Categorie: Attualità

Moria di pesci al Buttaceto, allarme nell’Oasi del Simeto

Centinaia di pesci morti alla foce del Buttaceto. Residenti e istituzioni chiedono controlli sugli sversamenti e sulle possibili fonti di inquinamento

Un fenomeno che preoccupa residenti e ambientalisti

Una distesa di pesci morti lungo la foce del torrente Buttaceto e nelle acque circostanti dell’Oasi del Simeto. Le immagini diffuse nelle ultime ore hanno acceso nuovamente i riflettori su una delle aree naturalistiche più delicate del territorio catanese, dove si registra una preoccupante moria di esemplari di cefalo, conosciuto anche come muletto.

Un episodio che ha immediatamente sollevato interrogativi sulle possibili cause e sulle condizioni ambientali del corso d’acqua, alimentando timori tra residenti, associazioni e frequentatori della zona costiera. L’allarme arriva da Primosole Beach, dove da tempo vengono segnalate criticità legate alla qualità delle acque e alla tutela dell’ecosistema.

Il comitato denuncia: «Serve il controllo degli sversamenti»

A lanciare l’allarme è stato Mauro Pulvirenti, rappresentante del Comitato residenti Primosole Beach, che parla apertamente di una situazione ormai non più sostenibile. Secondo il comitato, il fenomeno potrebbe essere collegato a sversamenti che finiscono nel canale e successivamente raggiungono il mare e l’area protetta:

«Si continua ad avvelenare l’Oasi e, per effetto delle correnti, anche la Plaia», denuncia Pulvirenti, sottolineando come i pesci rinvenuti morti siano numerosi e di dimensioni considerevoli.

Il timore dei residenti è che possano esistere fonti di contaminazione non adeguatamente monitorate, con conseguenze dirette sull’ambiente e sulla biodiversità locale. Le accuse si estendono anche alla gestione complessiva del territorio, ritenuta insufficiente rispetto alla gravità delle problematiche denunciate negli anni.

Il nodo del depuratore e i dubbi sui reflui

Tra le questioni sollevate dal comitato emerge quella relativa al depuratore di Pantano d’Arci e al sistema di convogliamento delle acque provenienti dall’area industriale. I residenti chiedono chiarezza sulla natura dei reflui che arrivano all’impianto e sulla sua effettiva capacità di trattare eventuali scarichi diversi da quelli civili. Secondo Pulvirenti, il collegamento tra il canale Arci, la zona industriale e il depuratore merita approfondimenti e verifiche puntuali.

Dal canto suo, il presidente della Sidra, Mario Di Mulo, respinge qualsiasi ipotesi di irregolarità legata alle acque trattate dall’azienda, precisando che i controlli effettuati periodicamente confermano il rispetto dei parametri previsti dalla normativa. Una posizione che, tuttavia, non spegne i dubbi di chi vive quotidianamente il territorio e continua a chiedere maggiore trasparenza e monitoraggio.

Le istituzioni si mobilitano per fare chiarezza

La segnalazione ha già raggiunto le istituzioni competenti. Alessandro Campisi, consigliere della Città Metropolitana di Catania con delega all’Ambiente e alle Aree Protette, ha confermato di essere a conoscenza della situazione e non esclude la possibilità che l’origine del fenomeno sia riconducibile a fonti di inquinamento non controllate lungo il corso del torrente. Per questo motivo ha annunciato un confronto immediato con i responsabili dell’Oasi del Simeto e con i dirigenti competenti, oltre al coinvolgimento del Comune di Catania.

Anche il presidente del VI Municipio, Francesco Valenti, ha annunciato una seduta del consiglio sul territorio, alla presenza dei rappresentanti istituzionali e delle forze di controllo, per affrontare le numerose criticità che interessano la zona. L’obiettivo condiviso è accertare le cause della moria di pesci e individuare eventuali responsabilità, tutelando uno degli ecosistemi più importanti della Sicilia orientale prima che i danni ambientali possano aggravarsi ulteriormente.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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