
CATANIA – È di pochi giorni fa il bilancio dei disordini allo stadio “Massimo” durante il match Catania-Ascoli: la Digos ha arrestato in flagranza differita due giovani ultras per il lancio di pericolose bombe carta in campo. I due, incastrati dalle telecamere di videosorveglianza, sono stati posti ai domiciliari e in camera di sicurezza in attesa del giudizio per direttissima. Nel corso dei controlli sono scattate anche due denunce nei confronti di altrettanti tifosi trovati in possesso di fumogeni nascosti sotto i vestiti.
La Polizia di Stato di Catania ha tratto in arresto in flagranza differita, due giovani ultras (classe 2005 e classe 2002), responsabili di aver lanciato dagli spalti della tribuna B due pericolosi ordigni che hanno raggiunto il campo di gioco mettendo in pericolo diverse persone. Ad operare i poliziotti della Digos della Questura di Catania a seguito di una attività di indagine, avviata nelle ore immediatamente successive all’ incontro di calcio Catania-Ascoli, disputato presso lo stadio Massimo il 27 maggio scorso, che si è concluso con una violenta contestazione.
Nel medesimo contesto due tifosi, rispettivamente del 1991 in curva Sud e del 2001 in curva Nord, sono stati denunciati dalla Digos, ferma restando la presunzione di innocenza degli indagati valevole ora e fino a condanna definitiva, poiché, nel corso delle perquisizioni effettuate ai prefiltraggi dai poliziotti del Reparto Mobile, sono stati trovati in possesso di due fumogeni, celati sotto i vestiti.
In particolare, nel corso degli ultimi minuti di gioco, durante un’aspra contestazione nei confronti dei giocatori del Catania e dei vertici societari, dalle curve e dal settore della tribuna B è iniziato un fitto lancio di fumogeni e grossi petardi all’interno del terreno di gioco, che ha reso necessario l’intervento del personale dei Vigili del Fuoco in servizio a bordo campo. Tenuto conto del rischio per l’incolumità fisica del personale in servizio a bordo campo, il direttore di gara ha deciso di sospendere la partita per alcuni minuti, in attesa del ripristino delle condizioni di sicurezza necessarie per la ripresa dell’incontro di calcio.
Ripristinate tutte le condizioni di sicurezza, anche per gli altri sostenitori del Catania presenti sugli spalti, estranei ai fatti e turbati per quanto accaduto, la Polizia di Stato ha avviato immediatamente un’attività di indagine finalizzata alla compiuta identificazione dei soggetti resisi responsabili grazie al sistema di video sorveglianza dello stadio fornite dal locale Gabinetto Regionale della Polizia Scientifica.
La successiva meticolosa visione dei filmati da parte degli agenti della Digos ha consentito di individuare due ultras i quali, come testimoniano le immagini, hanno agito con determinazione e irruenza nel rendersi responsabili dell’accensione e del lancio di diversi pericolosi ordigni esplosivi. La pericolosità degli ordigni utilizzati è stata confermata dal personale del Nucleo Artificieri dell’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Catania, che ha rinvenuto al termine dell’incontro di calcio, a ridosso della Tribuna B, due ordigni inesplosi del tipo bomba carta, definiti dagli stessi operatori come “a rischio potenziale elevato con micidiale portata offensiva, poiché capaci di esplodere in massa”. Dopo essere stati compiutamente identificati grazie alla approfondita conoscenza del settore da parte degli agenti della Digos, questi ultimi si sono recati presso le abitazioni dei due per effettuare una perquisizione. Nell’abitazione del ventunenne è stato rinvenuto un ulteriore ordigno del medesimo tipo di quello che è stato utilizzato durante l’incontro di calcio e che è stato sottoposto a sequestro.
Per tale ragione i due sono stati tratti in arresto differito dalla Digos in base alla normativa prevista dagli articoli 6bis e 6ter della legge 401/89 in ragione del concreto pericolo che il loro comportamento ha comportato sugli spalti. Tale normativa, infatti, consente proprio di operare con l’arresto in flagranza entro le 48 ore successive all’evento proprio per consentire alle forze dell’ordine di attuare un’azione di repressione in occasione di eventi che per ragioni di ordine pubblico non consentono un immediato intervento.
L’Autorità Giudiziaria ha disposto gli arresti domiciliari per uno dei due e le camere di sicurezza per l’altro, disponendo il giudizio per direttissima. Le indagini della Digos continuano per individuare ulteriori responsabili.
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