Ancora una volta basta l’Etna per mettere a nudo le fragilità del sistema dei trasporti siciliano. L’attività del vulcano ha nuovamente provocato disagi all’aeroporto di Catania, tra voli cancellati e dirottati, riportando alla memoria quanto accaduto ad agosto, quando i collegamenti saltati furono circa 700. Un’emergenza che non si misura soltanto in numeri: dietro ogni volo cancellato ci sono passeggeri costretti a cambiare programmi, turisti che rischiano di perdere prenotazioni, lavoratori alle prese con spostamenti imprevisti e persone che devono raggiungere altre città anche per motivi di salute.
E c’è poi il conto per il territorio, con il turismo e le attività economiche della Sicilia orientale esposti alle conseguenze delle interruzioni del traffico aereo. Il problema, naturalmente, non è l’eruzione in sé, ma la capacità di disporre di alternative efficienti quando Fontanarossa entra in difficoltà. È in questo quadro che torna prepotentemente al centro della discussione la SAC, società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso, e il suo futuro assetto proprietario. La possibile privatizzazione della società apre infatti una partita che va oltre la gestione ordinaria degli scali e coinvolge direttamente mobilità, servizi e sviluppo del territorio.
“Il Consiglio ha pieno titolo”: Anastasi rilancia la commissione
A riaccendere il confronto istituzionale è il presidente del Consiglio comunale Sebastiano Anastasi, intervenuto per chiarire il percorso della commissione consiliare speciale temporanea dedicata alla SAC. L’organismo, spiega Anastasi, non è stato accantonato: i componenti sono già stati individuati e resta da completare la designazione del presidente, che dovrà essere inserita nella deliberazione istitutiva sottoposta all’Aula. Il passaggio, precisa, è disciplinato dall’articolo 65 del Regolamento del Consiglio comunale e richiede attenzione proprio perché la commissione dovrà avere «autorevolezza, equilibrio e un’ampia condivisione istituzionale». Ma nella nota del presidente dell’Aula c’è soprattutto una rivendicazione precisa delle prerogative del Consiglio:
«Il Consiglio comunale ha pieno titolo per discutere dell’aeroporto, nel rispetto delle competenze degli altri enti e degli organi societari», afferma Anastasi. E aggiunge: «Occuparsene è una responsabilità verso i cittadini».
La commissione, nelle sue intenzioni, dovrà quindi approfondire una vicenda che riguarda direttamente la città, senza sovrapporsi agli organi della società o alle competenze degli altri livelli istituzionali. Il riferimento è al futuro dell’aeroporto e al percorso di privatizzazione della SAC, considerati temi di «evidente rilevanza per la città». Un lavoro che, secondo quanto previsto dal regolamento richiamato da Anastasi, dovrà concludersi con una relazione da sottoporre pubblicamente al Consiglio.
Privatizzare la SAC: la domanda non è soltanto chi entrerà
È proprio sulla privatizzazione che si concentra una parte rilevante delle preoccupazioni espresse nel dibattito. La SAC gestisce entrambi gli aeroporti di Catania e Comiso e, secondo quanto riportato nel materiale fornito, la Camera di Commercio del Sud Est Sicilia ne è azionista di maggioranza, mentre la Regione Siciliana detiene il 25%. Il progetto in discussione prevede la cessione della maggioranza della società a un operatore privato internazionale. Da qui nasce una domanda che riguarda il futuro del sistema aeroportuale siciliano: quali condizioni accompagneranno questa trasformazione e quali garanzie saranno previste per il territorio?
Nel dibattito viene richiamata anche la situazione della Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, commissariata da tre anni, e l’assenza, secondo la ricostruzione fornita, di vincoli di servizio pubblico nella proposta di cessione delle quote. Non si tratta di elementi secondari, perché l’aeroporto di Catania non rappresenta soltanto una società o una struttura commerciale: per migliaia di persone è la principale porta d’accesso alla Sicilia orientale e uno snodo essenziale per lavoro, turismo e mobilità. E quando Fontanarossa si ferma, emerge quanto sia importante avere un sistema capace di redistribuire rapidamente passeggeri e collegamenti. È su questo terreno che la discussione sulla SAC assume un significato più ampio e diventa anche una discussione sulle garanzie che il territorio può aspettarsi dal futuro assetto della società.
Comiso, i 47 milioni e l’alternativa che non basta avere sulla carta
In questa prospettiva, Comiso diventa un tassello decisivo. Lo scalo ibleo potrebbe rappresentare una delle alternative a Catania nelle fasi di emergenza, ma un aeroporto alternativo è davvero utile soltanto se è collegato al resto della Sicilia attraverso servizi efficienti. Nel materiale fornito viene richiamata la disponibilità di 47 milioni di euro provenienti da una concessione europea già approvata e non ancora spesi, con il riferimento alla mancata realizzazione di un sistema organizzato di navette e collegamenti capaci di accompagnare i passeggeri da Comiso verso le principali destinazioni. È questo uno dei punti che rendono particolarmente concreto il dibattito: un passeggero dirottato su Comiso non ha bisogno soltanto di un aereo che possa atterrare, ma anche di sapere come raggiungere Catania, Ragusa, Siracusa o altre destinazioni senza dover improvvisare un trasferimento nel cuore della notte.
L’emergenza, quindi, mette in evidenza una questione strutturale: gli aeroporti non possono essere considerati nodi isolati, ma devono essere parte di una rete. Ed è proprio su questa rete che il Consiglio comunale vuole aprire un confronto. Anastasi respinge l’idea che occuparsi della SAC significhi un’ingerenza nelle competenze societarie e sottolinea che l’obiettivo della commissione è esercitare il ruolo di controllo e approfondimento attribuito all’assemblea:
«Il diritto del Consiglio a conoscere e approfondire le scelte che riguardano Catania deve trovare pieno riconoscimento», afferma.
La partita è appena iniziata: tra emergenze e futuro dell’aeroporto
La nuova emergenza legata all’Etna rende quindi ancora più attuale una discussione che rischierebbe altrimenti di rimanere confinata nei documenti societari e nelle procedure di privatizzazione. Perché dietro la SAC, le quote e la governance c’è una questione molto più concreta: la capacità di Catania e della Sicilia orientale di non rimanere paralizzate quando Fontanarossa è costretta a rallentare o fermarsi. Il Comune vuole conoscere, approfondire e discutere, mentre il percorso per rendere operativa la commissione speciale prosegue. Anastasi rivendica un ruolo preciso per l’Aula: non decidere al posto degli organi competenti, ma poter esaminare una trasformazione che riguarda direttamente la città.
Nel frattempo, i cittadini continuano a fare i conti con una rete di trasporti che, nelle emergenze, mostra tutte le sue difficoltà. L’Etna non può essere fermato e non può essere previsto quando deciderà di tornare a condizionare i voli. Quello che può essere discusso, invece, è tutto ciò che viene dopo: le alternative, i collegamenti, l’organizzazione, gli investimenti e le condizioni con cui verrà gestita una delle infrastrutture più importanti della Sicilia orientale. Ed è proprio qui che la partita della SAC smette di essere soltanto una questione societaria e diventa una questione che riguarda l’intera città.












