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Candidato al Nobel per l’insegnamento scrive a Renzi: “Rendete dignitoso lo stipendio”

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Due gli italiani candidati al Global Teacher Prize, ribattezzato Premio Nobel per insegnanti, realizzato dalla Varkey GEMS Foundation, organizzazione internazionale impegnata nelle campagne a sostegno dell’educazione.

Tra i 50 candidati ritenuti i due italiani sono: Daniela Boscolo (insegnante presso l’Istituto C. Colombo di Porto Viro) e Daniele Manni (insegnante presso l’Istituto Galilei-Costa di Lecce). Entrambi, durante il loro percorso d’insegnamento, hanno ricevuto riconoscimenti personali e d’istituto. Daniela Boscolo nel 2010 è stata premiata come “Migliore insegnante dell’anno” e da sempre ha portato avanti progetti destinati ad alunni portatori di disabilità per sviluppare le proprie capacità in qualsiasi situazione. L’Insegnante ha anche realizzato un workshop per futuri insegnati sulle esigenze educative speciali. Daniele Manni si è occupato di progetti per lo sviluppo ecosostenibile e nel 2009 si è messo in prima linea contro la decisione del ministero di sopprimere l’indirizzo informatico dagli istituti tecnici economici.

Per la selezione sono stati seguiti quattro criteri: capacità di innovazione, capacità di aprire la mente ai propri alunni, contributo offerto alla comunità e incoraggiamento dato per abbracciare l’insegnamento. Questi, tuttavia, sembrano esser venuti meno nella lettera aperta che Manni ha inviato al Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Approfittando del suo «quarto d’ora di notorietà» ha fatto due richieste al Premier, che non sembrano essere bisogni primari per migliorare l’istruzione italiana.

«Mi piacerebbe che in questo nuovo anno vedessimo azioni concrete, un po’ come facciamo noi “bravi” insegnanti “da Nobel” con i nostri alunni, agendo e creando risultati e non solo annunciando cambiamento e innovazione. E di azioni concrete per riqualificare il nostro ruolo nella società italiana me ne vengono in mente due. La prima, a rischio di sembrare banale, è quella di rendere semplicemente “dignitoso” lo stipendio che ci viene riconosciuto, perché oggi, dignitoso, non lo è affatto. (…) La seconda possibile azione è quella di ideare e realizzare iniziative concrete atte a valorizzare la professione, approfittando anche di ogni possibile occasione per enfatizzare, rendere pubbliche e diffondere le opere meritorie e le persone meritevoli nella scuola,ogni qualvolta se ne presenta l’opportunità ».

Queste le due richieste del candidato al Nobel dell’insegnante nel momento in cui il Ministero dell’Istruzione “chiede” agli italiani, docenti e non, di contribuire a costruire La buona scuola in prima persona attraverso la partecipazione al dibattito online, segnalando le proprie proposte, idee e progetti.  Queste le prime rivendicazioni nel Paese di Maria Montessori, di Don Bosco, di Don Milani e Malaguzzi che hanno rivoluzionato l’educazione scolastica non solo in Italia, ma nel mondo. L’epoca dell’innovazione non è finita, c’è chi ogni giorno entra nelle proprie classi facendo crescere i propri alunni con metodi sempre nuovi, aiutandoli ad affrontare anche i problemi extrascolastici e coniugando la formazione con l’educazione al saper vivere. Sono questi i docenti che, operando in “sordina”, valorizzano e migliorano la didattica. Per potenziare l’istruzione scolastica, non serve aumentare lo stipendio degli insegnati, ma occorre ridare alla Scuola il nucleo intorno al quale gravitano la storia, la cultura e l’immagine del nostro Paese e del Mondo intero. I banchi di scuola devono diventare postazioni creative e produttive, gli insegnanti devono aprirsi alla semplicità e alla voglia di stimolare le giovani menti, affinché tutti possano partecipare attivamente, grazie alle proprie capacità, allo sviluppo culturale, scientifico e sociale dell’Italia.

L’istruzione deve essere vissuta come un investimento del Paese intero, le scuole devono diventare luoghi pensanti e cuori pulsanti delle famiglie, delle imprese e della società intera, senza lasciarsi avvolgere dai problemi, primo tra tutti lo stipendio, che la burocrazia può comportare. Migliorare la scuola significa realizzare un progetto ambizioso che riguarda l’Italia intera. Gli insegnanti devono alzarsi ogni mattina e sapere che tra poco affronteranno bambini e ragazzi che da loro aspettano un motivo per continuare ad apprendere e crescere. L’insegnante per questo non ha bisogno di un aumento dello stipendio, ma di capire che il “mestiere” che fa è il più nobile, perché il suo ruolo è quello di plasmare le menti, e l’unico mezzo di cui ha bisogno è la passione. La forza del sistema scolastico parte da chi insegna. Leggendo alcuni articoli di Alessandro D’Avenia, scrittore e professore, si può trovare il giusto mezzo per migliorare la scuola, i suoi docenti e i suoi alunni: «L’alternativa ad una scuola noiosa è una scuola “meravigliosa”, cioè capace di destare l’interesse attraverso la meraviglia» e affinché questo avvenga ogni insegnante deve portare in classe «i propri amori e non i propri umori», perché Scuola significa cultura, ma soprattutto famiglia e Paese.