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L’Italia non investe per l’istruzione: terzultima in Europa

24 gennaio ricorre la giornata mondiale dell’istruzione, peccato che l’Italia si attesti terzultima in Ue per spese in istruzione sul Pil. Di seguito i dati.

24 gennaio ricorre la giornata mondiale dell’istruzione peccato che l’Italia si attesti terzultima in UE per spese in istruzione sul Pil.

Inoltre, i recenti dati pubblicati dall’Istat relativi alla povertà in Italia indicano come il 12,3% delle famiglie con figli si è trovata a vivere in condizioni di povertà assoluta. Si tratta del ben 20% tra i nuclei con almeno 3 minori a carico. Sembra un dato poco rilevante con il mondo dell’istruzione, ma i dati raccolti confermano che la condizione economica delle famiglie tende a deteriorarsi man mano che diminuisce il livello di istruzione della persona di riferimento. E secondo i dati relativi alla struttura delle retribuzioni, un basso livello di istruzione riduce le opportunità di accesso a lavori qualificati e meglio retribuiti.

Si tratta di un vero e proprio circolo senza fine. Proprio per questo, investire in un’istruzione accessibile per tutti resta quindi una leva imprescindibile per cercare di far uscire tutti i bambini e le bambine dalla trappola della povertà educativa.

Diminuisce l’istruzione e cresce la povertà

Da anni purtroppo l’Italia si colloca tra i paesi europei con la più bassa spesa in rapporto al prodotto interno lordo. Si attesta ad un 3,9% la quota di spesa pubblica destinata all’istruzione. Da tenere a mente che si tratta di un valore quantitativo, che quindi di per sé non rappresenta un indicatore di qualità dell’offerta educativa.

Ma il problema persiste, e sempre meno giovani accedono ai più alti livelli d’istruzione meno possibilità hanno di uscire dal contesto di povertà in cui sono nati e cresciuti. A confermarlo i dati raccolti da Istat nell’ambito dell’indagine europea RCL-SES consentono di evidenziare piuttosto chiaramente il legame tra il livello di istruzione e la retribuzione. Nello specifico i lavoratori dipendenti con un diploma di scuola superiore guadagna in media circa 35mila euro all’anno, il 18,5% in più rispetto a chi possedeva al massimo la licenza media (29.567 €). I laureati invece arrivavano a guadagnare circa il 59% in più (46.953 €).

A questo bisogna anche considerare la retribuzione legata al divario di genere. Infatti, anche a parità di livello d’istruzione le donne guadagnano generalmente meno degli uomini. Complessivamente, nell’anno in esame, la retribuzione media annua degli uomini ammontava a 39.982 euro mentre quella delle donne si fermava sui 33.807 euro. Il divario aumenta con l’aumentare del livello d’istruzione. Si raggiunge il 19,9% per i dipendenti con al massimo la licenza media, sale al 20,5% per l’istruzione secondaria superiore e raggiunge il 39,9% per chi possiede una laurea.

Le spese per l’istruzione: il confronto con gli altri Paesi

L’accesso all’istruzione rappresenta, ad oggi, rappresenta uno dei principali fattori per migliori opportunità di vita, e quindi, anche economiche. Si punta quindi ad un’offerta di istruzione di qualità per tutte e tutti. Si parla di un investimento che non riguarda unicamente l’entità delle risorse spese, ma anche la qualità dell’offerta educativa cui bambini e ragazzi hanno accesso.

Secondo i dati Eurostat, la spesa pubblica italiana per l’istruzione è stata di circa 83,7 miliardi di euro, un importo che colloca l’Italia al terzo posto tra i paesi dell’Unione Europea, dopo la Germania (187,3 miliardi) e la Francia (141,6 miliardi). Tuttavia per comprendere al meglio quanto detto finora, si dovranno considerare le differenze tra i vari Paesi, come ad esempio la dimensione della popolazione e la capacità economica di ognuno. Bisogna quindi tenere a mente quanto ogni Paese spende in istruzione rispetto al proprio Pil. Dai dati emerge come l’Italia abbia investito in istruzione una quota pari al 3,9% del proprio Pil. Si tratta del terzo valore più basso a livello Ue se si confronta con il medio del 4,7%. In ultime posizioni solo la Romania (3,4%) e l’ Irlanda (2,8%). Ai primi posti, invece, troviamo Svezia (7,3%), Belgio, Finlandia ed Estonia (6,3%).

Ilaria Santamaria

Laureata in lettere e futura filologa comparatista. Ad occupare il mio tempo libero lunghe passeggiate sotto il sole e una buona lettura di un classico.

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Ilaria Santamaria

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