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Femminicidio di Alessandra Bruno a Misterbianco: la denuncia del Centro Thamaia contro la violenza sistemica

Alessandra Bruno ha pagato con la vita il desiderio di libertà per sé e per i suoi figli. L'appello della Rete Etnea: «Intercettare subito i segnali di pericolo, la gestione della separazione è cruciale».

Il drammatico femminicidio di Alessandra Bruno, la quarantanovenne di Misterbianco deceduta in ospedale dopo due giorni di agonia per le ferite inflitte dal marito, ha sconvolto la provincia di Catania. La donna è stata brutalmente uccisa per aver scelto di interrompere la relazione e sottrarsi a una condizione di controllo, cercando una vita libera insieme ai propri figli. Il tragico evento riaccende i riflettori sulla violenza di genere.

Di seguito si riporta la reazione e l’analisi del Centro Antiviolenza Thamaia, che evidenzia la natura sistemica di questa violenza.

Il numero nazionale antiviolenza e stalking da contattare è il 1522. È un servizio pubblico gratuito e attivo 24 ore su 24, raggiungibile in qualsiasi momento da telefono fisso o mobile.
I contatti di emergenza e di supporto locale, operativi su Misterbianco e Catania, sono i seguenti:E
Emergenza immediata: Chiama il Numero Unico Europeo 112 per richiedere l’intervento urgente delle Forze dell’Ordine.
Centro Antiviolenza Thamaia (Catania): Telefono 095 7223990. Offre consulenza e supporto ed è raggiungibile negli orari di apertura, oltre a essere collegato al numero nazionale 1522.
Centro Antiviolenza GeneRosa (Catania): Telefono 095 6172601. Offre supporto, mediazione e percorsi di protezione.
Centro Antiviolenza Galatea (Catania): Telefono 333 9000 31

Il comunicato del Centro Antiviolenza Thamaia di Catania

«Apprendiamo con profondo dolore e indignazione la notizia del femminicidio di Alessandra Bruno, uccisa dal marito perché aveva scelto di interrompere la loro relazione e sottrarsi a una condizione di controllo per costruire, insieme ai propri figli e figlie, una vita libera dalla paura. Dopo due anni in cui non si erano registrati femminicidi nella provincia di Catania, questa ennesima uccisione ci ricorda con drammatica evidenza che la violenza di genere continua a rappresentare un fenomeno sistemico e strutturale che espone tutte le donne». Così il Centro Antiviolenza Thamaia di Catania reagisce alla notizia della morte della donna di 49 anni dopo due giorni di agonia in ospedale.

Un commento pubblico che allarga lo sguardo oltre il singolo fatto di cronaca, chiamando in causa il contesto sociale e culturale in cui questa violenza prende forma. La presidente Anna Agosta e le operatrici di Thamaia proseguono con queste parole:

«Questo femminicidio sconvolge profondamente la comunità di Misterbianco e l’intero territorio provinciale. Il nostro pensiero e la nostra vicinanza vanno ai figli e alle figlie di Alessandra, ai familiari e a tutte le persone a lei vicine. A loro deve essere garantita la riservatezza, il rispetto e il sostegno necessario per affrontare le conseguenze di una perdita tanto devastante.

Ancora una volta ci troviamo di fronte alla manifestazione più estrema della violenza maschile contro le donne. Un fenomeno che non può essere ricondotto a un gesto improvviso o a una tragedia privata, ma che affonda le proprie radici in una cultura patriarcale che continua a considerare l’autonomia e la libertà delle donne come una minaccia al potere e al controllo maschile.

Questo ennesimo femminicidio richiama inoltre l’attenzione sulla centralità della valutazione del rischio nei percorsi di fuoriuscita dalla violenza. La fase della separazione rappresenta infatti uno dei momenti di maggiore esposizione al pericolo di vita per le donne, soprattutto quando l’autore non accetta la perdita del controllo esercitato sulla partner. Per questo è fondamentale rafforzare prima di tutto la capacità di intercettare tempestivamente gli indicatori di rischio e quindi applicare con efficacia, misure di tutela in ogni fase del percorso della donna.

In questo contesto assume un valore strategico il lavoro della Rete Antiviolenza Etnea coordinata dall’Associazione Thamaia, che vede impegnati centri antiviolenza, servizi sociali, forze dell’ordine, autorità giudiziaria, strutture sanitarie e istituzioni in un’azione integrata e multidisciplinare. Ogni femminicidio richiama con forza la necessità di consolidare e potenziare le politiche di prevenzione, di promozione di relazioni libere dalla violenza, nella formazione degli operatori e delle operatrici, nel rafforzamento della rete dei servizi. La lotta alla violenza maschile contro le donne non può fermarsi all’indignazione del momento. Richiede continuità, risorse, assunzione di responsabilità e una forte volontà politica affinché nessuna donna venga lasciata sola.

Di fronte a questo ennesimo femminicidio, è necessario ribadire un principio fondamentale: la libertà delle donne di scegliere di interrompere una relazione violenta e di autodeterminarsi deve essere pienamente garantita e tutelata. Nessuna donna dovrebbe rischiare la propria vita per aver rivendicato il proprio diritto alla libertà».

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