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Da dove deriva l’espressione “Principe Azzurro”?

Da dove viene l’espressione “Principe Azzurro”? Da quelle ragazze che, continuando a sognare ad occhi aperti, per trovarlo si aiutano con il libro “Come inciampare nel principe azzurro”? o si lasciano coinvolgere dal film “Principe azzurro cercasi”? Da dove proviene lo stereotipo del Principe Azzurro che molte donne cercano, gettandosi nelle relazioni sentimentali più fallimentari, che Simona Siri racconta nel libro “Vogliamo la favola”?

Non ci si deve meravigliare se la risposta arriva dall’ Accademia della Crusca, infatti l’espressione “principe azzurro” è peculiare della nostra lingua. Quello dei francesi è un Prince Charmant, quello degli inglesi Prince Charming, entrambi incantevoli, ma non colorati come quello italiano.  L’Accademia per rispondere alla domanda circa la “provenienza del Principe azzurro” si ricollega all’interrogativo che Paolo Zolli aveva posto in un articolo del Messaggero veneto, del 22 settembre 1982, Che il Principe Azzurro sia stato Vittorio Veneto?. Nell’articolo  Zolli mostrava il suo stupore nell’osservare che l’espressione “Principe Azzurro” è attestata solo a partire dal 1907, anno in cui Guido Gozzano pubblicò la sua prima raccolta poetica dal titolo “La via del Rifugio”nella quale è inserita l’evocazione dell’Amica di Nonna Speranza, poesia che contiene il verso:

«O musica! Lieve sussurro! E già nell’animo ascoso

d’ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro,

lo sposo dei sogni sognati…»

Nel  1904 c’era stato un film italiano con quel titolo, e nel 1910, il commediografo Sabatino Lopez farà presentare un lavoro dal titolo “Principe Azzurro”. Vennero avanzate delle ipotesi: una riguardava un Fat Frumos, personaggio fiabesco del poeta romeno Eminescu, ma il significato non era “principe azzurro”, ma “ragazzo bello”, un’altra riferita al principe di una leggenda indiana, che si vede dipinto con la pelle di un bell’indaco. Quello che non si spiega è come il principe “azzurro” sia entrato in italiano e non in  inglese, né in francese né in tedesco, tutte lingue che avevano contatti con le culture e le civiltà dell’India.

«Occorreva dunque accettare l’idea di un’origine prettamente italiana, e fuor di classicità, per questo nobile giovane color del mare», così continua nel suo articolo Zolli e individua l’origine italiana nell’azzurro, colore tradizionale della casa di Savoia, tanto che ancora oggi il colore del nastrino delle ricompense militari, della sciarpa degli ufficiali in alta tenuta e della maglia degli atleti in rappresentanza nazionale è l’azzurro. Ed era proprio azzurra l’uniforme di bassa tenuta, con i gradi di generale di brigata, nella quale il principe Vittorio Emanuele si presentò a Cettigne, per la prima visita ai futuri parenti e alla futura sposa, Elena del Montenegro, così come azzurri aveva gli occhi. Nessun dubbio nella corrispondenza tra il colore azzurro e il personaggio della casa dei Savoia. I suoi antenati, Amedeo VI e  Amedeo VII, erano stati detti il Conte Verde e il Conte Rosso: il primo dal paramento adottato per un torneo, il secondo da un vistoso abito indossato per festeggiare la nascita dell’erede.

La prima menzione del principe di Napoli come “Principe Azzurro” sembra essere stata fatta da Giovanni Artieri che, ne “Il tempo della Regina”, scrive:

« La principessa “povera”, questa cenerentola montenegrina alla quale il destino serbava  un Principe Azzurro, azzurro Savoja, commoveva».

E più avanti, lo stesso Artieri, a proposito del matrimonio del principe di Piemonte del 1930, riferisce che «I giornali stranieri chiamarono Umberto “Prince Charmant”, come per sottolineare il fatto che essi ignoravano l’esistenza del nostro sintagma di color Savoia». Ed è proprio il sintagma “Principe Azzurro” che, nonostante sia stato attribuito da tutti alle fiabe tradizionali e ai classici della Disney, non compare in queste. Si tratta dunque di una espressione nata nel modo giornalistico che, come un ciclone, si è diffusa velocemente tra tutti gli italiani, e soprattutto le italiane

Agrippina Alessandra Novella

Classe '92 . “Caffè, libri e tetris di parole”, ha definito la vita così, perché sono queste le tre cose che non devono mai mancarle. Legge da quando ha scoperto che i libri le fanno vivere più vite e sin da piccola scrive ovunque, perché le cose quando si scrivono rimangono. Cresciuta a Mineo è rimasta affascinata dagli scrittori che ivi hanno avuto i natali: Paolo Maura, Luigi Capuana e Giuseppe Bonaviri. Laureata in Lettere Classiche, presso l’Università di Catania, attualmente studia Italianistica all'Alma Mater di Bologna. Redattrice e proofreader per LiveUniCT e membro FAI.

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Agrippina Alessandra Novella

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