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Cemento nel fossato del Castello Ursino, scoppia la polemica

Legambiente chiede la rimozione della gettata di cemento nel fossato del Castello Ursino: "Va tutelato e restituito alla città".

Una colata di cemento all’interno del fossato del Castello Ursino riaccende il dibattito sulla tutela del patrimonio storico di Catania. A sollevare il caso è Legambiente, che contesta l’intervento autorizzato nell’area monumentale e chiede all’amministrazione comunale di fermarsi e tornare indietro. Al centro della polemica c’è la realizzazione di una base destinata a ospitare un volume tecnico, considerata dall’associazione ambientalista incompatibile con il valore storico, archeologico e paesaggistico di uno dei simboli più importanti della città.

Il fossato non è uno spazio qualsiasi

Per Legambiente il problema non riguarda soltanto una gettata di cemento, ma il principio stesso con cui si interviene all’interno di un monumento storico. Il fossato del Castello Ursino, ricordano gli ambientalisti, non rappresenta un’area marginale o un semplice spazio di servizio, bensì una componente essenziale della fortezza federiciana. È parte integrante del sistema difensivo medievale e contribuisce a raccontare la storia e la funzione originaria del castello.

Alterarne la percezione attraverso nuove strutture significa, secondo l’associazione, compromettere un elemento che possiede un valore autonomo dal punto di vista architettonico e culturale. Per questo motivo la richiesta è chiara: preservare il fossato nella sua integrità e mantenerlo libero da nuove edificazioni che possano modificarne la lettura storica e visiva.

Le critiche alla Soprintendenza e il tema del consumo di suolo

Nel mirino di Legambiente finisce anche il parere favorevole rilasciato dalla Soprintendenza, ritenuto incompatibile con i principi che regolano la conservazione dei beni culturali. L’associazione richiama le linee guida internazionali sulla tutela dei monumenti storici, che indicano nella minima invasività uno dei criteri fondamentali per qualsiasi intervento. A sostegno della propria posizione cita inoltre il crescente allarme sul consumo di suolo, tema sempre più centrale nelle politiche ambientali europee e nazionali.

In un contesto in cui ogni anno si perdono vaste superfici di terreno naturale, spiegano gli ambientalisti, anche i siti storici devono essere protetti da nuove impermeabilizzazioni. Il fossato del Castello Ursino, proprio per la sua natura e per il suo valore identitario, dovrebbe rappresentare un esempio di conservazione e non un luogo in cui introdurre nuovi elementi costruiti.

Una battaglia che parte da lontano

L’intervento di Legambiente si inserisce in un percorso di attenzione verso l’area del Castello Ursino che dura da anni. L’associazione ricorda infatti di aver sostenuto la pedonalizzazione di piazza Federico II di Svevia, di aver più volte sollecitato controlli contro abusivismo e parcheggiatori illegali e di aver partecipato, insieme al Comune e alla Consulta del Verde, ad attività di riqualificazione degli spazi circostanti.

Il castello viene considerato uno dei luoghi simbolo di Catania, un bene che merita una visione complessiva di valorizzazione e tutela. Anche per questo numerosi cittadini hanno segnalato con preoccupazione l’intervento nel fossato, contribuendo ad alimentare un dibattito che nelle ultime ore si è esteso ben oltre gli addetti ai lavori.

La richiesta: rimuovere il cemento e restituire il fossato alla città

La proposta avanzata da Legambiente è netta: eliminare la base in cemento e individuare soluzioni alternative per ospitare gli impianti tecnologici necessari al funzionamento del complesso monumentale. Secondo l’associazione esistono altre aree all’interno del sito che consentirebbero di realizzare le infrastrutture necessarie senza compromettere il fossato. L’obiettivo finale è quello di restituire questo spazio alla piena fruizione pubblica, valorizzandolo come parte integrante del percorso di visita e della memoria storica della città:

“Il patrimonio non si tutela aggiungendo volumi, ma eliminando ciò che è superfluo”, sostiene Legambiente.

Una posizione destinata ad alimentare il confronto tra esigenze funzionali e conservazione del patrimonio, in una città che continua a interrogarsi sul delicato equilibrio tra valorizzazione e tutela dei suoi monumenti più preziosi.

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