Giosuè Carducci e il compito di Giovanni Pascoli: un eccellente falso

Da diversi giorni circola la notizia, pubblicata da La Stampa, di un ritrovamento di un documento, per l’esattezza un compito di greco, eseguito da Giovanni Pascoli e corretto dal suo grande mentore Giosuè Carducci.

Giosuè Carducci era insegnante presso l’Università di Bologna da vent’anni, in quel periodo, era un poeta riconosciuto e amato, ma anche un Professore severissimo che sapeva premiare chi meritava, tra questi l’alunno Giovanni Pascoli. Venti anni dopo l’allievo prese il posto del maestro diventando docente presso lo stesso ateneo.

Purtroppo, dal sito ufficiale dell’archivio di Pascoli (http://www.pascoli.archivi.beniculturali.it/) è arrivata la smentita. Il documento di cui si è parlato è un falso. La lettera del prof. Matteo Pellegrini, Università di Padova, indirizzata al direttore de La Stampa e pubblicata dalla stessa testata, ne spiega i motivi cardini.

Gentilissimo Direttore,
trovo oltremodo lodevole che il Suo giornale abbia ritenuto di dedicare uno spazio consistente ad un rappresentante di primo piano della nostra letteratura. Se è indubbio il merito di aver tratto dall’ombra il Pascoli in due colonne che, richiamate in prima pagina con una certa visibilità, e, tra l’altro, dotate di un ricco corredo di immagini, giovano alla diffusione di notizie in merito ad anni importanti per la formazione della personalità pascoliana, sottolineando il rapporto maestro-discepolo intercorso con il Carducci, un dettaglio non secondario ridimensiona, purtroppo, l’eccezionalità del ritrovamento.
In effetti Alessandro Anniballi è «entrato in possesso di uno dei preziosi compiti scritti da Pascoli per Carducci», come scrive l’Amabile, ma in quella forma di fac-simile che, per esempio, impreziosiva anche i volumi mondadoriani curati dal Vicinelli delle Prose (certo, in quel caso, si trattava di riproduzioni su carta speciale, separate dall’impianto del volume). Nel caso del testo cui fa riferimento l’Anniballi – le Traduzioni e riduzioni curate dalla sorella Maria e pubblicate in prima edizione a ridosso della morte del poeta –, la riproduzione del 3° lavoro per la scuola di Magistero dissimula alquanto la sua natura di fac-simile, comparendo all’interno del volume senza particolari stimmate e con il blu della valutazione carducciana che, infrangendo la monocromia del testo, sembra supportare ipotesi di originalità. Basterebbe, in verità, l’interrogazione di qualche biblioteca (o suo catalogo) per verificare come, dalla terza edizione del 1923, il volume zanichelliano venga edito arricchito di questa riproduzione, ma soprattutto, essendo a disposizione di tutti gli utenti l’archivio online degli autografi conservati nella sua casa di Castelvecchio (all’indirizzo www.pascoli.archivi.beniculturali.it), si può agevolmente verificare attraverso questo portale come le carte originali dell’elaborato siano conservate nel suddetto archivio con segnatura G.83.4.1.

Ciò non sminuisce senza dubbio lo spessore che queste due grandi personalità hanno lasciato nel mondo letterario italiano e internazionale. Che ci sia stato un grandissimo legame tra i due è abbastanza ovvio, verificabile dalla stessa passione per la cultura che li accomunava. Non sarà un falso documento a destare incertezze.

Serafina Adorno

Classe 1989. Dalle sabbie dorate agrigentine e dalla bianca scala dei turchi si è trasferita a Catania per intraprendere i suoi studi e iniziare a dare forma ai suoi sogni. Laureata in Lingue e letterature comparate, lavora nella comunicazione e nei Festival del cinema.

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