Gli autotrasportatori siciliani fermano i mezzi a partire da venerdì 16 ottobre. Il Comitato ha proclamato lo sciopero contro il caro-carburanti fissando una prima scadenza provvisoria al 20 ottobre, ma annunciando che la protesta continuerà ad oltranza se non arriveranno risposte concrete dalle istituzioni. Il coordinatore Salvatore Bella individua nel governo nazionale il principale interlocutore che finora non ha dato seguito alle richieste della categoria.
Quarantotto ore di autonomia per l’Isola
L’impatto del fermo sui rifornimenti e sulla rete distributiva rischia di essere immediato e pesante. Il Comitato quantifica infatti in tempi estremamente ridotti la tenuta delle scorte: “Solo 48 ore di autonomia, poi l’Isola resterà senza rifornimenti, non si troverà più nulla e noi spegneremo i motori ad oltranza”.
Bella respinge l’ipotesi che si tratti di un’intimidazione, richiamando la struttura logistica della grande distribuzione organizzata: “La nostra non è una minaccia, ma un dato di fatto: visto che nei supermarket non si fa più magazzinaggio, con lo stop dei tir, nel giro di due giorni, gli scaffali saranno vuoti e i generi di prima necessità introvabili”.
Il confronto con la Regione e il nodo con Roma
Le imprese del settore vivono ormai da un mese in costante stato di agitazione. Questa volta, tuttavia, la contestazione non punta al governo regionale. Palazzo d’Orléans porterà infatti in Giunta un decreto da 15 milioni di euro destinato al caro-gasolio, misura con cui la Regione ha fatto quanto era nelle proprie possibilità.
Il vero scontro è con Roma. Il Comitato attende ancora l’erogazione dei contributi arretrati del 2024 e del 2025 che il governo centrale si era impegnato a saldare entro lo scorso mese di luglio. “A maggio ci ha promesso il pagamento dei contributi arretrati del 2024 e 2025 entro luglio, mentre finora non abbiamo ricevuto nulla”, spiega Bella. “Nel frattempo, siamo costretti a pagare il biglietto delle navi ben 700 euro in più, tanto che, tra il rincaro dei prodotti petroliferi e l’impatto dell’Ets, le rotte marine sono diventate ormai insostenibili”.
L’Ets (la tassa europea sulle emissioni climalteranti) e i rincari dei carburanti hanno fatto lievitare fino a 700 euro in più a biglietto i costi per l’attraversamento dello Stretto di Messina e per le rotte marittime da e per la Sicilia.
Si ferma anche la flotta peschereccia di Trapani
La morsa del caro-gasolio sta travolgendo anche il comparto ittico. La flotta dei pescherecci di Trapani ha deciso di sospendere le attività di pesca, con gli armatori che hanno consegnato i documenti di bordo presso la Capitaneria di Porto per illustrare la drammaticità della crisi.
Ad oltranza senza risposte
La data del 20 ottobre rimane un termine provvisorio. Sena un intervento risolutivo da parte delle istituzioni, i tir non torneranno su strada: “Ci scusiamo per i disagi che provocheremo ma senza risposte da parte delle istituzioni lo sciopero proseguirà ad oltranza”, conclude Bella.
La durata e le conseguenze dello stop dipenderanno ora dalle risposte che il governo nazionale fornirà sul pagamento degli arretrati.












