Stefano Sanfilippo, ‘Sono riuscito a vivere della mia passione di bambino’

Stefano Sanfilippo, pianista catanese dal grande talento e professionalità, stile unico ed inconfondibile. Eccellente Pianista, ma anche Korrepetitor, Professore e Coordinatore Erasmus presso l’Istituto Superiore di Studi Musicali ”V. Bellini” di Catania. Artista dalla grande sensibilità musicale ed umana. Straordinario curriculum lavorativo/artistico, sogna di «restaurare un vecchio edificio e farne un luogo di produzione artistica, autogestito e sostenibile e dove i musicisti non vengano chiamati a suonare gratis».

Ti sei diplomato in pianoforte con il massimo dei voti, la lode e la menzione d’onore presso l’Istituto Musicale “V. Bellini” di Catania sotto la guida del M° Corrado Ratto ottenendo la borsa di studio come migliore diplomato dell’Istituto stesso. Com’é nata la tua passione per la musica, e in particolar modo per il pianoforte?

I miei ricordi di bimbo si perdono davanti ad una sedia, mio pianoforte con la fantasia ed io seduto in terra a giocare a fare il pianista suonando, con l’immaginazione, la tastiera che poi era il sedile stesso…

Da solista, in formazioni cameristiche (in duo con clarinetto, violoncello, trombone e con quartetto d’archi) e come maestro accompagnatore di cantanti ti sei esibito in Italia, Francia, Austria, Svizzera, Belgio, Stati Uniti, Romania, Azerbaijan e Spagna. Hai collaborato, per importanti produzioni discografiche, coi solisti Ansermet, Carmignani, Todaro, Abbondanza, Ricciarelli, Aparo, Fisichella, Zanasi dir. Bostock . Un grande curriculum e grandi lavori, ma qual é quello che ti é rimasto più nel cuore? Com’é lavorare all’estero, ci sono molte differenze che in Italia?

Ogni esperienza nella sua peculiarità, ha lasciato un segno indelebile nella mia vita. Ogni volta che sali sul palco e comunichi quello che hai dentro, nelle formazioni più svariate, da solista oppure da direttore, è unica e irripetibile. Due anni fa ho diretto i due concerti di Liszt e Chopin in Ucraina nei luoghi che adesso sono teatro di guerra. Ecco…il ricordo di quei musicisti e di quel pubblico così appassionato e il pensiero che alcuni di loro potrebbero non essere più vivi mi stringe il cuore. Quando si lavora all’estero rimani sempre sorpreso ( e non è un buon segno evidentemente) dell’attenzione e del rispetto che  rivolgono alla musica e soprattutto alla figura del musicista. E poi ti colpisce l’entusiasmo di un pubblico giovane e attento…

Sei stato pianista accompagnatore della Camerata Polifonica Siciliana, della Budapest Philarmonic Orchestra – Hungarian State Chorus e solista con “I solisti dell’accademia d’arte e musica”, con l’Italian Chamber Orchestra, con l’Ente Autonomo Orchestra Sinfonica Siciliana, con l’Orchestra Filarmonica “Busoni” e con l’Orchestra Filarmonica Nazionale della Repubblica Moldava. Hai frequentato il corso, per audizione, di maestro collaboratore col M° Donato Renzetti presso l’Accademia Musicale Pescarese. Hai pubblicato con le Edizioni Armelin di Padova, con le Edizioni Musicali Novecento di Catania e con le Edizioni Rugginenti di Milano. Pianista, direttore d’orchestra, insegnate, cosa prediligi?

E’ una risposta difficile…prediligo ognuno degli aspetti della mia professione che hai citato per motivi diversi. Il pianoforte per il dialogo che sviluppi con te stesso, l’orchestra per le magnifiche potenzialità sonore e comunicative, il ruolo d’insegnante per la consapevolezza dell’importanza del ruolo e per il desiderio di voler contribuire a costruire una società migliore che parte dai giovani.

Hanno contribuito alla tua formazione artistica i maestri: Boris Petrushansky, Aldo Ciccolini, Anna Maria Cigoli, Vera Gornostaeva, Aquiles delle Vigne, Nora Doallo e, alla Hochschule di Zurigo, il M° Homero Francesh e per la composizione il M° Eliodoro Sollima. Hai studiato Direzione d’Orchestra coi maestri Aldo Ceccato , Aldo Faldi, Dario Lucantoni e Donato Renzetti. Qual é il maestro con cui ti sei trovato meglio? Con chi vorresti tornare a lavorare e con chi vorresti lavorare?

Sono grato a tutti i maestri che ho avuto la fortuna di incrociare nella mia strada e che tanto mi hanno dato; grazie a loro sono riuscito a vivere della mia passione di bambino. Una menzione particolare merita l’insegnante che mi ha guidato fino al diploma, il maestro Corrado Ratto che è adesso uno dei miei più cari amici e un fantastico collega. A lui sarò sempre grato per la dedizione, la cura del dettagli, l’amore per lo studio che mi ha trasmesso. Senza voler far torto a nessuno mi piace poi citare la fantastica Nora Doallo, persona splendida  ed eccezionale e sensibile pianista, e il grandissimo Donato Renzetti, uno dei più grandi direttori d’orchestra al mondo e certamente tra i depositari assoluti della tecnica della direzione d’orchestra.

Hai diretto “Gli archi dei pomeriggi musicali di Milano”, l’Orchestra Kore, l’Orchestra filarmonica di San Nicolò, la “Piccola orchestra in Opera”. Qual é il segreto per dirigere un orchestra in modo così eccelso?

Dirigere l’orchestra provoca sensazioni indescrivibili. Ho avuto la fortuna di farlo in diverse occasioni (forse meno di quello che avrei desiderato, per oggettive difficoltà ambientali) e l’empatia con i musicisti è stata totale. La sensazione è quella di condurre una barca a vela, molto grande, in mezzo al mare. Devi seguire il vento e correggere la rotta ogni tanto, con delicatezza o con decisione a seconda delle circostanze.

Nell’ambito dei progetti Erasmus sei stato invitato come docente dal Conservatorio della Svizzera Italiana e dall’ESMUC di Barcellona (Spagna). Sei Docente di Accompagnamento Pianistico dell’Istituto Superiore di Studi Musicali “V. Bellini” di Catania. Noti molte differenze tra gli studenti italiani e quelli stranieri? Cosa pensi del progetto Erasmus? Pensi che in Italia, e in particolar modo in Sicilia, la cultura e la musica siano adeguatamente valorizzate?
Cosa ti senti di dire ai giovani talenti emergenti che vogliono intraprendere la stessa carriera? Che progetti hai per il futuro?

 Gli studenti siciliani, sono quelli che conosco meglio, vivono una situazione di disagio effettivo dovuta alle difficoltà ambientali, sociali, culturali ed economiche della nostra terra. Ci sono quelli che reagiscono lamentandosi e vivendo di alibi e poi ci sono quelli che lottano, che studiano e che cercano il loro posto nel mercato globale e che non hanno paura della concorrenza e di misurarsi con i loro colleghi. Quest’ultimi sono quelli che apprezzo maggiormente. Sono coordinatore dei progetti Erasmus da due anni e quindi è evidente che sono un appassionato sostenitore dell’Europa, quella bella, dell’integrazione, delle opportunità, degli scambi e delle buone pratiche da seguire. Perché le opportunità lavorative nel mercato Europeo sono concrete; se ci fermiamo a quello italiano o, peggio, solo siciliano allora le speranze diventano poche e lo scoraggiamento prende il sopravvento. Mi chiedi se in Italia la musica sia valorizzata? Trovi la risposta nei giornali di oggi ( 3 ottobre a.c.) alla pagina che parla del licenziamento dei professori d’orchestra dell’opera di Roma… la cultura è progresso di un popolo, è sviluppo sociale ed economico. Spero lo capiscano tutti gli amministratori a tutti i livelli. Ti dico non un progetto, ché con i miei progetti potresti riempire un libro, ma un sogno… vorrei restaurare un vecchio edificio e farne un luogo di produzione artistica, autogestito e sostenibile e dove i musicisti non vengano chiamati a suonare gratis…

Fiorella Manciagli

Fiorella Manciagli laureanda in Giurisprudenza a Catania, appassionata di attualità e politica. Rubrica: Eccellenze Made in UNICT.

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Fiorella Manciagli

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