Stella Egitto, dal set di Questo Nostro Amore ’70, per LiveUniCT

Stella Egitto è una giovanissima attrice di origine siciliana. Giovane, ma dal grande ed inequivocabile talento, di una bellezza interiore ed esteriore quasi disarmante. Si è diplomata presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico”.
Ha studiato con Luca Ronconi, Roberto Romei, Lorenzo Salveti, Massimiliano Farau, Francesco Manetti, Mario Ferrero, Mario Maldesi (doppiaggio).
In teatro ha preso parte a diversi spettacoli, tra cui: “Le ultime sette parole di Caravaggio” regia di Ruggero Cappuccio (Napoli Teatro Festival Italia); “The Kitchen” di Arnold Wesker, regia di Massimo Chiesa; “La Lezione” di Eugène Ionesco, regia di Luca Avagliano; “Ichundich” di E. L. Schüler, regia di Cesare Lievi; “Trilogia d’Ircana” di Carlo Goldoni, regia di Lorenzo Salveti (Biennale di Venezia 39° Festival Internazionale di Teatro); “Aminta” di T. Tasso, regia di Mario Ferrero; “Piccoli equivoci” di C. Bigagli, regia Claudio Bigagli; “Sicilian Tragedi” di O. Cappellani, regia di Guglielmo Ferro; “Storie d’Amore con Pena di Morte” di Marco Costa.
In televisione ha preso parte a diverse fiction, tra queste: “Squadra antimafia Palermo oggi 3″, regia Beniamino Catena e Giacomo Martelli; “Distretto di Polizia 9”, regia di Alberto Ferrari e Matteo Mandelli; “Decameron” di e con Daniele Luttazzi, regia di Franza De Rosa; ” Questo Nostro Amore” e ” Questo Nostro Amore ’70” di Luca Ribuoli.
Nel cinema ha preso parte a: “Ti stimo fratello, regia Giovanni Vernia e Paolo Luzzi; “Un altro mondo”, regia di Silvio Muccino; “Sulla Strada di Casa”, regia di Emiliano Corapi.

Com’è nata la sua passione per la recitazione? Quando ha capito di voler fare questo lavoro?

La mia passione per la recitazione è nata al liceo. Ho iniziato a innamorarmi della forma drammaturgica incontrando i primi testi. Leggevo ed era subito vita. Schizzavo su carta i personaggi e immaginavo la bellezza del potersi fare strumento per metterle in voce, in corpo e in anima. Così mi sono detta: esiste un mestiere che te lo permette, quasi quasi ci provo.

Ha avuto un modello di riferimento per i suoi studi di recitazione?

Amo vedere e veicolare una verità e un’urgenza, stilizzarla e sublimarla a secondo dell’operazione a cui mi presto. Potrei citare nomi che amo dalla straordinaria Monica Vitti a Manuela Mandracchia oggi, Da Meryl Streep a Charlotte Gaisbourg. Esempi di una ricerca attoriale profonda quanto i punti più blu dell’Oceano.

Con quale regista le piacerebbe tornare a lavorare? E da chi altro invece le piacerebbe essere diretta?

Mi piacerebbe ritornare a lavorare in teatro con Guglielmo Ferro. Fu una straordinaria esperienza umana e professionale quel Sicilian Tragedi allo stabile di Catania qualche anno fa. Tra i tanti da cui spero di essere diretta cito il nostro Crialese.

In che modo affronta lo studio dei personaggi che interpreta?

Il mio lavoro sul personaggio parte da un concetto di adesione. Un personaggio è un linguaggio con un alfabeto genetico preciso. Inizio col cercare i punti di contatto per quello che può appartenermi, per il resto mi documento sulle esperienze che dovrò vivere su carta e che non mi sono mai appartenute. Lì inizio a farmi un idea e a proporre. Poi il regista suggerisce, addrizza, aggiusta e stimola.

Interpreta il ruolo di Immacolata in “Questo nostro amore-’70”.Secondo lei che ruolo ha oggi la donna nella nostra società?

Interpreto il ruolo di Immacolata in “Questo Nostro Amore 70”. mi vedete una donna emigrata dalla Sicilia pochi anni prima e che si sta facendo largo in Torino che scavalla il decennio. Tutto da conquistare, un’emancipazione da conquistare, un legittimarsi nei propri desideri e nelle proprie ambizioni di donna,lavoratrice e mamma ancora solo putativa.
Il peggio è passato e godiamo dei successi di chi prima di noi si è battuto. Quasi 15 anni dopo il millennio numero 2 come donna non mi manca niente. Sento personalmente la libertà di essere e di fare tutto quello che desidero.

Com’è il suo rapporto con gli altri attori di “Questo nostro amore-’70”?

Il set è stato un abbraccio. Merito in primo luogo di un regista che stimo Luca Ribuoli e di colleghi professionisti umili e generosi.

Cosa si sente di dire ai giovani attori che vogliono intraprendere questa carriera artistica?

Ai giovani che vogliono interpretare questa carriera artistica,dando per scontato che abbiano passione, dedizione, amore e spirito di sacrificio,consiglio tanta pazienza, la stessa che a cui mi rivolgo io per prima quando accadono dinamiche spiacevoli che non dipendono da una pulita meritocrazia. Per il resto, Enjoy the stage. Gli Inglesi recitare lo traducono con to play .

Fiorella Manciagli

Fiorella Manciagli laureanda in Giurisprudenza a Catania, appassionata di attualità e politica. Rubrica: Eccellenze Made in UNICT.

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Fiorella Manciagli

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