Promesse del 2017 e premesse per il 2018: cosa è cambiato nelle università italiane?

Il 2017 si avvia verso la conclusione: ciò non vuole essere il tradizionale promemoria per l’ansia. Va detto che il passaggio ad un nuovo anno è sempre momento di ratifica e bilanci finanziari, dalle aziende alle istituzioni. Per le università questo momento è già passato, con l’inizio, dal mese scorso, del nuovo anno accademico. Tuttavia, è possibile tirare le somme ed operare un confronto con l’annata precedente, sopratutto in relazione ai numeri e ai cambiamenti finanziari che la nuova legge di stabilità ha introdotto nel sistema accademico. 

La situazione nazionale per l’anno accademico 2017/2018 ha trovato una grande novità nell’introduzione della “No tax area”, provvedimento che esonera dai contributi finanziari quasi un terzo degli studenti del Paese, il cui ISEE si aggira al di sotto dei 13mila euro (la soglia è stata anche incrementata in alcune sedi, ndr). Le università più gettonate (tra queste Pavia e Milano), sopratutto in relazione ai corsi scientifici, presentano ancora rette annuali di poco superiori ai 4000 euro; i corsi dell’area umanistica ed economica, invece, risultano i meno costosi, sopratutto al Sud. L’introduzione della No Tax Area ha aperto le porte anche a molti studenti cui il sogno accademico sembrava precluso, oltre a dare la possibilità di accedere a corsi di università più prestigiose al solo prezzo della tassa regionale per il diritto allo studio. Senza dimenticare che le agevolazioni sono state estese anche agli studenti non esenti dal pagamento, con riduzioni della quota annuale a condizione del regolare superamento del primo anno.

L’esonero dal pagamento delle rette, per gli studenti universitari, è solo uno degli innumerevoli benefici che ad essi sono stati indirizzati, senza dimenticare borse e viaggi di studio, che guardano anche al merito individuale, ben oltre le economie familiari. Col 2017/2018, sono aumentate vertiginosamente in tutta Italia le dichiarazioni dei redditi da rilasciare ai fini della concessione dell’ISEE-U, divenuto unico fattore determinante per l’iscrizione accademica. E con essi, è aumentato anche il numero delle immatricolazioni, che registra un +5% generale da Nord a Sud rispetto all’anno 2016/2017. La soddisfazione di questo incremento è però compromessa dalla preoccupazione dei vertici universitari circa la carenza di fondi da destinare agli atenei. Il problema principale riguarda l’assenza di finanziamenti per la ricerca e l’investimento, che almeno per il momento le università potrebbero ricavare solo dal finanziamento ordinario annualmente previsto. 

Se il nuovo anno accademico è dunque roseo per migliaia di nuovi studenti, ci si augura che lo possa diventare anche per il miglioramento generale dell’istituzione. Fondi permettendo.

Luciano Simbolo

Aspirante giornalista, praticante studente, occasionalmente musicista. Collaboratore dal 2016, studia Lettere moderne presso il DISUM di Catania. I tre imperativi fondamentali? Scrivi, viaggia, suona ma senza dimenticare la pizza e lo sport.

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