Una marea di oltre 3.000 persone ha invaso questa mattina le strade di Catania in occasione dello sciopero generale nazionale, promosso dal sindacato di base Usb e partecipato attivamente da lavoratori, sigle sindacali, studenti universitari e medi. Un lungo e colorato corteo ha attraversato il centro cittadino per protestare contro il carovita, le politiche di guerra e riarmo, e per chiedere un drastico cambio di rotta su sanità , scuola e servizi pubblici.
La mobilitazione catanese è iniziata all’ingresso del porto, storico punto di snodo della città , dove fin dalle prime ore della mattina si sono radunati i manifestanti. Da lì il corteo si è mosso ordinatamente per raggiungere piazza Stesicoro, percorrendo via Dusmet e corso Sicilia. Un tragitto partecipatissimo, caratterizzato da striscioni, slogan e bandiere, che non ha fatto registrare tensioni o problemi di ordine pubblico, vigilato a distanza dalle forze dell’ordine. Per consentire il passaggio in sicurezza della manifestazione, la viabilità del centro storico è stata temporaneamente rivoluzionata, con divieti di transito e di circolazione lungo tutto l’itinerario che hanno inevitabilmente congestionato il traffico, ma senza incidenti.
A spingere così tante persone in piazza sono state rivendicazioni precise che toccano da vicino la quotidianità dei cittadini e, in particolare, dei giovani e delle fasce più deboli. Studenti e lavoratori hanno sfilato fianco a fianco per denunciare l’impatto del carovita – che rende sempre più difficile far fronte a spese essenziali come affitti, bollette e, per chi studia, l’acquisto dei testi universitari – e per contestare le risorse destinate alla difesa e agli armamenti, sottratte, secondo i promotori, a settori chiave come la sanità pubblica e l’istruzione.
Proprio il mondo della scuola e dell’università ha fatto sentire forte la propria voce. Le sigle scolastiche e gli studenti, in stato di agitazione, hanno protestato accoratamente per lo stato di forte precarietà e insicurezza dell’edilizia scolastica nell’isola (con la denuncia che la stragrande maggioranza degli istituti non è a norma) e per la grave carenza di fondi.
La richiesta è quella di un’inversione di rotta immediata, con la pretesa che i governi nazionale e regionale tornino a investire risorse strutturali nei servizi essenziali – a partire dalla sanità pubblica, dall’istruzione e dai trasporti – e ad affrontare l’emergenza del lavoro povero e della disoccupazione che attanaglia il territorio. Il corteo di oggi a Catania ha dimostrato come la tensione sociale e il bisogno di risposte concrete siano più vivi che mai.












