio insindacabile, come quello reso nel maggio di quest’anno dalla competente Soprintendenza ai beni culturali.

Conformemente alla sua posizione, il presidente Musumeci ribadisce la sua contrarietà nell’estrazione di eventuali risorse fossili pervenute durante la ricerca, in quanto costituirebbe un rischio per l’equilibrio ambientale e paesaggistico che offre l’Isola. Ma aggiunge: “Ogni altra attività, svolta in contesti compatibili, non può che essere subordinata ad adeguate misure compensative, a cominciare dal riconoscimento, da parte del governo centrale, del diritto alla defiscalizzazione dei prodotti petroliferi per i cittadini residenti in Sicilia. La stagione dello sfruttamento indiscriminato del sottosuolo è finita“.

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