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Scuola, tetto agli stranieri: cosa cambia e il caso Catania

Il Governo prepara un tetto agli studenti stranieri per classe. I numeri nazionali, le criticità e il caso Catania tra integrazione e scuola.

Un limite agli studenti con cittadinanza straniera nelle classi, l’italiano come requisito centrale nei percorsi di integrazione e nuove regole per affrontare le situazioni in cui la presenza di alunni non italofoni è particolarmente elevata. La proposta annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni riporta al centro del dibattito il rapporto tra scuola, immigrazione e integrazione. Il tema, però, va letto attraverso i numeri e senza confondere la cittadinanza con la conoscenza della lingua o con il percorso migratorio di una famiglia.

Oggi nelle scuole italiane ci sono oltre 931 mila alunni con cittadinanza non italiana, pari all’11,6% della popolazione scolastica. E dentro questa fotografia nazionale c’è anche Catania, che presenta una peculiarità significativa: pur non essendo tra le città con il maggior numero complessivo di studenti stranieri, è seconda in Italia per presenza di minori stranieri non accompagnati, con 745 casi secondo gli ultimi dati disponibili.

Il tetto del 30% torna al centro della politica scolastica

La proposta del Governo parte da un principio già conosciuto dal sistema scolastico italiano. Il limite del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe era infatti già previsto, in via ordinaria, da una circolare del 2010, ma nel corso degli anni la sua applicazione ha incontrato numerose deroghe, soprattutto nelle aree in cui la composizione della popolazione rendeva difficile rispettare rigidamente la soglia. Meloni ha annunciato l’intenzione di rendere nuovamente operativo questo criterio attraverso un provvedimento che dovrebbe arrivare in Consiglio dei ministri. I dettagli definitivi, tuttavia, saranno fondamentali per capire come verrà applicato concretamente il limite e, soprattutto, a quali categorie di studenti sarà riferito.

Secondo le anticipazioni riportate sull’intervento governativo, non tutti gli studenti con un background migratorio verrebbero automaticamente considerati allo stesso modo: la questione potrebbe tenere conto, tra gli altri elementi, della cittadinanza e della conoscenza della lingua italiana.  Il problema principale è quello della distribuzione. Una scuola non è un sistema astratto nel quale gli studenti possono essere spostati semplicemente per raggiungere una percentuale: le iscrizioni dipendono anche dalla residenza, dalla vicinanza dell’istituto, dalla disponibilità di posti e dalla distribuzione della popolazione sul territorio. È proprio questo uno dei nodi evidenziati dal presidente dell’Associazione nazionale presidi Antonello Giannelli, secondo cui la questione può avere una motivazione didattica, ma presenta difficoltà concrete quando si passa all’applicazione. Il rischio, infatti, è che il rispetto di una soglia numerica si scontri con la realtà dei quartieri e delle famiglie che vivono in quelle zone.

Oltre 930 mila studenti: chi sono davvero gli alunni stranieri

Per comprendere la portata della discussione bisogna partire da un dato spesso semplificato nel dibattito pubblico. Gli ultimi dati elaborati dalla Fondazione ISMU, relativi all’anno scolastico 2024/2025, parlano di 931.323 studenti con cittadinanza non italiana, su una popolazione scolastica complessiva di poco più di 8 milioni. Rappresentano l’11,6% degli iscritti, ma la loro distribuzione non è uniforme: la percentuale raggiunge il 13,7% nella scuola primaria, il 12,7% nell’infanzia e il 12,6% nella secondaria di primo grado, mentre scende all’8,6% nelle scuole secondarie di secondo grado.

C’è poi un elemento particolarmente importante per evitare letture semplicistiche: oltre il 65% degli studenti con cittadinanza non italiana è nato in Italia. Non si tratta quindi, nella maggior parte dei casi, di ragazzi arrivati da poco nel Paese. La distinzione è rilevante perché cittadinanza, luogo di nascita, conoscenza della lingua italiana e storia familiare sono dimensioni differenti. Lo stesso dato racconta quanto la scuola italiana sia ormai inserita in una società demograficamente più complessa rispetto al passato. Nel frattempo, il numero complessivo degli studenti è diminuito a causa del calo delle nascite e la presenza degli alunni con cittadinanza straniera ha contribuito a contenere, almeno in parte, questa contrazione.

Catania, il dato che sorprende: 745 minori stranieri non accompagnati

Ed è proprio qui che emerge il caso Catania, che merita un capitolo specifico. Nel confronto tra le principali città italiane, Catania non è ai vertici per numero complessivo di studenti con cittadinanza straniera: la maggiore concentrazione si registra soprattutto nelle grandi città del Nord e nei principali centri metropolitani. Milano, per esempio, conta oltre 79 mila studenti non italiani, seguita da Roma, Torino e Brescia.

Il dato catanese diventa però particolarmente significativo quando si guarda a un’altra categoria: quella dei minori stranieri non accompagnati. Secondo i dati riportati nell’ultimo quadro ISMU, Catania è seconda in Italia dopo Milano, con 745 minori stranieri non accompagnati. È un numero che racconta una situazione diversa rispetto alla semplice presenza di studenti stranieri nelle classi: questi ragazzi arrivano infatti sul territorio senza un genitore o un adulto legalmente responsabile e richiedono percorsi specifici di accoglienza, tutela, istruzione e inserimento sociale. La stessa Prefettura di Catania dispone di un servizio dedicato alla presa in carico e all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio.

Per Catania, dunque, il tema della scuola si intreccia con quello più ampio dell‘accoglienza. La sfida non consiste soltanto nel distribuire gli studenti nelle classi, ma anche nel garantire a ragazzi con storie personali molto diverse gli strumenti necessari per inserirsi nel sistema scolastico. È una distinzione importante: parlare genericamente di “studenti stranieri” rischia infatti di mettere sullo stesso piano bambini nati e cresciuti in Italia e minori arrivati da soli dopo percorsi migratori complessi.

Integrazione, risultati scolastici e il nodo della dispersione

La discussione sul tetto nasce anche da un problema reale: le difficoltà scolastiche non sono distribuite allo stesso modo tra tutti gli studenti. I dati citati nel rapporto mostrano, per gli alunni con cittadinanza non italiana, una maggiore incidenza della dispersione scolastica implicita e differenze nei risultati di alcune prove standardizzate. In terza media, ad esempio, il divario indicato nei risultati è di 22,6 punti in italiano e di 13,5 in matematica; negli anni successivi, tuttavia, il divario in matematica tende a ridursi fino a scomparire, mentre resta quello relativo all’italiano. Nelle prove di inglese, invece, gli studenti non italiani ottengono risultati migliori.

Ma anche questi numeri devono essere letti con attenzione. Le difficoltà scolastiche non dipendono automaticamente dalla cittadinanza:

  • entrano in gioco la condizione socioeconomica della famiglia,
  • il livello di istruzione dei genitori,
  • il contesto territoriale,
  • la conoscenza della lingua e
  • le opportunità educative.

Allo stesso tempo, alcuni segnali mostrano un’evoluzione positiva: cresce, per esempio, la presenza degli studenti con background migratorio nei licei, soprattutto tra quelli nati in Italia, anche se resta un divario rispetto agli studenti italiani nella scelta dei percorsi di studio. La questione, quindi, non sembra ridursi a una semplice percentuale da rispettare. Il vero interrogativo riguarda come costruire classi capaci di garantire contemporaneamente qualità dell’insegnamento, apprendimento dell’italiano, integrazione e pari opportunità. Il tetto annunciato dal Governo potrà essere valutato concretamente solo quando saranno noti il testo definitivo, i criteri di applicazione e le eventuali deroghe.

Nel frattempo, il caso Catania mostra quanto il problema sia articolato: dietro i numeri delle statistiche ci sono scuole, famiglie e soprattutto ragazzi con percorsi molto diversi, per i quali la sfida non è soltanto entrare in una classe, ma avere davvero la possibilità di costruire attraverso la scuola il proprio futuro.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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Dalila Battaglia

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