C’è una Catania che guarda al futuro, con grandi progetti di rigenerazione urbana, e una Catania che ogni giorno si misura con problemi molto più ordinari: strade dissestate, marciapiedi degradati, tombini e caditoie da pulire, rifiuti e allagamenti dopo le piogge intense. Sono due immagini della stessa città e metterle a confronto non significa necessariamente contestare le grandi opere, né negare il lavoro dell’amministrazione. Al contrario, significa porsi una domanda semplice ma centrale per chi vive e paga le tasse a Catania: mentre si progettano trasformazioni importanti, chi si occupa con la stessa attenzione della manutenzione quotidiana?
Il tema è tornato al centro del dibattito dopo le recenti precipitazioni e mentre il Comune prepara la seconda fase degli interventi sul Lungomare, con la chiusura di parte di viale Artale Alagona dal 5 ottobre e un progetto complessivo che punta alla riqualificazione del fronte costiero.
Il Lungomare che cambia e la Catania da sistemare
Il progetto illustrato dal sindaco rappresenta una delle trasformazioni urbanistiche più significative previste per la città: 15 milioni di euro per l’intervento sul Lungomare, inseriti in un programma più ampio di oltre 50 milioni, cinque interventi e circa 110 ettari interessati, con l’obiettivo di modificare progressivamente il rapporto tra Catania e il mare. La prospettiva è quella di una promenade più accessibile a pedoni e biciclette, con una zona a traffico limitato e la progressiva restituzione di spazi oggi occupati dalle automobili. Al centro c’è anche la futura demolizione del ponte di Ognina, destinata a cambiare radicalmente la percezione del borgo e il suo rapporto con il mare.
L’obiettivo è rendere vivibile il lungomare tutto l’anno, che diventerà una promenade per i pedoni e biciclette, in zona a traffico limitato, restituendo ai cittadini gran parte degli spazi oggi invasi dalle auto,” dichiarazioni del Sindaco Trantino
È un progetto che può incidere sull’immagine della città e sulla sua capacità di attrarre residenti e visitatori, ma proprio per questo riapre una questione politica e amministrativa più ampia: la riqualificazione non può essere percepita come qualcosa che riguarda soltanto le grandi direttrici urbane. Per una parte dei cittadini, infatti, la qualità della vita si misura molto più concretamente nella strada sotto casa, nel marciapiede che percorre ogni mattina, nella possibilità di attraversare un quartiere senza incontrare buche, rifiuti o acqua stagnante. La sfida, dunque, è fare in modo che la grande trasformazione del Lungomare proceda insieme alla manutenzione ordinaria del resto della città.
Quando arriva la pioggia, la manutenzione diventa una priorità
Le recenti precipitazioni hanno riportato con forza il tema della vulnerabilità del territorio. A Catania, inoltre, il problema della pulizia di tombini e caditoie si intreccia quest’anno con la presenza della cenere vulcanica: nei giorni scorsi sono stati effettuati interventi di espurgo e disostruzione, con quantità significative di materiale estratto dai sistemi di drenaggio. Questo non significa che ogni allagamento sia automaticamente riconducibile a una cattiva manutenzione: gli eventi meteorologici estremi possono mettere sotto pressione anche sistemi correttamente mantenuti. Ma proprio per questo la prevenzione diventa ancora più importante. Un’amministrazione non può impedire che cada una grande quantità di pioggia in poco tempo, ma può lavorare per ridurre i fattori che trasformano una precipitazione intensa in un problema urbano.
Ed è qui che la discussione sulle caditoie, sulla pulizia delle strade, sulle condizioni dell’asfalto e sulla gestione delle acque meteoriche diventa concreta. Anche l’idea di intervenire sulle grondaie private merita, però, di essere affrontata con attenzione: eventuali obblighi per i proprietari devono essere valutati alla luce delle norme tecniche e urbanistiche, individuando soluzioni realmente efficaci e sostenibili. Il principio dovrebbe essere quello di una responsabilità condivisa, nella quale il cittadino rispetta le regole e l’amministrazione garantisce manutenzione, controllo e infrastrutture adeguate.
Rifiuti, il cittadino ha responsabilità ma servono servizi verificabili
Ancora più delicato è il capitolo della pulizia urbana. È difficile negare che a Catania esista un problema di comportamenti incivili: abbandono indiscriminato dei rifiuti, conferimenti irregolari e mancato rispetto delle regole contribuiscono al degrado e richiedono controlli e sanzioni. Ma fermarsi a questa spiegazione sarebbe riduttivo. La qualità dello spazio pubblico dipende anche dalla continuità, dalla frequenza e dalla verificabilità dei servizi di spazzamento e lavaggio. La documentazione comunale sulla qualità del servizio prevede che il programma di spazzamento e lavaggio consenta di conoscere, per ciascuna strada e area mercatale, data e fascia oraria prevista per l’intervento. È un principio importante perché trasforma una lamentela generica in una domanda verificabile: quella strada è stata pulita? Quando? Con quale frequenza? Il servizio previsto è stato effettivamente eseguito?
In questo senso la trasparenza può diventare uno strumento per distinguere le responsabilità.Se un cittadino sporca, deve risponderne; se un servizio previsto non viene effettuato o risulta insufficiente, deve essere possibile verificarlo e chiedere conto di quanto accaduto. La questione non è quindi scegliere tra “colpa dei cittadini” e “colpa del Comune”, ma costruire un sistema nel quale ciascuno sia chiamato a fare la propria parte e nel quale l’efficienza dell’amministrazione possa essere misurata attraverso dati e risultati.
La vera sfida: una città bella anche fuori dai grandi progetti
È probabilmente questo il punto più interessante del confronto aperto dalle parole del sindaco: Catania ha bisogno sia delle grandi opere sia della manutenzione quotidiana.Una nuova piazza, un Lungomare riqualificato o la trasformazione di Ognina possono modificare profondamente il volto della città, ma il giudizio dei cittadini passa anche dalla normalità: una strada percorribile, un marciapiede sicuro, un tombino libero, un quartiere pulito, un sistema di raccolta che funziona. Non sono obiettivi alternativi alla rigenerazione urbana; sono la sua base. E proprio per questo sarebbe utile che la stagione delle grandi trasformazioni fosse accompagnata da un altrettanto chiaro piano della manutenzione ordinaria, con priorità, tempi, responsabilità e risultati pubblicamente verificabili.
Il cittadino che chiede questo non è necessariamente un oppositore dell’amministrazione e non è corretto considerarlo parte del problema solo perché segnala un disservizio. Allo stesso modo, responsabilizzare chi sporca o viola le regole resta indispensabile. La Catania che può davvero cambiare, dunque, è quella capace di tenere insieme entrambe le esigenze: progettare il futuro senza trascurare il presente.Perché una città più bella non è soltanto quella che inaugura nuove opere, ma quella nella quale anche chi vive nei quartieri meno centrali percepisce ogni giorno che lo spazio pubblico viene curato, controllato e rispettato.












