Categorie: Scuola

CONCORSO SCUOLA – Farsi bocciare per diventare prof: da oggi si può

Da ora per diventare insegnanti bisognerà vincere un concorso che permetterà l’accesso ad un tirocinio triennale abilitante all’insegnamento, durante il quale l’insegnante intraprenderà percorsi formativi, di ricerca e di supplenza. È prevista anche una retribuzione: circa 400 euro mensili per 10 mesi, altri 400 euro mensili al secondo anno più le retribuzioni per le supplenze brevi e 34.400 euro totali nell’ultimo anno.

Si apre però il problema  degli insegnanti delle scuole private. In base alla legge sulla parità scolastica del 2000 (ministro Luigi Berlinguer) devono essere in possesso di abilitazione. Ma d’altra parte non possono essere formati a spese dei contribuenti perché si violerebbe l’articolo 33 della Costituzione, che riconosce il diritto di istituire scuole private purché «senza oneri per lo Stato». Al momento lo schema di decreto depositato alle Camere prevede che gli aspiranti professori delle paritarie possano iscriversi ai corsi di specializzazione in sovrannumero ma che le spese di frequenza siano a carico loro. La conseguenza è paradossale: nella stessa aula universitaria siederanno i vincitori del concorso ma anche, purché paghino, coloro che invece sono stati bocciati. Con il rischio che la scuola privata diventi la seconda scelta di chi è stato scartato al concorso.

È una cosa da tenere bene in conto: qualora un aspirante insegnante non riuscisse a superare il concorso ma venisse bocciato, potrebbe comunque andare ad insegnare senza scoraggiarsi. Spiega l’onorevole Manuela Ghizzoni (Pd): «L’articolo 15 della delega (quello sulle scuole paritarie, ndr) presenta un problema di formulazione. Cercheremo di migliorarlo, anche se l’inconveniente risale alla versione definitiva della legge 107, che consente l’accesso al corso di specializzazione a proprie spese senza vincolarlo al reale fabbisogno delle scuole paritarie». Ghizzoni difende il fatto di aver creato carriere separate per la scuola statale e per quella paritaria: «Non credo che alle scuole secondarie paritarie si indirizzeranno solo coloro che non sono riusciti ad entrare nel nuovo sistema di accesso al ruolo previsto per quelle statali. Anzi. Proprio perché le due carriere si separeranno, chi sceglierà la paritaria lo farà perché crede in quel progetto educativo». D’ora in poi la paritaria non potrà più essere usata come parcheggio per ottenere il punteggio di servizio necessario a risalire le graduatorie scolastiche.

 

Francesco Arcolaci

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Francesco Arcolaci

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