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Donne siciliane della Resistenza: il ruolo delle partigiane

ANPI ricorda le partigiane siciliane, tra cui Giuseppina Di Guardo: storie di donne del Sud nella Resistenza e nella conquista della democrazia.

Nell’ottantesimo anniversario del diritto di voto alle donne in Italia, l’ANPI riporta al centro del dibattito pubblico il ruolo spesso trascurato delle donne nella Resistenza. Un contributo fondamentale, quello delle partigiane, che non fu marginale ma decisivo nella lotta contro il fascismo e nella costruzione delle basi della democrazia italiana. Tra queste storie emerge con forza quella delle donne Siciliane, protagoniste di un impegno civile e politico che attraversò l’intero Paese, dimostrando come la Liberazione sia stata anche una conquista profondamente femminile.

Le partigiane Siciliane: una presenza decisiva nella Resistenza

Le partigiane Siciliane operarono in contesti spesso difficilissimi, contribuendo in modo concreto alle attività della Resistenza: dalle staffette per il trasporto di informazioni e materiali, fino alla partecipazione diretta alle Squadre di Azione Patriottiche e all’organizzazione logistica della lotta. Il loro ruolo si sviluppò in territori ostili, dove la presenza femminile nella lotta armata e clandestina rappresentava un atto di coraggio estremo. Il loro impegno fu determinante non solo sul piano operativo, ma anche simbolico, perché contribuì a rompere stereotipi e barriere sociali profondamente radicate.

Non essendo soggette ai bandi di leva né costrette, nella maggior parte dei casi, alla clandestinità, esse furono libere di scegliere se e come prendere parte alla lotta per la liberazione del Paese. In tale contesto, il contributo femminile si rivelò poliedrico e trasversale, abbracciando tutti gli ambiti dell’azione resistenziale: dalla partecipazione diretta agli scontri armati, alle attività di raccolta e trasmissione di informazioni, dall’organizzazione logistica e di rifornimento alla diffusione della stampa clandestina e della propaganda antifascista. Le donne svolsero inoltre un ruolo determinante nel trasporto di armi e munizioni, nella gestione delle reti sanitarie e ospedaliere.

Giuseppina Di Guardo, una giovane del Sud nella lotta per la libertà

Tra le figure ricordate dall’ANPI spicca quella di Giuseppina Di Guardo, nata a Vittoria nel 1929 e attiva durante la Resistenza nell’Appennino piacentino. Impiegata e giovanissima, scelse di unirsi alle formazioni partigiane entrando nelle SAP – Squadre di Azione Patriottiche, Brigata “Borotti”, a partire dal novembre 1944.

La sua storia rappresenta quella di molte giovani donne del Sud che decisero di attraversare l’Italia per partecipare attivamente alla lotta di liberazione, mettendo a rischio la propria vita per un ideale di libertà e giustizia.  La sua vicenda diventa oggi simbolo di una generazione spesso rimasta ai margini della narrazione ufficiale. Tra le figure più rilevanti della Resistenza Catanese, è doveroso menzionare: Graziella Giuffrida, Salvatrice Benincasa, Ernesta Tignino, Maria Salemi e Tecla Ardizzone.

Memoria e riconoscimento: un dovere civile e storico

L’ANPI sottolinea come il riconoscimento delle partigiane non possa essere ridotto a una celebrazione simbolica, ma debba diventare un atto di verità storica e responsabilità collettiva. Restituire questi nomi alla memoria pubblica significa infatti ricostruire una narrazione più completa della Resistenza, in cui le donne non siano figure secondarie ma protagoniste a pieno titolo. In questa direzione si inserisce anche la necessità di valorizzare l’elenco delle numerose partigiane Siciliane, molte delle quali hanno contribuito in modo determinante alla lotta antifascista, alcune pagando con la vita il proprio impegno.

La loro presenza, spesso invisibile nella storiografia tradizionale, è oggi riconosciuta come un elemento essenziale non solo nella dinamica militare della Resistenza, ma anche nella costruzione di una nuova coscienza civile e democratica dell’Italia del dopoguerra. Armate o non armate, appartenenti a differenti classi sociali e ambiti professionali, giovani e adulte, provenienti tanto dal Mezzogiorno quanto dal Settentrione del Paese antifasciste per scelta personale, tradizione familiare o più semplicemente “di guerra”, divennero fondamentali per la Resistenza.

Il valore della memoria femminile nella costruzione della democrazia

Ricordare le donne della Resistenza significa anche riflettere sul percorso che ha portato all’emancipazione femminile e al riconoscimento dei diritti politici in Italia. La loro partecipazione alla lotta di liberazione ha rappresentato un passaggio fondamentale verso l’acquisizione del diritto di voto e verso una maggiore consapevolezza del ruolo delle donne nella società. Oggi, riportare alla luce queste storie non è soltanto un esercizio di memoria, ma un modo per rafforzare il legame tra passato e presente, trasmettendo alle nuove generazioni il valore della libertà come conquista collettiva e inclusiva.

 Ogni nome riportato alla luce non è solo un ricordo, ma un frammento di identità collettiva che torna a parlare al presente. In un’epoca in cui il rischio dell’oblio è sempre più rapido, ricordare queste donne vuol dire scegliere da che parte stare: quella della semplificazione della storia o quella della sua verità più complessa e completa. E forse è proprio da queste storie, rimaste troppo a lungo in silenzio, che passa ancora oggi il senso più autentico della parola libertà.

Dalila Battaglia

Studentessa di Giurisprudenza con la penna affilata e uno sguardo curioso sul mondo. Unendo la passione del diritto alla scrittura giornalistica, crede che la giustizia sia la chiave per un futuro più equo, dove le leggi siano strumenti di cambiamento e protezione, e non di esclusione.

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