Ricorso in psicologia, la replica di Unict: “Test legittimi anche per il Ministero”

Un nuovo ricorso, ma in psicologia. L’Udu di Catania ha lanciato solo pochi giorni fa il ricorso contro il numero chiuso di Scienze e tecniche psicologiche.

Tutto ha avuto inizio quando il Tar ha accolto positivamente la richiesta di ricorso di uno studente di psicologia.

Ma arriva la replica da parte dell’Ateneo catanese, secondo cui non si potrebbe parlare “sbarramento” illegittimo: il numero programmato per l’accesso al corso di laurea in Scienze e Tecniche psicologiche è stato avallato dal Ministero, sulla base delle strutture e del numero di docenti a disposizione.

L’Università di Catania replica così alla polemica sollevata su alcuni organi d’informazione locali dal coordinatore catanese dell’Udu, Giuseppe Campisi, che sosteneva l’illegittimità della prova di accesso al suddetto corso di laurea in virtù di un pronunciamento del Tar risalente allo scorso anno. L’Udu ha anche preannunciato l’intenzione di avviare un ricorso collettivo per gli esclusi dalla graduatoria degli ammessi a seguito della prova di accesso che si è svolta lo scorso 3 settembre.

“La programmazione locale del numero – afferma la professoressa Bianca Maria Lombardo, delegata alla Didattica – è stata inserita nella SUA-CdS, la scheda unica annuale del corso di studio approvata dal Miur, che ha regolarmente dato parere circa l’attivazione per il 2015-16, anche a seguito di una valutazione delle strutture a disposizione e del numero di docenti di riferimento, che si computa in base a quello degli studenti previsti”.

L’Udu ha poi addebitato la decisione di mantenere il numero programmato a Psicologia alla volontà dell’Ateneo di “fare cassa” con i test d’ingresso, che prevedono il pagamento della quota di partecipazione alla prova, pari, anche quest’anno, a 40 euro.

“Se accogliessimo senza selezione tutti gli studenti che hanno chiesto di iscriversi a Scienze e Tecniche psicologiche o negli altri corsi attualmente a numero programmato – osserva la prof.ssa Lombardo – allora sì che ‘faremmo cassa’: sia per il maggiore introito derivante dalle tasse d’iscrizione, sia per il conseguente incremento della quota di Fondo di Finanziamento Ordinario, calcolata in rapporto al numero di studenti iscritti”. “Ricordo, infine – conclude la delegata alla Didattica dell’Ateneo catanese – che la tassa d’iscrizione al test di Catania è tra le più basse d’Italia e che le prove di selezione per l’accesso ai corsi di laurea a programmazione locale sono state accorpate, ove possibile, proprio al fine di non gravare eccessivamente sulle famiglie”.

Interviene nel merito della polemica sollevata dall’Udu anche il prof. Santo Di Nuovo, direttore del dipartimento di Scienze della Formazione, a cui il corso di Psicologia afferisce.

“Queste norme – ricorda Di Nuovo – valgono per tutti i corsi di laurea sul territorio nazionale: tutte le sedi attuano infatti da tempo analoghe procedure di limitazione e selezione per gli accessi, anche in virtù del fatto che il settore non richiede, dal punto di vista dell’occupazione, un numero di psicologi superiore a quello attualmente previsto dagli accessi contingentati che, da più parti, Ordine professionale compreso, viene addirittura giudicato eccessivo”.

Sul piano della formazione, infine, il prof. Di Nuovo osserva che “un numero di ingressi al primo anno pari a quello dei richiedenti (nel caso di Catania, oltre 1500) porterebbe inevitabilmente alla paralisi del corso stesso per insufficienza di aule e di docenti: le opportunità formative, insomma, sarebbero pessime per tutti, con utilità per nessuno”.

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