
“Borse di studio tra le più basse d’Europa”, questa la motivazione che ha spinto alcuni dottorandi a lanciare una petizione.
Non solo sciopero dei docenti universitari per scatti stipendiali, c’è qualcuno che ne soffre ancor di più: i dottorandi. Con un budget annuale di 12.241,89 euro, circa 1.020 mensili, le borse di ricerca riservate agli studenti italiani dai 91 atenei sono ben lontane dagli standard degli altri paesi europei.
Sebbene in alcune università si stia cercando di migliorare la situazione (si prendano ad esempio la Bicocca e la Statale di Milano, che hanno aumentato le borse di ricerca fino a 14.556 euro annuali), in molti atenei ci sono ancora gravi difficoltà. Ecco perché è stata avviata una petizione: 200 euro mensili in più a 21mila studenti, in totale 70 milioni annuali da parte dello stato agli atenei. Com’è giusta la rivendicazione sugli scatti d’anzianità dei docenti, stessa importanza devono avere i dottorandi, che ogni anno contribuiscono alla didattica e alla ricerca di ogni singola università.
Bisogna cercare di equilibrare la situazione, anche facendo fronte alle abissali differenze tra dottorandi italiani e stranieri: si prenda ad esempio l’Università di Bologna, che paga i post-laureati italiani al minimo mentre prevede borse di Diritto riservate ai dottorandi stranieri da 33.600 euro, per “attrarre” cervelli nel nostro paese.
Una situazione insomma da ribaltare, nella quale le nostre eccellenze e il prestigio dei nostri atenei devono essere incentivati, per far sì che il nostro sistema universitario sia uno dei migliori in Europa. La petizione, iniziata a luglio, vedrà le firme raccolte consegnate alla Camera il 28 settembre. C’è dunque da sperare che la richiesta venga accolta, e di conseguenza soddisfatta.
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