
Il mistero della moria di pesci alla foce del torrente Buttaceto si arricchisce di nuovi elementi e apre uno scenario sempre più complesso. Quello che sembrava un episodio legato a un possibile inquinamento delle acque dell’Oasi del Simeto si trasforma in un vero e proprio doppio giallo: da una parte il chiarimento sulla presenza dei pesci morti, inizialmente segnalata e poi ridimensionata dopo le verifiche sul posto; dall’altra i risultati delle analisi commissionate dal comitato Primosole Beach, che hanno evidenziato valori elevati di alcuni batteri nelle acque della foce. Dati che segnalano una situazione ambientale da monitorare con attenzione, ma che, secondo gli esperti, non sarebbero sufficienti da soli a spiegare la morte della fauna ittica. Resta quindi la domanda centrale: cosa sta accadendo realmente lungo il corso del Buttaceto?
A metà giugno le immagini di una distesa di pesci morti lungo la foce del torrente Buttaceto avevano suscitato forte preoccupazione tra residenti, ambientalisti e frequentatori dell’area costiera. Gli esemplari coinvolti, soprattutto cefali, avevano riportato l’attenzione sulle condizioni di uno degli ecosistemi più delicati del territorio catanese, quello dell’Oasi del Simeto. La segnalazione aveva fatto ipotizzare un possibile episodio di contaminazione, con la richiesta di interventi urgenti e di analisi approfondite per individuare eventuali sostanze responsabili della moria.
Nelle ultime ore, però, la vicenda ha assunto contorni più complessi dopo le dichiarazioni del consigliere delegato alle Aree protette della Città metropolitana di Catania, Alessandro Campisi, che ha precisato come durante i sopralluoghi effettuati non siano stati rinvenuti pesci morti e che, di conseguenza, non siano state avviate analisi sui campioni ittici da parte dell’Istituto Zooprofilattico. Una precisazione che apre nuovi interrogativi sulla dinamica dell’episodio e sulla necessità di chiarire cosa sia realmente accaduto nei giorni della segnalazione.
Ad alimentare il dibattito sono arrivati i risultati delle analisi effettuate su campioni d’acqua prelevati alla foce del Buttaceto dal comitato Primosole Beach. I dati hanno evidenziato la presenza di alcuni parametri microbiologici oltre i valori previsti per le acque di balneazione. In particolare, sono stati rilevati livelli significativi di enterococchi intestinali, coliformi totali e la presenza di Pseudomonas aeruginosa, un batterio potenzialmente responsabile di alcune infezioni nell’uomo.
Secondo il comitato, questi valori rappresenterebbero un segnale della possibile presenza di scarichi anomali o di reflui civili lungo il percorso del canale. Tuttavia, gli stessi risultati non fornirebbero una spiegazione definitiva sulla moria dei pesci, poiché la contaminazione batterica riscontrata non sarebbe, da sola, una causa sufficiente a provocare un fenomeno di mortalità della fauna ittica su larga scala. Il nodo principale resta quindi individuare l’eventuale presenza di altre sostanze o condizioni ambientali che possano aver compromesso l’equilibrio del corso d’acqua.
Nel frattempo, sul fronte degli impianti di depurazione, i dati pubblicati dalla Sidra, società che gestisce il servizio idrico integrato a Catania, descrivono una situazione conforme ai parametri previsti per l’acqua in uscita dal depuratore di Pantano d’Arci. Le analisi effettuate sui campioni prelevati il 27 maggio indicano valori rientranti nei limiti di legge per diversi indicatori, tra cui pH, solidi sospesi, carico organico, azoto, fosforo, tensioattivi e idrocarburi.
Un elemento che sposta quindi l’attenzione non tanto sull’impianto di trattamento, quanto sul percorso successivo delle acque fino alla foce. Secondo il comitato Primosole Beach, infatti, il problema potrebbe trovarsi lungo il tragitto del canale, dove eventuali immissioni irregolari potrebbero alterare la qualità delle acque prima dell’arrivo al mare e all’interno dell’area protetta. Da qui la richiesta di maggiori controlli e di una verifica capillare del territorio per individuare eventuali scarichi abusivi o anomalie.
Il caso Buttaceto riporta al centro una questione più ampia: la tutela dell’Oasi del Simeto e la necessità di garantire controlli costanti su un ambiente naturale particolarmente fragile. Il comitato Primosole Beach chiede che vengano individuate eventuali responsabilità e che siano intensificate le verifiche lungo tutto il corso del canale, affinché possano essere identificati eventuali scarichi irregolari e preveniti nuovi episodi di contaminazione.
La vicenda evidenzia anche un’altra importante riflessione: se le acque depurate risultano conformi agli standard previsti, potrebbe essere necessario ragionare maggiormente sul loro riutilizzo per fini agricoli, evitando lo spreco di una risorsa preziosa in un territorio spesso colpito dalla siccità. Intanto resta aperto il principale interrogativo: quale sia la reale causa della moria di pesci segnalata a giugno e se dietro il fenomeno vi sia un episodio isolato o un problema ambientale più profondo che riguarda l’intero sistema del Buttaceto e dell’Oasi del Simeto?
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