
L’emergenza provocata dall’attività dell’Etna continua a produrre effetti anche oltre l’aeroporto di Catania. Con la sospensione dei voli a causa della cenere vulcanica, migliaia di passeggeri sono stati costretti a cercare alternative per raggiungere gli altri scali siciliani e proseguire il proprio viaggio. In questo contesto, il Codacons ha segnalato aumenti significativi nelle tariffe degli autonoleggi, annunciando un esposto all’Antitrust. L’associazione parla di prezzi «proibitivi» e chiede di verificare se, nell’attuale situazione di emergenza, possano esserci comportamenti suscettibili di danneggiare i consumatori. Un’accusa che, al momento, resta una richiesta di accertamento e non un illecito già dimostrato.
La chiusura temporanea dello spazio aereo collegata alla presenza di cenere vulcanica ha trasformato in poche ore l’organizzazione degli spostamenti nell’Isola. Chi aveva programmato un volo da Catania si è trovato davanti a cancellazioni, riprogrammazioni e dirottamenti, con la necessità, in molti casi, di raggiungere aeroporti alternativi. È proprio in questa fase che l’automobile a noleggio può diventare una soluzione immediata, soprattutto per chi deve spostarsi verso Palermo, Trapani o Comiso senza attendere una nuova partenza da Fontanarossa.
Il problema segnalato dal Codacons riguarda quindi non soltanto il prezzo in sé, ma il contesto nel quale quel prezzo viene applicato: una situazione straordinaria, caratterizzata da una domanda improvvisamente elevata e da viaggiatori che hanno spesso poco margine di scelta. Secondo l’associazione, in queste condizioni sarebbe necessario verificare con attenzione l’andamento delle tariffe e capire quanto gli aumenti siano riconducibili alle normali dinamiche di mercato.
Per documentare la propria segnalazione, il Codacons ha effettuato alcune simulazioni di prenotazione attraverso i motori di ricerca specializzati, prendendo come riferimento un noleggio dalle 13:00 alle 17:00 con partenza dall’aeroporto di Catania e riconsegna in altri scali dell’Isola. Secondo i dati diffusi dall’associazione, la tariffa più bassa individuata per raggiungere e riconsegnare l’auto all’aeroporto di Palermo sarebbe stata di 141 euro, mentre per Trapani si sarebbe arrivati a 181 euro. La cifra più alta sarebbe stata rilevata per Comiso, con 337 euro.
Numeri che, soprattutto per un noleggio di poche ore, possono incidere pesantemente sul costo complessivo di un viaggio già complicato dalle cancellazioni dei voli. Va però considerato che le tariffe degli autonoleggi non sono fisse e possono cambiare sensibilmente in base alla disponibilità delle vetture, alla domanda, agli orari, alla categoria del mezzo e soprattutto alla possibilità di riconsegna in uno scalo diverso da quello di partenza.
È proprio il confronto con una data successiva, non interessata dall’attuale emergenza, a costituire uno degli elementi principali della denuncia. Il Codacons ha verificato le stesse combinazioni di noleggio per giovedì 27 agosto, rilevando, secondo quanto comunicato, una spesa a partire da 91 euro per Palermo, 107 euro per Trapani e 87 euro per Comiso. Il confronto porta l’associazione a indicare un aumento massimo del 287% per la riconsegna a Comiso rispetto alla tariffa rilevata per la data successiva.
Si tratta di una differenza che merita attenzione, ma che da sola non consente di stabilire l’esistenza di una pratica speculativa: per arrivare a una valutazione servirebbe infatti analizzare disponibilità effettiva dei veicoli, condizioni contrattuali, numero di prenotazioni, dinamiche della domanda e modalità con cui le singole società determinano i prezzi. È proprio su questo punto che si concentra ora la richiesta del Codacons, che vuole che siano gli organismi competenti a stabilire se gli aumenti siano compatibili con il normale funzionamento del mercato.
Il Codacons ha annunciato quindi la presentazione di un esposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato, chiedendo un approfondimento sulle tariffe praticate dalle società di autonoleggio operanti presso Fontanarossa durante l’emergenza. L’obiettivo dichiarato è verificare se lo stato di necessità nel quale si trovano molti passeggeri possa aver determinato condizioni particolarmente penalizzanti per gli utenti. L’esposto, è importante sottolinearlo, non rappresenta un accertamento di responsabilità né dimostra automaticamente l’esistenza di una speculazione: sarà eventualmente l’Autorità a valutare i dati e a stabilire se vi siano elementi che richiedano ulteriori verifiche.
Intanto, però, la vicenda fotografa un aspetto significativo dell’emergenza Etna: quando un grande aeroporto viene costretto a rallentare o interrompere la propria operatività, le conseguenze si propagano rapidamente sull’intero sistema dei trasporti. E così, mentre si attendono la ripresa dei voli e l’evoluzione dell’attività vulcanica, anche il costo di una semplice alternativa via terra diventa una questione centrale per migliaia di passeggeri.
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