Non si placano le polemiche a Catania dopo la rinuncia dell’Amministrazione comunale a 8,2 milioni di euro di fondi europei e regionali destinati alla realizzazione della rete ciclabile cittadina. A seguito degli interventi con cui il Sindaco Trantino ha motivato la scelta in Consiglio comunale, Legambiente Catania ha inviato una dura contro-replica, smontando punto per punto le tesi sull’impatto della ciclabilità sulla viabilità urbane.
“Il traffico non è da far scorrere: è il problema”
Secondo l’associazione ambientalista, considerare la fluidificazione del traffico automobilistico come una priorità assoluta rappresenta un errore strategico. Catania si conferma infatti tra le città a più alto tasso di motorizzazione in Italia, terza per congestione stradale, con superamenti sistematici dei limiti di inquinamento atmosferico (+18% per il PM10 e +33% per il NO2).
“L’inquinamento causa oltre 250 morti premature l’anno solo a Catania, un numero 50 volte superiore rispetto alle vittime di incidenti stradali. La domanda corretta non è come far scorrere meglio le auto, ma come permettere ai cittadini di muoversi in sicurezza e senza danni alla salute” osserva Legambiente, citando l’esempio di Parigi dove 1.000 km di piste ciclabili hanno abbattuto del 40% l’esposizione al biossido di azoto.
Un tragitto su tre è sotto i 2 km: “Basterebbe spostare il 5% su bici”
I dati sugli spostamenti quotidiani dei catanesi tracciano un quadro chiaro: su circa 500.000 spostamenti al giorno con una distanza media di 3,8 km, il 33% non supera i 2 chilometri. In città, l’uso dell’auto privata copre il 70% della mobilità totale a fronte di un risicato 10% per il trasporto pubblico.
Legambiente sottolinea che uno spostamento sotto i 2 km richiede appena 8 minuti in bicicletta. Spostare anche solo il 5% dei tragitti brevi sui mezzi a pedali o pedonali significherebbe eliminare 25.000 vetture ogni giorno dalle strade etnee, con benefici immediati per la congestione e la vivibilità.
Perdersi un finanziamento PGTU e PUMS non è una scelta neutrale
L’associazione contesta fermamente anche la tesi secondo cui i cantieri aperti oggi consiglierebbero di rinviare la rete ciclabile: “I cantieri odierni non possono bloccare la città di domani. Con questa logica non si realizzerebbero mai metropolitane o parcheggi di interscambio”.
La rinuncia a 8,2 milioni di euro già previsti dal PGTU, dal PUMS e dal Biciplan rappresenta per Legambiente la perdita irrecuperabile di un investimento esterno, oltre a una manifesta incapacità di finalizzare risorse pubbliche già assegnate. L’associazione chiede quindi che vengano rese pubbliche tutte le valutazioni tecniche e che si apra un dibattito trasparente in Consiglio comunale sul futuro modello di mobilità che si intende adottare per la città.












