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Decreto Dignità: cosa cambia per la scuola pubblica

Il Decreto dignità è stato approvato in Senato con 155 voti favorevoli, 125 contrari e un astenuto. Ma cosa cambia per la scuola pubblica? Ecco i due provvedimenti del decreto che la riguardano.

I provvedimenti del Decreto Dignità che riguardano la scuola hanno a che vedere principalmente con due aspetti, il primo legato alla questione delle supplenze su posti vacanti dopo 36 mesi, mentre il secondo riprende il problema dei diplomati magistrali. Per quanto concerne le supplenze, la legge 107/2015 aveva introdotto il divieto di attribuirle su posti vacanti e disponibili sia per docenti che per il personale ATA con già 36 mesi di servizio. Con le nuove normative il divieto viene abolito.

Per quanto riguarda la questione dei diplomati magistrali la legge intende risolvere lo sbarramento che, in seguito all’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato, ha reso inaccessibili le liste Gae ai diplomati magistrali prima del 2002. In primis il decreto prevede che l’esecuzione delle sentenze possa avvenire entro 120 giorni dalla ratifica, ma riguarda anche altri due aspetti: la continuità didattica a.s. 2018/2019, e il reclutamento docenti per la scuola d’infanzia e primaria.

Se si considera che le sentenze di merito arriveranno nel corso dell’anno scolastico 2018/2019, la legge prevede che per i diplomati magistrali assunti in ruolo con riserva il loro contratto sia trasformato in una supplenza fino al 30 giugno 2019 e anche per i diplomati magistrali con supplenza annuale il contratto sarà volto in una supplenza al 30 giugno 2019.

Il decreto prevede, infine, un concorso ordinario e uno straordinario, il primo indirizzato a docenti in possesso dell’abilitazione, quindi i diplomati magistrale entro l’a.s. 2001/2002 e i laureati in Scienze della formazione primaria che abbiano svolto due anni di servizio presso le scuole statali.

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