UNIVERSITÀ – Dottorato di ricerca: in Italia pagati meno che all’estero

Il dottorato di ricerca è la più alta forma di istruzione conseguibile in Italia e consiste nell’intraprendere il percorso di ricerca basato su un progetto all’interno dell’ambito accademico. Si tratta del primo passo, ma non l’unico, per diventare professore all’università. 

Dalla laurea triennale al dottorato di ricerca, si accumulano dunque almeno 8-10 anni di formazione specialistica, ai quali si può aggiungere anche un periodo più o meno lungo in Erasmus; all’estero la retribuzione avviene con stipendi anche fino a circa 100 mila euro all’anno. In Italia però le prospettive non sono tanto rosee: secondo i dati di Almalaurea, infatti, un dottore di ricerca percepisce circa 2300 euro di mensilità contro i 1500 euro dello specialista, mentre all’estero ne percepirebbe molti di più. La situazione è diversa per i dottori di ricerca in Scienze Umanistiche, in quanto il loro stipendio mensile si aggira intorno ai 1300 euro; anche all’estero i dottori in Scienze Umanistiche percepiscono di meno rispetto agli altri curricula, ma il loro stipendio arriva a 75 mila dollari all’anno, quindi è sempre molto più alto che nel nostro Paese.

Il problema però non consiste solo nella retribuzione, ma anche nello stato occupazionale: il 30% dei dottori di ricerca prosegue nel percorso naturale di studi, vincendo una borsa post-doc o un assegno di ricerca, peraltro difficilmente conseguibili per l’esiguità dei posti disponibili. Alcuni peraltro continuano la propria ricerca, altri invece cambiano radicalmente ambito d’interesse. Non c’è un contratto a tempo indeterminato nelle immediate prospettive e, quando c’è, interessa solo il 26% dei dottori: la restante percentuale tenta la via dell’insegnamento accademico, per raggiungere il quale bisogna vincere prima il concorso come ricercatore a tempo determinato ed infine il concorso come docente ordinario. Tuttavia anche questa strada non è priva di rischi: i posti come insegnante ordinario sono sempre subordinati alle reali esigenze dell’università, dal punto di vista finanziario e di cattedre vacanti nei vari settori disciplinari.

A ciò si deve aggiungere che moltissime aziende non sono inclini ad assumere personale troppo qualificato ma spesso rigettano curriculum con troppi titoli: infatti il titolo richiesto per lavorare in molte aziende è il diploma di maturità, o al massimo la laurea triennale e di norma dunque il livello di istruzione del personale non è molto alto. Sarebbe consigliabile pertanto tenere aperte anche altre possibilità mentre si studia per il dottorato di ricerca, non disdegnando l’opportunità di andare all’estero per familiarizzare con un’eventuale ricerca in altri paesi. 

 

Francesco Arcolaci

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