
Crescere in alcuni quartieri di Catania significa avere meno possibilità, meno servizi e spesso anche meno futuro. È il quadro drammatico che emerge dalla ricerca “I luoghi che contano” di Save the Children, che analizza le condizioni di vita di bambini, bambine e adolescenti nelle aree urbane più vulnerabili d’Italia. Nel capoluogo etneo i dati fotografano una realtà sociale sempre più complessa: povertà diffusa, dispersione scolastica elevata e migliaia di giovani esclusi dai percorsi di studio e lavoro. Una situazione che colpisce soprattutto le periferie come Librino e San Giovanni Galermo, dove le difficoltà economiche e sociali rischiano di trasformarsi in una condanna ereditaria.
La ricerca evidenzia come nelle periferie catanesi il disagio economico sia ormai strutturale. Secondo i dati riportati da Save the Children, sono 6.887 le famiglie con minori che vivono in condizione di povertà relativa, pari al 13,5% del totale dei bambini e adolescenti fino ai 17 anni presenti in città. Si tratta di nuclei familiari che riescono a sopravvivere con enormi difficoltà e che rischiano di precipitare nella povertà assoluta anche a causa di un semplice imprevisto economico.
Il problema non riguarda soltanto il reddito, ma investe l’intero tessuto sociale. In molti quartieri periferici mancano spazi aggregativi, opportunità culturali, servizi educativi e infrastrutture adeguate. Per tanti bambini crescere in queste aree significa convivere quotidianamente con l’assenza di stimoli e occasioni di crescita personale. Una disparità territoriale che crea una frattura profonda tra centro e periferia e che finisce inevitabilmente per riflettersi sulle prospettive future delle nuove generazioni.
Tra i dati più preoccupanti emerge quello relativo all’abbandono scolastico. Nelle aree più fragili di Catania il 15,7% degli studenti delle scuole secondarie ha lasciato gli studi o ha accumulato ritardi nel percorso scolastico. Una percentuale quasi doppia rispetto alla media cittadina dell’8,7% e persino superiore al dato medio delle periferie delle grandi città italiane, fermo al 15,4%.
Il fenomeno della dispersione scolastica rappresenta uno dei segnali più evidenti del disagio sociale. Quando la scuola smette di essere percepita come un’opportunità, aumenta il rischio che i ragazzi finiscano intrappolati in circuiti di marginalità e precarietà. A Catania il quadro appare ancora più grave se si considera che il 21,8% degli studenti dell’ultimo anno delle medie è considerato a rischio dispersione, ben oltre la media cittadina del 17,5%. Numeri che raccontano di una città in cui l’istruzione fatica sempre più a svolgere il proprio ruolo di ascensore sociale.
Accanto alla dispersione scolastica cresce anche il numero dei giovani che non studiano e non lavorano. Nelle periferie catanesi il 57% dei ragazzi tra i 15 e i 29 anni rientra nella categoria dei cosiddetti “Neet”, giovani esclusi sia dal sistema formativo sia dal mercato del lavoro. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con la media cittadina del 34,8%, già di per sé molto elevata.
Dietro queste percentuali si nascondono storie di isolamento sociale, mancanza di opportunità e sfiducia verso il futuro. Molti giovani crescono in contesti in cui il lavoro stabile appare irraggiungibile e il percorso scolastico viene vissuto come distante dalla realtà quotidiana. La conseguenza è un senso diffuso di rassegnazione che rischia di alimentare ulteriormente il ciclo della povertà educativa e sociale. Per Save the Children, investire sui giovani significa oggi investire sulla sopravvivenza stessa del tessuto urbano e civile delle periferie.
La ricerca mette in luce anche un forte divario nell’accesso ai servizi educativi e scolastici. Nelle periferie l’accesso alle mense scolastiche si ferma al 21,7%, contro il 13,5% della media cittadina. Anche il fenomeno delle bocciature conferma la presenza di profonde disuguaglianze territoriali: nelle scuole secondarie di primo grado delle aree fragili il 3,9% degli studenti ha ripetuto l’anno scolastico, quasi quattro volte in più rispetto all’1,1% registrato nelle altre zone della città.
Questi dati raccontano una città spaccata in due, dove il luogo in cui si nasce continua a determinare in larga parte il percorso di vita. Le periferie catanesi si confermano territori ad alta vulnerabilità sociale, nei quali bambini e adolescenti pagano il prezzo più alto delle disuguaglianze economiche e culturali. La sfida, oggi, non riguarda soltanto il contrasto alla povertà, ma la capacità delle istituzioni di garantire pari diritti e opportunità a tutti i giovani, indipendentemente dal quartiere in cui vivono.
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