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Medici di famiglia, approvata la nuova Convenzione: cosa cambia

Nuova Convenzione dei medici di famiglia: cosa cambia per dottori e pazienti

La nuova Convenzione dei medici di famiglia è ufficialmente realtà. La Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera definitivo all’Intesa che consente l’entrata in vigore dell’Accordo collettivo nazionale (ACN) della medicina generale, valido per il triennio 2022-2024. Il rinnovo interessa oltre 60mila professionisti che operano in convenzione con il Servizio sanitario nazionale, tra medici di famiglia, continuità assistenziale, emergenza territoriale e assistenza negli istituti penitenziari.

L’accordo rappresenta un passaggio chiave nel processo di riorganizzazione della sanità territoriale previsto dal PNRR, rafforzando il ruolo dei medici di famiglia come primo punto di accesso alle cure per i cittadini.

Aumenti economici e arretrati

Sul piano economico, il nuovo ACN prevede un aumento medio delle retribuzioni pari al 5,78%, con il recupero degli arretrati maturati nel periodo 2022-2024. Si tratta di un adeguamento atteso da tempo, dopo anni di compensi fermi al 2021, che punta a valorizzare il lavoro dei medici di famiglia e a rendere più attrattiva la professione.

Più integrazione nelle Case di Comunità

Uno degli aspetti centrali della nuova Convenzione riguarda l’inserimento strutturato dei medici di famiglia nelle Case di Comunità. Le Regioni potranno destinare una quota variabile del compenso per incentivare i medici già in servizio a svolgere, su base volontaria, alcune ore di attività all’interno di queste strutture, pensate per garantire un’assistenza sanitaria più vicina e continuativa ai cittadini.

L’obiettivo è superare il modello del medico isolato e favorire una presa in carico multidisciplinare del paziente, soprattutto per le cronicità.

AFT: medici di famiglia al lavoro in gruppo

Il nuovo ACN rafforza anche il ruolo delle Aggregazioni funzionali territoriali (AFT), ovvero gruppi di medici di famiglia organizzati per garantire assistenza continuativa nell’arco della giornata. Le AFT prevedono studi medici aperti 12 ore al giorno, dalle 8 alle 20, dal lunedì al venerdì, con la continuità assistenziale assicurata nelle ore notturne e nei festivi.

Gli assistiti continueranno ad avere come riferimento il proprio medico di famiglia, ma potranno rivolgersi anche ad altri professionisti dell’AFT in caso di necessità. Per sostenere questo modello, l’Accordo introduce un fondo economico legato al raggiungimento di specifici obiettivi organizzativi e assistenziali.

Cosa succede quando il medico va in pensione

Tra le novità per i pazienti c’è anche una gestione più rapida del cambio del medico di famiglia in caso di pensionamento. Le ASL dovranno informare gli assistiti e, nei territori dove è disponibile un solo nuovo medico, sarà facilitata la scelta automatica per garantire continuità assistenziale. Resta comunque la possibilità, in futuro, di cambiare medico qualora se ne presentino altri disponibili.

Verso il prossimo Accordo 2025-2027

Con l’approvazione del nuovo ACN, le Regioni guardano già al futuro. È atteso un nuovo atto di indirizzo che definirà in modo più dettagliato il ruolo dei medici di famiglia all’interno delle strutture del PNRR, in particolare delle Case di Comunità. L’obiettivo è avviare rapidamente le trattative per il prossimo Accordo collettivo nazionale 2025-2027.

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