Categorie: Cronaca

Sparatoria a Catania, sei fermi nel clan Cappello-Bonaccorsi

Svolta nelle indagini sulla sparatoria di San Giovanni Galermo: sei fermi per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso e favoreggiamento.

La sparatoria e i primi interventi

La sera dell’11 giugno 2026, intorno alle 23:49, la Polizia di Stato è intervenuta nel quartiere San Giovanni Galermo, a Catania, dopo la segnalazione di numerosi colpi d’arma da fuoco. All’arrivo degli agenti, sul posto non erano presenti i soggetti coinvolti, ma sono stati recuperati numerosi bossoli nei pressi di un chiosco e una pistola abbandonata vicino a un campetto di calcio. Poco dopo, il Policlinico ha segnalato l’arrivo di tre minorenni feriti da colpi di pistola, uno dei quali è tuttora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale Cannizzaro.

Durante il sopralluogo sono stati inoltre rinvenuti alcuni scooter, uno dei quali presentava un foro compatibile con l’impatto di un proiettile. Nelle stesse ore i Carabinieri della Compagnia di Gravina hanno intercettato tre scooter con sei persone travisate e con le targhe occultate. Durante l’inseguimento, uno dei passeggeri si è disfatto di una pistola risultata rubata calibro 9×21 con colpo in canna, risultata oggetto di furto in abitazione ed è stato trovato con addosso una rudimentale protezione balistica realizzata con libri, coperte e nastro isolante.

La ricostruzione della Squadra Mobile

Le indagini della Squadra Mobile, supportate dall’analisi delle immagini di videosorveglianza, hanno consentito di ricostruire la dinamica della sparatoria. Secondo gli investigatori, un commando composto da sei persone, a bordo di tre scooter e con il volto travisato, avrebbe raggiunto la piazza aprendo il fuoco contro un gruppo di giovani. Due ragazzi presenti sul posto avrebbero risposto sparando a loro volta con delle pistole, dando origine a un violento conflitto a fuoco nel quale tre minorenni sono rimasti feriti.

Uno dei giovani coinvolti avrebbe abbandonato la propria arma durante la fuga, poi recuperata dagli investigatori. Grazie al coordinamento tra la Squadra Mobile e i Carabinieri della Compagnia di Gravina, è stato arrestato nell’immediatezza il passeggero dello scooter che si era disfatto della pistola durante la fuga. L’uomo, che si trovava agli arresti domiciliari, è ritenuto gravemente indiziato dei reati di tentato omicidio premeditato in concorso, detenzione e porto abusivo di armi, ricettazione ed evasione, con l’aggravante di avere agito per agevolare il clan “Cappello-Bonaccorsi”.

Nella notte del 12 giugno, la Squadra Mobile ha inoltre identificato e arrestato il minorenne che aveva risposto al fuoco e che era rimasto ferito durante la sparatoria. Dopo le cure ospedaliere, il giovane è stato trasferito prima al Centro di Prima Accoglienza e successivamente, su disposizione dell’autorità giudiziaria minorile, all’Istituto Penale per i Minorenni di Bicocca.

Le indagini sul clan Cappello-Bonaccorsi

Le successive attività investigative, coordinate dalla Procura Distrettuale e condotte dalla III Sezione della Squadra Mobile, hanno permesso di identificare anche gli altri partecipanti al commando. Secondo quanto emerso finora, e nel rispetto della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva, la sparatoria sarebbe maturata nell’ambito di tensioni interne a due diverse componenti del clan mafioso Cappello-Bonaccorsi.

Attraverso testimonianze, intercettazioni telefoniche e ambientali, analisi del traffico telefonico e attività tecniche, gli investigatori hanno ricostruito gli spostamenti dei componenti del gruppo, che dopo la sparatoria si sarebbero nascosti tra Adrano, Siracusa, Giardini Naxos e Catania con il supporto di un uomo incaricato di favorirne la latitanza. Le indagini hanno inoltre evidenziato il presunto ruolo di un referente detenuto, che avrebbe continuato a impartire direttive dall’interno del carcere.

I fermi e la decisione dei giudici

Il 24 giugno la Procura Distrettuale ha emesso un provvedimento di fermo nei confronti dei cinque presunti componenti del commando e del soggetto accusato di favoreggiamento.

Grazie anche al supporto tecnico del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato, la Squadra Mobile ha localizzato il gruppo e, nella notte del 26 giugno, ha fatto irruzione nell’albergo arrestando quattro dei destinatari del provvedimento. Contemporaneamente sono stati fermati a Catania gli altri due indagati, uno presso l’abitazione della compagna e l’altro mentre si trovava in strada.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari è stata inoltre rinvenuta, sul comodino dell’abitazione di uno degli indagati, una pistola calibro 6,35 risultata rubata, completa di caricatore con cinque cartucce. Per questo motivo l’uomo è stato arrestato anche in flagranza di reato per detenzione abusiva di arma comune da sparo.

Sequestrati inoltre uno degli scooter utilizzati durante l’agguato e diversi telefoni cellulari. Al termine delle udienze di convalida, i Gip di Catania e Siracusa hanno disposto la custodia cautelare in carcere per i cinque presunti componenti del commando, ritenuti gravemente indiziati dei delitti di tentato omicidio, porto abusivo di armi e munizioni, aggravati dall’articolo 416 bis 1. co. 2 cp per aver commesso il fatto al fine di agevolare l’associazione mafiosa denominata clan “Cappello-Bonaccorsi”.

Diversa la posizione del sesto indagato, destinatario del fermo per favoreggiamento aggravato: il provvedimento non è stato convalidato nella forma originaria e il giudice ha disposto nei suoi confronti gli arresti domiciliari, riconoscendo la sussistenza di gravi indizi esclusivamente per il reato di favoreggiamento semplice.

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