Allattare è naturale, ma questo non significa che sia sempre semplice. Per una neomamma, le prime settimane possono essere accompagnate da dolore, ragadi, ingorgo mammario, difficoltà nell’attacco del bambino, stanchezza e dubbi sulla quantità di latte. A tutto questo possono aggiungersi aspettative spesso irrealistiche e consigli contraddittori ricevuti da familiari, conoscenti o trovati online. Proprio per questo la Settimana Mondiale per l’Allattamento Materno, dall’1 al 7 ottobre, rappresenta anche un’occasione per parlare non soltanto dei benefici dell’allattamento, ma soprattutto della necessità di garantire alle donne informazioni corrette e un sostegno competente. L’Asp di Catania partecipa all’iniziativa attraverso la rete dei suoi 35 Consultori familiari, con incontri, sportelli e momenti di confronto dedicati alle famiglie. L’obiettivo non è trasformare l’allattamento in un obbligo, ma fare in modo che ogni donna possa affrontarlo con strumenti adeguati, senza sentirsi sola davanti alle difficoltà .
I benefici sono importanti, ma l’allattamento non deve diventare una prova da superare
Le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e del Ministero della Salute indicano l’allattamento esclusivo per i primi sei mesi, seguito dall’introduzione di alimenti complementari e dalla prosecuzione dell’allattamento fino a due anni e oltre, se desiderato. Il latte materno fornisce al neonato nutrienti e componenti immunitarie importanti e l’allattamento è associato a benefici per la salute della madre e del bambino. Ma proprio qui è necessario evitare un equivoco: promuovere l’allattamento non significa giudicare una madre in base alla sua capacità di allattare o alla durata dell’esperienza.
Il percorso può essere molto diverso da donna a donna e può incontrare ostacoli concreti. Un attacco non corretto può provocare dolore e lesioni del capezzolo; un seno molto teso può rendere più difficile la poppata; la percezione di avere poco latte può generare ansia, soprattutto nei primi giorni. L’OMS sottolinea l’importanza di un sostegno competente, della corretta posizione e dell’attacco del bambino al seno e dell’alimentazione responsiva, cioè in risposta ai segnali del bambino e alle esigenze della madre. Sapere che alcune difficoltà sono frequenti può evitare che un problema temporaneo venga vissuto come un fallimento personale.
Dolore, ragadi, ingorgo e mastite: i segnali da non ignorare
Tra le difficoltà più comuni ci sono ragadi e dolore ai capezzoli, ingorgo mammario e mastite. Quest’ultima è un’infiammazione della mammella che può essere associata o meno a un’infezione e, nei casi più importanti, può evolvere in complicanze come un ascesso. Per questo dolore intenso, peggioramento dei sintomi o altri segnali preoccupanti meritano una valutazione da parte di un professionista sanitario, senza affidarsi esclusivamente ai consigli trovati sui social o al passaparola. La conoscenza serve anche a evitare comportamenti inutilmente aggressivi o pratiche non supportate da solide evidenze.
Le indicazioni dell’OMS per la prevenzione della mastite comprendono un allattamento responsivo, una buona posizione e un corretto attacco del bambino, oltre al supporto professionale; in caso di ingorgo, alle donne che desiderano continuare ad allattare viene raccomandato di essere sostenute nel farlo. La cosa più importante, soprattutto nelle prime settimane, è quindi non aspettare che una difficoltà diventi insostenibile: chiedere aiuto presto può fare la differenza. Ed è proprio questo uno dei motivi per cui consultori, pediatri, ostetriche e altri professionisti formati hanno un ruolo essenziale.
Farmaci, malattie e falsi miti: perché improvvisare può essere un errore
Un’altra fonte di preoccupazione riguarda ciò che la madre può o non può fare durante l’allattamento. Farmaci, malattie, esami diagnostici e condizioni particolari vengono spesso considerati automaticamente incompatibili con l’allattamento, ma non è così in tutti i casi. Il Ministero della Salute ricorda che alcune condizioni considerate in passato controindicazioni non lo sono necessariamente e che, quando una donna ha bisogno di una terapia, la valutazione deve essere effettuata considerando sicurezza, condizioni della madre e del bambino e rapporto tra rischi e benefici.
 Questo non significa che qualsiasi farmaco sia sicuro o che si debba continuare ad allattare indipendentemente dalla situazione: significa esattamente il contrario, cioè che la decisione deve essere presa con informazioni corrette e con il supporto di un professionista. Anche il bambino deve essere seguito nel suo accrescimento: l’OMS indica, tra gli elementi utili per valutare se l’assunzione di latte è adeguata, la crescita secondo gli standard e alcuni indicatori legati alle poppate e ai pannolini. Il messaggio, dunque, è semplice: niente allarmismi, ma nemmeno improvvisazione. Quando sorgono dubbi, la risposta più sicura non è cercare la soluzione più convincente su internet, bensì rivolgersi alla rete sanitaria.
Informazione e sostegno: la mamma non dovrebbe essere lasciata sola
È forse questo il punto centrale della Settimana dell’Allattamento: non basta dire alle donne che l’allattamento è importante, bisogna metterle nelle condizioni di poterlo affrontare. L’OMS considera il counselling e il sostegno qualificato strumenti fondamentali e nel 2026 ha ribadito la necessità di personale adeguatamente formato per offrire assistenza efficace, competente e rispettosa.  A Catania, la rete dei 35 Consultori familiari dell’Asp propone durante la settimana incontri informativi, sportelli di ascolto, laboratori sull’attacco al seno, gruppi tra neomamme e momenti rivolti anche a papà e nonni.
Particolarmente significativo è l’appuntamento del 6 ottobre al PTA San Luigi, con spazi dedicati al sostegno all’allattamento, alla donazione del latte umano, alla continuità assistenziale dopo la dimissione, al supporto emotivo e alla prevenzione della depressione perinatale. La Living Library, con mamme che condividono la propria esperienza, aggiunge inoltre una dimensione umana a quella sanitaria. Perché dietro ogni allattamento c’è una donna diversa, con un corpo, una storia, una sensibilità e una situazione familiare differenti. Informare significa quindi anche togliere senso di colpa, riconoscere le difficoltà e indicare dove trovare aiuto. L’obiettivo non dovrebbe essere una madre perfetta, ma una madre informata, ascoltata e sostenuta.











