
Settembre porta con sé nuovi inizi, ma non sempre la voglia di ricominciare arriva insieme alla prima campanella. Per alcuni studenti, infatti, il passaggio dalla libertà dell’estate ai ritmi serrati dello studio può trasformarsi in una fonte di preoccupazione. Tornano gli impegni, le aspettative e il confronto con gli altri, mentre nella mente possono riaffiorare dubbi e paure rimasti in secondo piano durante le vacanze. Capire che cosa si nasconde dietro questa inquietudine e affrontarla nel modo giusto può però rendere la ripartenza molto più serena, per gli studenti e per le loro famiglie.
Per milioni di studenti italiani la fine dell’estate coincide con il ritorno a una routine fatta di sveglie presto, lezioni, compiti, interrogazioni, verifiche e nuove responsabilità. Dopo settimane trascorse con ritmi più liberi, il passaggio alla quotidianità scolastica può essere tutt’altro che semplice. La prima campanella arriverà il 7 settembre nella provincia autonoma di Bolzano, mentre le riaperture proseguiranno progressivamente nelle altre regioni, fino alla Puglia, dove il ritorno in classe è previsto per il 17 settembre. Nel frattempo, famiglie e studenti sono alle prese con libri, zaini, quaderni e tutto ciò che serve per iniziare un nuovo anno.
Accanto all’entusiasmo per ritrovare amici e compagni può però comparire una sensazione meno piacevole: l’ansia da rientro. Si tratta di una reazione abbastanza comune, soprattutto quando il ritorno alla normalità viene percepito come un momento di forte cambiamento. Non riguarda soltanto la paura di affrontare una verifica o di non ricordare quanto studiato nell’anno precedente. A pesare possono essere anche il confronto con i coetanei, il timore del giudizio degli insegnanti, le aspettative della famiglia, le difficoltà nelle relazioni e la sensazione di dover dimostrare immediatamente di essere all’altezza. Un certo grado di agitazione, soprattutto nei giorni precedenti al rientro, è quindi fisiologico: l’ansia può rappresentare una risposta del tutto normale davanti a una situazione percepita come impegnativa. Diventa invece importante prestare attenzione quando è così intensa e persistente da interferire con il sonno, l’alimentazione, la socialità o la stessa frequenza scolastica.
Le ragioni dell’ansia cambiano da studente a studente e anche in base all’età. Un bambino della scuola primaria può vivere con preoccupazione il distacco dai genitori, il cambiamento degli orari o la paura di ritrovarsi in un ambiente percepito come impegnativo. In questa fascia d’età il disagio può manifestarsi anche attraverso sintomi fisici, come mal di pancia o mal di testa. Durante la preadolescenza e l’adolescenza, invece, diventano spesso centrali il rendimento, l’immagine di sé e soprattutto il rapporto con i coetanei. Essere accettati dal gruppo, sentirsi all’altezza degli altri, affrontare eventuali conflitti o il timore dell’esclusione possono diventare fonti di forte pressione.
Un elemento comune è la percezione di non possedere abbastanza risorse per affrontare ciò che aspetta lo studente. Il carico di lavoro può sembrare enorme prima ancora che inizi, mentre gli argomenti dell’anno precedente possono apparire improvvisamente lontani e difficili da recuperare. A questo si aggiunge, in alcuni casi, una pressione familiare involontaria. Domande concentrate esclusivamente sui voti, paragoni con fratelli o compagni e aspettative molto elevate possono trasmettere l’idea che il rendimento scolastico rappresenti una misura del proprio valore personale. È invece importante separare il risultato dalla persona: un brutto voto non definisce le capacità, il carattere o il futuro di uno studente. Anche sbagliare, incontrare una difficoltà o avere bisogno di tempo per recuperare fanno parte del percorso di apprendimento.
Il ruolo della famiglia può essere decisivo nel rendere il rientro più sereno. Di fronte a un ragazzo preoccupato, minimizzare con frasi come “non è niente” o “tutti vanno a scuola” rischia di ottenere l’effetto opposto a quello desiderato. Prima ancora di cercare una soluzione, è utile ascoltare e riconoscere l’emozione. Chiedere che cosa preoccupa realmente il ragazzo, aiutarlo a dare un nome alla paura e mostrarsi disponibili a parlarne permette di trasformare un’ansia indistinta in un problema più concreto e, di conseguenza, più gestibile.
Anche l’organizzazione quotidiana può diventare un prezioso strumento contro lo stress. Nei giorni che precedono il rientro è consigliabile ripristinare gradualmente gli orari, anticipando poco alla volta il momento del sonno e quello della sveglia, invece di modificare drasticamente le abitudini da un giorno all’altro. Preparare insieme il materiale scolastico e sistemare la postazione di studio può inoltre trasformarsi in un momento di condivisione, anziché in un’ulteriore fonte di pressione. Piccoli rituali familiari, come preparare la colazione insieme, scegliere la sera prima i vestiti o dedicare un momento piacevole alla fine della giornata, aiutano a rendere il cambiamento più prevedibile. L’obiettivo non è eliminare completamente l’ansia, ma imparare a conviverci senza lasciarsi bloccare. È altrettanto importante ricordare agli studenti che non devono dimostrare tutto il primo giorno: il nuovo anno è un percorso, non una prova da superare in poche ore.
Nella maggior parte dei casi, l’agitazione legata al rientro tende a ridursi spontaneamente dopo i primi giorni, quando la nuova routine torna a essere familiare. Ci sono però alcuni segnali che meritano maggiore attenzione: il rifiuto persistente di andare a scuola, crisi di pianto o di panico, insonnia prolungata, nausea e mal di testa ricorrenti, isolamento dagli amici, un improvviso calo del rendimento o un disagio che continua per diverse settimane. Non è tanto la presenza di un singolo sintomo a dover preoccupare, quanto l’impatto complessivo che il malessere ha sulla vita quotidiana. Quando l’ansia impedisce di studiare, dormire, uscire o frequentare regolarmente la scuola, può essere opportuno chiedere il supporto di un professionista.
Un discorso simile vale anche per gli universitari, spesso esclusi dal racconto del “rientro a scuola” ma alle prese con pressioni altrettanto significative. Per chi torna all’università dopo la pausa estiva, l’ansia può essere legata agli esami arretrati, alla paura di non riuscire a rispettare il programma, alla scelta del percorso professionale o al confronto con colleghi che sembrano procedere più velocemente.
In questo caso può aiutare trasformare gli obiettivi generici in traguardi realistici, organizzare lo studio in anticipo e lasciare spazio anche al riposo e alla vita sociale. Soprattutto, è importante evitare il confronto continuo con i percorsi degli altri: all’università non esiste una sola velocità giusta. Ogni ripartenza porta con sé qualche dubbio, ma anche la possibilità di ricominciare con maggiore consapevolezza. Perché il primo giorno non serve dimostrare quanto si vale: serve semplicemente iniziare. E, passo dopo passo, scoprire di avere molte più risorse di quanto si pensasse.
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