Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità anche la dipendenza dai videogame è una malattia. Fortnite è tra le manie del momento.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità, nel giugno scorso, per la prima volta, ha riconosciuto la “dipendenza dai videogame” come una malattia. Non è un disturbo nuovo, ma con l’avvento di nuove tecnologie sempre più avanzate, il problema sta diventando molto serio. Il gioco/dipendenza del momento è sicuramente “Fortnite“, che registra ben 200 milioni di utenze.
Cam Adair, un ragazzo che a 15 anni ha dovuto lasciare la scuola a causa della dipendenza dai videogiochi e che oggi ci rientra per sensibilizzare i ragazzi al problema, afferma: “I giocatori di Fortnite competono in combattimenti di 100 persone fino a quando l’ultimo è in piedi, il che rende difficile l’abbandono della partita una volta avviata. Scoppia la terza guerra mondiale se un genitore chiede al figlio di venire a cena, perché se se ne va perde”.
Infatti, i genitori di un ragazzo di 17 anni, che trascorre più di 12 ore davanti allo schermo giocando a Fortnite, raccontano: “Avevamo fatto qualche progresso nel convincerlo a ridurre le sue ore di Fortnite e dormire meglio, ma è tornato alle sue vecchie abitudini.” La specialista comportamentale britannica, Lorrine Marer, afferma che una volta che i ragazzi si avvicinano a questo gioco, è difficile smettere, perché ha un vero e proprio controllo sulle menti dei bambini.
Ma il problema non riguarda solo i bambini. Nel Regno Unito, infatti, ben 200 casi di divorzio riportano tra le cause proprio Fortnite. Persino diversi giocatori di hockey e baseball sono talmente ossessionati che giocano durante gli allenamenti, mentre aspettano i turni di battuta.
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