Categorie: Attualità

Il gigante del mare finito nelle reti a Catania: svelata la vera identità

Un raro squalo volpe occhiogrosso è finito accidentalmente nelle reti a Ognina. L'esperto chiarisce l'identità e lancia un allarme sulla sua tutela.

Sembrava uno squalo bianco, una presenza tanto rara quanto capace di suscitare apprensione tra chi frequenta il mare catanese. Poi, a fare chiarezza, sono arrivati gli esperti: l’esemplare recuperato morto dalle reti di alcuni pescatori nel golfo di Ognina non era un grande squalo bianco, ma un affascinante e poco conosciuto squalo volpe occhiogrosso (Alopias superciliosus)Una specie che vive anche nei mari siciliani e che, nel sud-est dell’Isola, può essere tutt’altro che eccezionale. L’episodio, però, racconta molto più di un semplice errore di identificazione: dietro la suggestione della notizia e le immagini diventate rapidamente virali c’è la storia di un grande predatore del Mediterraneo, delle sue straordinarie caratteristiche biologiche e, soprattutto, delle minacce che continuano a metterne a rischio la sopravvivenza.

Dallo squalo bianco allo squalo volpe: l’equivoco nato a Ognina

A generare l’allarme sono state soprattutto le prime immagini dell’animale, catturato accidentalmente dalle reti durante una battuta di pesca. L’inquadratura parziale e la particolare angolazione con cui lo squalo veniva mostrato avevano fatto pensare a una specie molto diversa e decisamente più famosa: lo squalo bianco. Un’ipotesi che, considerando anche i recenti avvistamenti della specie in Sicilia dopo anni di assenza, aveva inevitabilmente attirato l’attenzione. L’identificazione è stata però successivamente corretta dall’esperto di squali Alessandro De Maddalena, che ha riconosciuto nell’esemplare le caratteristiche anatomiche tipiche dello squalo volpe occhiogrosso.

A confermare l’identificazione è stato anche Francesco Tiralongo, ittiologo dell’Università di Catania, che ha spiegato come le immagini iniziali potessero facilmente trarre in inganno. L’animale presenta infatti alcuni tratti che, osservati rapidamente, possono ricordare quelli di altri grandi squali, tra cui il bianco e lo smeriglio. A distinguerlo sono soprattutto la particolare dentatura, la conformazione del capo e, soprattutto, gli enormi occhi che danno origine al suo nome comune. Non si tratta, dunque, di un ospite eccezionale arrivato improvvisamente sotto costa, ma di una specie che appartiene alla fauna dei nostri mari e che è particolarmente presente proprio nelle acque del sud-est della Sicilia.

Occhi enormi e una coda spettacolare: il predatore delle profondità

Lo squalo volpe occhiogrosso è uno degli squali più affascinanti del Mediterraneo anche per la sua biologia. Il nome “volpe” richiama la caratteristica più spettacolare dell’intero gruppo degli Alopiidi: una pinna caudale dalla lunghezza impressionante, con il lobo superiore che può arrivare a misurare circa quanto il resto del corpo. È un’arma naturale utilizzata durante la caccia: lo squalo può sfruttare la coda per colpire e stordire le prede, rendendole più facili da catturare. Nel caso dell’Alopias superciliosus, però, a colpire è anche un’altra caratteristica: gli occhi, insolitamente grandi e adattati alla vita in condizioni di scarsa luminosità. Questa specie è infatti capace di compiere migrazioni verticali nella colonna d’acqua.

Durante le ore di luce può spingersi generalmente tra i 300 e i 500 metri di profondità, mentre con l’arrivo della notte risale verso acque più superficiali, spesso al di sotto dei 100 metri. Un comportamento probabilmente legato alla ricerca delle prede e alla particolare strategia di caccia dell’animale, che sfrutta la propria capacità visiva per individuare le sagome delle potenziali prede provenienti dagli strati superiori dell’oceano. È un grande nuotatore, capace di percorrere notevoli distanze e di spostarsi attraverso vaste aree marine. Proprio per questo, un suo avvicinamento occasionale alla costa non deve essere automaticamente interpretato come un comportamento anomalo o come un segnale di pericolo.

Nessun allarmismo: non è lo squalo bianco e non caccia l’uomo

La presenza dell’esemplare nelle acque di Ognina ha inevitabilmente riacceso una domanda: quanto è pericoloso per chi fa il bagno?

La risposta fornita dall’ittiologo Francesco Tiralongo è netta: non ci sono ragioni per creare allarmismi. Lo squalo volpe occhiogrosso è una specie pelagica, abituata principalmente alla vita in mare aperto, ma può occasionalmente avvicinarsi alla costa per diverse ragioni. Soprattutto, non risultano attacchi di questa specie nei confronti dell’uomo nel Mediterraneo. Questo non significa che si debba considerare l’animale completamente innocuo: si tratta pur sempre di un grande predatore, dotato di denti affilati e di caratteristiche fisiche che, in determinate circostanze, potrebbero renderlo potenzialmente pericoloso. Ma la possibilità teorica non equivale a un rischio concreto.

La storia naturale della specie, almeno nelle nostre acque, non racconta infatti di una particolare aggressività nei confronti delle persone. L’episodio catanese dovrebbe quindi essere letto con curiosità e rispetto per l’animale, non con paura. La vera particolarità dell’evento non è infatti che un “mostro marino” abbia raggiunto Ognina, ma che un grande esemplare di una specie presente nel Mediterraneo sia stato osservato così da vicino proprio perché rimasto accidentalmente impigliato in una rete da pesca.

La vera emergenza è il bycatch: uno squalo morto prima di tornare in mare

Ed è proprio qui che la vicenda assume un significato più importante. L’esemplare di Ognina è stato infatti vittima di una cattura accidentale, il cosiddetto bycatch: l’animale è finito nelle reti mentre i pescatori erano impegnati a catturare altre specie e, una volta portato in superficie, era ormai morto. Il problema riguarda numerosi animali marini, dai cetacei alle tartarughe fino agli squali, e rappresenta una delle principali pressioni esercitate dalla pesca sulle popolazioni selvatiche. Nel caso dello squalo volpe occhiogrosso, la questione è particolarmente delicata. A livello globale la specie è classificata come Vulnerabile (VU) nella Lista Rossa dell’IUCN, mentre nel Mediterraneo la situazione è ancora più preoccupante, con una classificazione In pericolo (EN).

La morte di un singolo adulto non racconta da sola lo stato di una popolazione, ma ricorda quanto possa essere fragile l’equilibrio di specie caratterizzate da crescita lenta e da una capacità riproduttiva limitata. L’episodio di Catania, dunque, lascia una doppia immagine: da una parte quella spettacolare di un enorme squalo dalle caratteristiche quasi preistoriche, dall’altra quella molto meno rassicurante di un animale importante per l’ecosistema marino morto accidentalmente durante un’attività di pesca. Conoscere questi animali, distinguerli e comprenderne il ruolo nel Mediterraneo significa anche imparare a proteggerli. E forse è proprio questo il dato più interessante emerso dalle reti di Ognina: non la presenza di uno squalo da temere, ma quella di una specie da conoscere e conservare.

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