
La prolungata chiusura dello Stretto di Hormuz sta innescando un’allerta senza precedenti nel settore del trasporto aereo europeo. Il blocco dei flussi dal Golfo Persico ha causato un’impennata del prezzo del cherosene, balzato a oltre 1.500 dollari a tonnellata, scatenando il timore di una reale carenza di rifornimenti negli aeroporti del continente.
Per fronteggiare questa potenziale crisi, le compagnie aeree hanno già approntato piani di emergenza con l’obiettivo di ridurre i consumi e salvaguardare la connettività essenziale.
Le strategie di contenimento, confermate anche dall’AD di Ryanair Michael O’Leary, prevedono interventi chirurgici sulle rotte e sul calendario dei voli. Ecco i punti principali delle bozze dei piani di emergenza:
Sforbiciate agli orari: l’idea è quella di eliminare innanzitutto i voli di metà giornata, considerati quelli con il minor impatto sui movimenti complessivi.
Fasce protette: l’obiettivo prioritario è salvare la connettività della mattina e del tardo pomeriggio/sera, fasce fondamentali per la clientela business.
Giorni sacrificabili: i tagli colpirebbero i giorni a minor traffico come martedì, mercoledì e sabato. Anche il giovedì è sotto osservazione a causa della diffusione dello smart working. Al contrario, lunedì, venerdì e domenica sono considerati “intoccabili”.
Alternative ferroviarie: verranno ridotte drasticamente le rotte domestiche dove esiste l’alternativa del treno, specialmente l’alta velocità.
Nonostante i tagli, i manager del settore hanno stabilito alcune linee rosse invalicabili. In caso di carenza di carburante, verranno protetti i voli verso le isole per evitare l’isolamento dei residenti, sebbene con una riduzione delle frequenze giornaliere (ad esempio, passando da tre voli a uno solo).
Allo stesso modo, le compagnie cercheranno di difendere a ogni costo l’operatività degli hub principali, pilastri fondamentali per la tenuta dei bilanci aziendali. Al momento, la fase di pre-emergenza vede già la cancellazione delle rotte meno redditizie e dei collegamenti stagionali con bassi tassi di riempimento.
Sulla vicenda vigila attentamente la Commissione Europea. Durante un’audizione al Parlamento UE, il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha precisato che, sebbene attualmente non vi siano prove certe di una carenza di approvvigionamento, la situazione rimane “piuttosto critica”.
Il picco dell’emergenza è previsto per i primi giorni di giugno, in coincidenza con l’inizio della stagione estiva. Le istituzioni comunitarie hanno richiamato i governi alla massima collaborazione e al coordinamento logistico per affrontare uno scenario che resta instabile e incerto.
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